Elizabeth Olsen, con la sua lunga serie di straordinarie apparizioni cinematografiche e televisive, sia nel cinema indipendente sia in quello mainstream, è a tutti gli effetti un’icona. E, da ieri, uno dei suoi horror più dimenticati e sottovalutati ha trovato casa su Netflix, a quasi 15 anni dalla sua uscita originale.
Silent House, remake del film horror uruguaiano La casa muda (The Silent House), vede protagonisti Olsen, Adam Trese ed Eric Sheffer Stevens e ruota attorno a una giovane donna di nome Sarah (Elizabeth Olsen), che aiuta il padre (Adam Trese) e lo zio (Eric Sheffer Stevens) a ristrutturare la casa di famiglia per prepararla alla vendita. L’abitazione è rimasta disabitata per molto tempo, priva di elettricità e di altre utenze, costringendoli a utilizzare lanterne da campeggio per illuminare gli ambienti. Una notte, Sarah viene separata dalla sua famiglia e rimane intrappolata, senza alcuna possibilità di mettersi in contatto con il mondo esterno. La sua tensione si trasforma in autentico terrore quando inizia ad avere allucinazioni, e il confine tra panico e realtà si fa sempre più labile.
Pur con i suoi limiti, è estremamente suggestivo
Critici e pubblico non sono stati particolarmente indulgenti con Silent House, anche se entrambi hanno riconosciuto che la prova di Olsen è stata a dir poco straordinaria. Shaun Munro di What Culture afferma: «Elizabeth Olsen è totalmente calata nel suo ruolo, ma una volta superato il virtuosismo tecnico, il film — proprio come l’originale uruguaiano — diventa rapidamente noioso». Daniel Green di Cinevue è d’accordo: gli assegna 2 stelle su 5 e scrive: «La performance di Olsen è un valido motivo per vederlo, ma nonostante i suoi migliori sforzi, Silent House resta un esercizio velleitario e impalpabile, sospeso tra un thriller atmosferico e una farsa inconcludente».
Un utente su Reddit ha fatto eco alle opinioni della critica, affermando che nemmeno l’originale era particolarmente coinvolgente, sebbene fosse migliore del remake: «Li ho visti entrambi. Onestamente, non ricordo di aver apprezzato davvero nessuno dei due. Semplicemente non hanno fatto presa su di me. Quello che però ricordo è che l’originale era di gran lunga superiore. Il remake statunitense è decisamente “semplificato” e perde tutta la tensione dell’originale perché deve spiegare tutto allo spettatore. Il mistero è ciò che manda avanti questo film, e la versione USA non ha alcuna fiducia nella capacità del pubblico di capire le cose da solo. È un peccato, perché Elizabeth Olsen offre un’ottima interpretazione, ma al film manca qualcosa».
Nel complesso, il film offre un’atmosfera tesa e una performance convincente, che potrebbero essere sufficienti a renderlo degno di una visione.
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