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Film

L’esorcista del Papa: la recensione

Lawrence
13 Aprile 2023
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7 Min
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L’esorcista del Papa è sbarcato nelle sale italiane. Russel Crowe è chiamato ad interpretare in una cornice horror, il personaggio realmente esistito  di Padre Amorth, per decenni capo esorcista della diocesi di Roma. Un genere ormai classico come quello dei film sugli esorcismi torna dunque nelle sale. Ci avrà convinto ? Scopriamolo insieme!

La figura di Padre Amorth

Partiamo dal protagonista, l’esorcista del Papa… La figura di Padre Amorth e i libri di lui scritti, a cui teoricamente il film si ispira, sono un banale pretesto per dare spessore ad un personaggio che spessore non ha. Il film infatti, riesce nel doppio risultato di ridicolizzare un personaggio reale, costruendo al contempo un personaggio filmico ridicolo. A metà tra un buffone pieno di se è un alcolizzato che sa il latino, l’esorcista del Papa è un personaggio grottesco, che non si riesce a mettere a fuoco dopo quasi due ore di film. Ribelle e irriverente per partito preso, e che in quanto italiano, gira sulla vespetta. Tormentato dai fantasmi di un passato trattato superficialmente, in maniera quasi pretestuosa: con il solo fine di dare senza riuscirvi, tridimensionalità ad un protagonista insulso.

La trama e il montaggio

La trama è banale  e telefonatissima sin dai primi minuti. Attinge a piene mani dai classici stilemi del genere, senza un pizzico di originalità. Il tutto inoltre è condito da un senso di ridicolo che permea l’intera narrazione, colma di una comicità stantia. Il montaggio è terribile, e fa sì che si creino scene sbagliate nella consecutio temporis. Un personaggio prima in una stanza, si trova nella scena dopo in un altra a fare tutt’altro, con degli stacchi da una scena all’altra nettissimi. Tutto ciò contribuisce ad un enorme incoerenza narrativa, che genera confusione nello spettatore, disorientandolo durante tutta la visione.

Le sottotrame

Le sottotrame che dovrebbero dare struttura al film, sono tutte trattate in maniera banale. L’idea dello scontro tra vecchia e nuova guardia in Vaticano non è ben sviluppata, ha poca sostanza e si risolve alla bene e meglio. Il tema dell’Inquisizione e i suoi mali è trattata superficialmente, così come la questione del celibato ecclesiastico e della scelta tra vita laica e religiosa. Tante idee raccontate in maniera sbrigativa e raffazzonata, ingredienti non ben amalgamati in un impasto insipido. Persino l’idea che i demoni compiano le loro possessioni, sfruttando fratture nella psiche del malcapitato, che dovrebbe essere centrale nel film, è appena accennata. Da ciò ne deriva che, questo ennesimo film su gli esorcismi, sia una sorta di minestrone di idee spuntate e buttate lì alla rinfusa.

Horror chi?

Il film in teoria è un horror, ma in pratica non fa paura. Ciò è determinato dai tempi sbagliati del film, da scelte senza senso dei protagonisti, ma soprattutto dal fatto che gli attori non sembrano crederci veramente mentre recitano. Le prove attoriali sono terribili, soprattutto quella  di un Russel Crowe imbolsito, che non entra mai per davvero nel personaggio. Una simile recitazione fa si che lo spettatore, deluso e confuso, esca mentalmente dal filo dalla narrazione, che dovrebbe  invece accompagnarlo senza interruzioni durante la visione. Decisamente sottotono come il resto del cast è anche Franco Nero, grandissimo interprete  del cinema italiano, nei panni di un irriconoscibile e pallidissimo, in tutti i sensi, Giovanni Paolo II. A proposito invece delle scelte insensate, è sufficiente citarne una. Il posseduto viene legato al letto solamente a 3/4 del film, e come se non bastasse, nella scena dopo i legacci come per magia, non ci sono più.

Effeti grafici e musiche

La computer grafica è a tratti discreta e a tratti non funziona per niente, più adatta ad un film di vent’anni fa forse. Le musiche sono buone ma nulla di eccezionale, vorrebbero contribuire alla costruzione di una certa tensione, ma senza tutto il resto a fare da supporto, sono una cattedrale nel deserto.Tutti gli indizi  ricondurrebbero insomma, ad un film di serie c di fine anni 90 a voler essere gentili. Si poteva e si doveva fare molto meglio.

Il set e le riprese

Anche sul set si poteva fare decisamente meglio. Fatte salve le scene girate a Roma, con qualche ripresa aerea interessante fatta con i droni, il film è ambientato al 90% dentro l’abbazia, dove si consuma il massacro filmico … Soprattutto nelle scene nei sotterranei dove i morti sono palesemente manichini di plastica. Una sola ambientazione per tutto il film significa poter concentrare le risorse in poche stanze, che a regola dovrebbero essere super curate, e invece non lo sono, risultando in ultima analisi spoglie e artificiali.

Stereotipi e dintorni

Detto che tutti i personaggi sono al limite del macchiettistico, anche con le ambientazioni non andiamo meglio. La Spagna di metà anni 80 quella del boom economico, viene descritta come quella di fine ottocento. Tra uomini superstiziosi e chiese diroccate, viene descritto un paese cristallizzato in un passato che non passa nell’immaginario collettivo, e che forse in questi termini non è nemmeno mai esistito.

Conclusioni

Un film deludente. Commerciale, superficiale ma soprattutto fallimentare, non riuscendo nemmeno lontanamente a fare paura. Non sappiamo onestamente a chi potrebbe soddisfare potenzialmente, anche azzerando ogni aspettativa e spegnendo il cervello il rischio di rimanere delusi è assai elevato. C’è chi inoltre come il sottoscritto, potrebbe trovare quantomeno triste l’idea che, d’ora in poi, la figura di padre Gabriele Amorth, venga associata dal grande pubblico, al protagonista di un film di terz’ordine. Ovviamente l’invito è comunque quello di andare in sala, vederlo e trarre le vostre conclusioni. Noi non vi sconsiglieremo mai di andare al cinema, ma vista la scena finale in stile Avengers… Ci viene da dire che forse certi film a volte sarebbe meglio non farli… Alla prossima recensione !

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