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NerdPool > Blog > Film > Zack Snyder’s Justice League: un’occasione per un nuovo linguaggio dei cinecomics
Film

Zack Snyder’s Justice League: un’occasione per un nuovo linguaggio dei cinecomics

Antonio Dandria
22 Marzo 2021
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8 Min
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La tanto attesa uscita di Zack Snyder’s Justice League non ha disatteso le già grandi aspettative del fandom DC. Puristi e no, delusi dal trattamento riservato al film del 2017 da Joss Whedon e fomentati da news e rumors che negli ultimi mesi si rincorrevano sul web a proposito del lavorio di Zack Snyder sul montato e con alcuni reshooting, hanno ammirato, in questi giorni di metà marzo, il risultato finale.

E di ammirazione possiamo parlare, per questo titanico lavoro di quattro ore, forse il primo grande esperimento di un cinecomic che esaurisca una storia da tutte le angolazioni e con tematiche così ben sviluppate dal punto di vista narrativo e narratologico.

Tranquilli, non abbiamo intenzione di spoilerare, anche se dubitiamo che siate qui senza aver visto questo film monstre!

Aspetti messianici

Partiamo dallo sviluppo narrativo di Superman, che, in modo coerente a quanto visto in Man of Steel e Batman Vs Superman: Dawn of Justice, Snyder ha connotato di aspetti legati ad una figura di Messia. Aggiungendo diverse e notevoli scene al girato e rimontando il tutto in una sequenza organica, il regista ha operato una sorta di riscrittura dell’evoluzione di Superman. In realtà, l’intervento narrativo più importante da parte di Snyder è stato quello di decidere mostrare Superman in persona nella seconda parte del film, ma facendo sentire la sua presenza fin dall’inizio.

Ci riferiamo al fatto che, oltre ai già visti dati sul lutto mondiale per la morte dell’eroe della speranza, Snyder ha deciso di insistere su altri elementi. Mostrare solo la morte di Superman, infatti, come simbolo di speranza toglieva molto, paradossalmente, alla complessità del personaggio. Mostrare come la morte di Clark Kent togliesse speranza anche ai suoi cari – Martha, certamente, ma soprattutto Lois – ha evidenziato come la morte del personaggio sia duplice: muore Superman/Kal-El come simbolo, ma soprattutto muore Clark Kent come molla che spinge Lois ad andare avanti. E per ricominciare ad elaborare il lutto c’è bisogno di un deus ex machina (avrete già capito di chi si tratta se avete visto il film).

Superman rinasce, fondalmentalmente, sulla base del suo essere uomo tra gli uomini, anche se superiore: ne è prova il fatto che, al risveglio e nella battaglia al Superman Memorial, riacquista una parvenza di ricordo (quindi di autocoscienza) quando è Lois a chiamarlo Clark, cosa che non era successa quando Diana lo aveva chiamato Kal. Potenza dell’amore umano, più che del retaggio “divino”.

La rinascita di Kal/Clark come Messia completo, umano e divino insieme, si evince dalla scena in cui, sulla nave kryptoniana, si alternano le voci dei due padri, che come una sorta di duplice Dio-padre, esortano Superman a riprendere la sua missione di amore per il genere umano. Nel momento in cui il Nostro prende il volo si attua una completa rinascita, indicata, tra l’altro, dal costume nero: ora si tratta di qualcosa di diverso dal Superman dei film precedenti.

Crescite psicologiche

Superman non è l’unico a crescere. Pensiamo a Cyborg e Flash, che nella cut di Whedon erano (soprattutto il secondo) poco più che comprimari.

Entrambi, a livello metatestuale, incarnano la crescita da adolescente a uomo dopo la morte (reale) del padre del primo e simbolica (sociale) del padre di Barry.

Soprattutto Cyborg è perfettamente delineato come cuore emozionale del film, anche grazie all’interpretazione, finalmente godibile appieno, di Ray Fisher (sostenuta da un doppiatore, Emanuele Ruzza, in stato di grazia).

Flash, che nel film del 2017 era poco più che una macchietta, acquista, in questa cut, un suo rilievo emozionale e psicologico, che ne fa, alla fine, un vero e proprio turning point, con un richiamo metatestuale al suo ruolo fumettistico in Crisi sulle Terre Infinite e a quello che potrebbe compiere in un futuro Flashpoint.

Crescite emozionali

Infine, a livello narrativo, un altro filo conduttore, accanto a Superman, è rappresentato dagli altri due eroi della DC Trinity: Batman e Wonder Woman.

Entrambi gravemente feriti a livello emozionale (come, del resto, il film fa ammettere esplicitamente al Joker nell’epilogo), devono subire un percorso di rinascita emozionale lungo l’arco narrativo.

Zack Snyder’s Justice League

E la chiave della loro rinascita è, come nel caso di Kal/Clark, l’amore. Riscoprire gli affetti di una famiglia estraniata per cause materiali (Bruce) o autoimposte (Diana) li rende di nuovo umani e, forse getta le premesse per un legame più stretto con l’altro, come si evincerebbe dalla scena in cui, operando con il mouse, si toccano la mano con un certo imbarazzo. Soprattutto Bruce matura in modo assai più convincente che nella Whedon cut, mostrandoci come, da solitario, impari di nuovo ad essere leader e non parlare di più in termini di io, ma di noi.

Se una pecca c’è, e se di pecca si può parlare, è la poca attenzione dedicata ad Aquaman, ma probabilmente voluta in considerazione del fatto che ha già un suo standalone in cui i temi accennati qui vengono meglio sviluppati.

Note di stile

Un’ultima nota sulla valenza metanarrativa e strutturale di una colonna sonora pressoché perfetta.

Se, infatti, leggiamo il film secondo certe direttrici di formazione e rinascita (che sono, poi, la cifra del cinema di Snyder, ma anche quelle dell’Universo fumettistico DC), ne possiamo cogliere la valenza di sostegno al plot. Si veda l’attacco della League alla cupola di Steppenwolf, quando si fondono in temi dei vari eroi per mostrare finalmente come lavorino in team rispetto all’individualismo della missione iniziale del tunnel – dove i temi dei diversi personaggi erano, di fatto, indipendenti.

Un esempio per tutti: l’attacco combinato Wonder Woman/Batman e Aquaman/Cyborg, in cui il tema del primo personaggio si conclude in quello del secondo. A livello di metanarrazione è una scelta autoriale notevole per mostrare come, finalmente, la Justice League non sia un gruppo di io, ma un noi.

Un lavoro autoriale, quindi, notevolissimo in questa Zack Snyder’s Justice League, che (anche su questi livelli più complessi) non ha davvero disatteso le aspettative del fandom.

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DiAntonio Dandria
Nerd di vecchia generazione, fumasigari e divoratore seriale di fumetti americani e italiani.
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