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NerdPool > Blog > Libri > LA PRIGIONE di Georges Simenon: recensione
Libri

LA PRIGIONE di Georges Simenon: recensione

Michela Battista
1 Giugno 2024
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6 Min
Copia di Butter - 2
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Georges Simenon è uno degli scrittori più prolifici del XX secolo: a lui si devono centinaia di romanzi e racconti. In Italia, Adelphi si occupa della pubblicazione dell’immensa produzione di questo scrittore dal 1985. La prigione è un romanzo scritto da Simenon nel 1968 e pubblicato dalla casa editrice nel 2024, nella traduzione di Simona Mambrini.

Trama

Il trentaduenne Alain Poitaud è il direttore di un settimanale di enorme successo, è sposato con Jacqueline, che chiama Micetta, è ricco e apparentemente ha una vita invidiabile. Eppure bastano poche ore perché smetta di essere l’uomo che è stato e metta in dubbio una vita intera. È infatti sufficiente trovarsi di fronte al portone di casa un ispettore della polizia giudiziaria, lì per mettere Alain al corrente di un fatto terribile: Micetta ha ucciso a bruciapelo, senza alcun apparente motivo, la sorella minore Adrienne.

Alain Poitaud è in qualche modo implicato nella folle azione della moglie? E questo evento come impatterà sulla sua vita?

Sicuramente Alain rimette in prospettiva tutta la sua esistenza e la sua condizione e si rende conto di come la realtà dei fatti sia ben diversa da ciò che egli ha sempre voluto mostrare di sé.

“Quanti mesi, quanti anni ci vogliono perché un bambino diventi un ragazzo, e un ragazzo un uomo? Quando si può affermare che la transizione è avvenuta?

Non esiste, come per la fine degli studi, una proclamazione solenne, una cerimonia ufficiale, un diploma.”

Recensione

Georges Simenon è uno scrittore di noir e infatti la trama dei suoi libri ha quasi sempre come scheletro un mistero o un omicidio. Sebbene lo sfondo abbia spesso a che fare con un delitto, nei suoi romanzi c’è molto di più e il libro, a partire da questo spunto, si caratterizza sempre più come un vero e proprio romanzo psicologico.

L’indagine psicologica svolta da Alain Poitaud su se stesso a partire dall’omicidio compiuto da sua moglie è davvero incredibile. Il protagonista scandaglia la sua profonda solitudine e cerca di affrontarla, di superarla. Ma come si può riuscire ad affrontare un tale scheletro che per anni si è nascosto dentro l’armadio, schermandosi con una vita fatta di prestigio, di ricchezza, di serate esclusive con «i ragazzi»? Persone senza nome o chiamate con uno stupido nomignolo affollano la vita Alain e la riempiono, dandole in apparenza un senso. Micetta, Jacqueline, non è che una di queste: una spalla che gli ha sempre dato sicurezza, che lo ha fatto sentire vivo ed importante. Come andare avanti ora che non solo ha perduto la sua Micetta, ma anche che ha affrontato questo viaggio nella sua interiorità?

“Era la verità. Un gran lavoraccio. Un lavoro che in genere si fa una volta sola nella vita. Era sceso nel profondo di se stesso. Aveva grattato la superficie, messo a nudo la carne viva fino a sanguinare. Adesso era finita. Non sanguinava più. Ma non potevano pretendere da lui che tornasse a essere lo stesso uomo.”

Mettere a nudo la carne viva fino a sanguinare, scoprire la propria realtà e il proprio essere, non può essere qualcosa che si compie senza conseguenze: una volta fatto questo sforzo non si può più pretendere che chi ha scavato tanto a fondo in se stesso torni ad essere la stessa persona che era prima.

Alain non sa stare solo a tu per tu con sua moglie, ha bisogno di gente che circondi la coppia; figurarsi poi se è in grado di restare solo con se stesso, una volta che lei è in carcere! La sua solitudine è vissuta come una gabbia perché lo costringe a fare i conti con qualcosa con cui invece non vorrebbe mai confrontarsi: la propria interiorità.

Nonostante il tema non sia nuovo in Simenon, egli riesce a dargli declinazioni sempre nuove e a mettere in luce aspetti diversi della stessa tematica. Se infatti in La prigione la solitudine è distruzione interiore del protagonista, che soccombe al confronto con il suo vero io, in altri romanzi, come ad esempio Tre camere a Manhattan, troviamo due persone prede delle proprie solitudini che, una volta incontrate, non saranno mai più sole.

Potete trovare questo libro incredibile QUI.

L’autore

Georges Simenon è nato a Liegi, in Belgio, nel 1903 e morto a Losanna, in Svizzera, nel 1989. Come si è detto, è stato uno scrittore incredibilmente prolifico: secondo l’Index Translationum, un indice delle opere tradotte in tutto il mondo creato e gestito dall’UNESCO, Simenon è il diciassettesimo autore più tradotto di tutti i tempi!

Famoso soprattutto per aver inventato il commissario di polizia francese Jules Maigret, presente in settantacinque romanzi dell’autore e ventotto racconti, Simenon ha però scritto anche molto altro, sempre intrecciando l’indagine psicologica al genere del noir e del giallo.

Per concludere, ecco il link di altri libri di Georges Simenon che consiglio:

● L’uomo che guardava passare i treni, 1938, ed. italiana Adelphi 1986;

● Tre camere a Manhattan, 1946, ed. italiana Adelphi 1998;

● La camera azzurra, 1964, ed. italiana Adelphi 2008.

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ARGOMENTI:Adelphilibri
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