Il ritorno di Kathryn Bigelow con “A House of Dynamite” è stato un evento cinematografico che ha dominato l’82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (2025) e il New York Film Festival. Questo thriller nucleare non è solo un “ritorno alla normalità” per la regista Premio Oscar, ma un’esperienza cinematografica elettrizzante che riapre l’argomento tabù dell’annientamento atomico. La critica è unanime: il film è un capolavoro di regia magistrale e tensione costante, che inchioda lo spettatore in uno stato di profonda impotenza.
La regia di Kathryn Bigelow: Anatomia della suspense

Bigelow dimostra ancora una volta la sua ineguagliabile abilità nel genere della suspense militare, costruendo un’architettura narrativa e visiva impeccabile.
- Maestria Tecnica e Urgenza: La regista infonde convinzione e un’urgenza palpabile nella sceneggiatura di Noah Oppenheim, satura di gergo tecnico (come “azimut di lancio” e “veicolo di distruzione esoatmosferico”). La sua tecnica conferisce al dramma un’aura di accuratezza tecnica così credibile da far temere che gli attori stiano rivelando segreti governativi.
- Contrasto Visivo e Controllo: La direzione è caratterizzata da eleganti inquadrature e fluidi movimenti di macchina che descrivono con precisione gli spazi del potere – uffici, sale operative e centri di controllo. Questi ambienti, che suggeriscono controllo, calma e certezza, vengono bruscamente interrotti da una realtà esterna agitata e frettolosa, riflettendo la natura incontrollabile della crisi.
- Gestione del Cast e del Ritmo: Bigelow si destreggia tra un vasto “piccolo esercito di personaggi” (da Rebecca Ferguson a Idris Elba, passando per Jared Harris e Tracy Letts) e diverse ambientazioni senza mai perdere di vista il dramma centrale. Il film è un “thriller contro il tempo davvero elettrizzante”, che scandisce i minuti dal lancio della bomba atomica alla sua detonazione.
Tensione costante e claustrofobia narrativa

Il film è costruito per massimizzare la tensione costante, utilizzando una struttura narrativa che definisce la sua efficacia.
- La Struttura del Trittico: L’azione si svolge in un segmento di soli 18 minuti – il tempo stimato per l’impatto del missile su Chicago. Questa frazione di tempo viene ripetuta e osservata da vari punti di vista, risalendo elegantemente la catena di comando (dalle truppe in Alaska al PEOC della Casa Bianca). Questo trittico di prospettive intrecciate riflette abilmente le informazioni frammentate in possesso dei personaggi.
- L’Orrore dell’Attesa: Bigelow sceglie saggiamente di non indugiare nello spettacolo della violenza e della distruzione. L’assenza della deflagrazione, o l’attesa dell’inevitabile, è la fonte di suspense più efficace, lasciando il pubblico “scosso e alla ricerca del bunker più vicino”. È un dramma che provoca “quella strana nausea crescente” che solo la prospettiva di un attacco nucleare può suscitare.
- La Fragilità della Comunicazione: La narrazione frammentata si sposa con la claustrofobia dei personaggi. Chiusi in stanze altamente sicure, dove non possono nemmeno portare i propri cellulari, i funzionari lottano per dare un senso a ciò che sta accadendo: “La comunicazione è fragile e incoerente, riflettendo una claustrofobia sia fisica che esistenziale: nessuno sa o vede veramente cosa sta succedendo.”
Una sensazione di impotenza: Il fallimento del sistema perfetto

L’elemento più potente e politicamente risonante del film è il senso di impotenza che permea ogni livello della crisi.
- Indignazione Istituzionalista: Come notato dalle critiche, “A House of Dynamite” è fondamentalmente un’indignazione istituzionalista sugli orrori della proliferazione nucleare. Nonostante la professionalità e la dedizione dei “professionisti di livello A” (come l’analista Olivia Walker o il Segretario della Difesa Reid Baker), il sistema non può gestire l’assurdità di uno scenario in cui “nessuno sa da dove provenga” il missile.
- Il Paradosso del Controllo: Il film sfida l’idea della perfetta macchina di sicurezza nazionale. La narrazione pone la domanda definitiva: “cosa succederebbe se tutti seguissero gli ordini e facessero il loro lavoro alla perfezione e tutto andasse comunque a rotoli?” La risposta è l’amara ironia di frasi come “Abbiamo fatto tutto bene, vero?”, che sottolineano la totale impreparazione di fronte alla “calamità definitiva”.
- Il Caos dell’Inconsapevolezza: L’origine del terrore in questo scenario moderno non è la “distruzione reciproca assicurata” tra due parti note, ma l’inconsapevolezza e il caos di un attacco imprevisto. Questo tema suggerisce che l’origine di una nuova guerra risiederà in una crisi che opera al di fuori di ogni protocollo conosciuto.
Conclusione: Un grande ritorno della Bigelow
“A House of Dynamite” è più di un thriller; è una procedura da incubo costruita in modo impeccabile, un’opera che riesce a essere tanto spaventosa quanto avvincente. Il film non si limita a ribadire che le armi nucleari sono terrificanti, ma lo fa con un’abilità registica e una costruzione della suspense che lo rendono un’esperienza viscerale e indimenticabile. È la prova che Kathryn Bigelow torna con il botto, offrendo un racconto ammonitore che è anche “brillantemente divertente”.
A House of Dynamite è disponibile su Netflix dal 24 ottobre.



