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NerdPool > Blog > Film > The Woman King: la recensione
Film

The Woman King: la recensione

Lawrence
1 Dicembre 2022
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6 Min
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Africa 1823. La tratta degli schiavi, da secoli strappa migliaia di giovani alle loro famiglie, con il benestare dei capi africani interessati solo alle armi e all’alcool degli europei. Gli Oyo sono i leader di tale tratta insieme ai loro sudditi i Dahomey, guidati da un giovane e ambizioso Re pronto a cambaire le cose. Nasisca è la gueriere più anziana, leader della guardia imperiale Dahomey: le amazzoni dell’Africa Occidentale. L’anziana guerriera dovrà guidare una nuova generazione di guerriere, mentre il suo passato la perseguita. Tra le pretendenti la giovane e impertinete, Nawi. Ma sono anni turbolenti e gravidi di cambiamenti, e perfino l’esistenza stessa del regno Dahomey è a rischio.

Principali errori storici

Allora, l’ambientazione storica è sicuramente affascinante, ma non totalmente a fuoco. Siamo nel 1823, un periodo di transizione. Nel 1807 l’Inghilterra aveva abolito la tratta degli schiavi (mentre la schiavitù permaneva), Spagna e Portogallo ancora la praticavano ma era un commercio in declino. La tratta, protrattasi per circa 300 anni, aveva deportato tra i 15 e i 20 milioni di uomini dall’Africa Occidentale alle Americhe. Ma la domanda di schiavi negli anni era crollata perché erano più economici i discendenti degli schiavi già presenti in loco. A ciò si deve aggiungere il consolidato movimento d’opinione contrario allla tratta, avente una forte base filosofica. Il film si colloca in questo spazio dicendoci di come Oyo collaborassero attivamente alla tratta, mentre i Dahomey sudditi dei malvagi Oyo volessero rinunciarvi. Ma non è così. In realtà i Dahomey sconfissero si Oyo come si vede nel film, ma solo per assicurarsi una fetta maggiore del commercio schiavista. Non a caso il loro potere declinerà contestualmente alla fine di tale commercio, fino alla conquista francese. Dunque il film pecca quando si incastra sulla logica Oyo cattivi Dahomey buoni e antischiavisti. La questione dell’olio di Palma poi, mostrata nel film è solo parzialmente vera. I Dahomey, non ebbero l’intuzione da un momento all’altro di dedicarsi alla coltivazione perché spinti da motivi etici. Semplicemente, per una logica di mercato esuritasi la tratta, le produzioni di :gomma, cacao, olio di palma, caffé la sostituirono. L’Africa era già allora parte del sistema globale del commercio e alle sue regole.

Viola Davis e Thuso Mbedu star in THE WOMAN KING

Tematiche trattate

La storia dielle amazzoni e del regno Dahomey é solo un pretesto per parlare di tematiche diverse. La lotta per l’emancipazione dal gioco degli Oyo è la rilettura della classica tematica del debole che si ribella al potente. Nasisca, violentata dal leader degli Oyo ci parla von la sua storia dello stupro e delle cicatrici fisiche e psicologiche che lascia. Nawa che si unisce alle amazzoni per fuggire da un matrimonio combinato, ci racconta delle spose bambine. Il creolo brasiliano che ritorna dal popolo della madre deportata anni prima, ci parla della riscoperta delle nostre radici. Si parla del rapporto madre figlia nel rapporto tra Nasisca e Nawa. Ma anche di intrighi di palazzo e lotte di potere. Tante tematiche, troppe forse. Al punto che nessuna viene veramente indagata fino in fondo e il film risulta quindi: artificioso, forzato e a tratti telefonato.

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Scene d’azione e musiche

Questa è la parte migliore del film. Le scene d’azione e di combattimento sono ben girate, con uso saggio di campi e controcampi ottimo. Gina Prince Bythwood fa un ottimo lavoro, restituendoci scene con un alto livello di spettacolarità. Ciò viene sicuramente assistito da delle musiche calzanti e che alimentano il pathos generale. Si potrebbe tuttavia osservare come: nel tentativo di spettacolarizzare il tutto, si esasperino le capacità di combattimento di guerriere che, per quanto brave, restano umane.

Prove attoriali

Le prove attoriali sono tutte discrete, ma nessuna spicca. Questo perché la scrittura dei personaggi, che vorrebbe essere tridimensionale, risulta invece piatta e a tratti telefonata, seguendo stilemi e strade fin troppo battute. I protagonisti sono tutte maschere di una commedia dell’arte che si limita solo a rimischiare superficialmente le carte del mazzo. Come mi piace dire in questi casi, niente di nuovo sul fronte occidentale.

Conclusioni

Un buon film, ma nulla di più. Molto carico, che vuole mostrare tanto, che dura tanto, anche troppo: ben 2h e 14 minuti, ma che quaglia poco. Un film carico di significati politici, ma che scade nella solita retorica buoni cattivi. Con degli errori storici importanti, una ricostruzione etnografica discreta, ma un ambientazione affascinante. Il film sicuramente funziona come block buster pieno d’azione con belle scene di lotta, molto spettacolari. Ma allo stesso tempo, la pellicola, presenta molti tempi morti e scene inutili, che allungano eccessivamente il brodo, rendendolo insipido.

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ARGOMENTI:AnteprimaRecensioneSony Interactive EntertainmentThe Woman King
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