ACAB, la nuova serie Netflix disponibile dal 15 gennaio 2025, è prodotta da Cattleya in collaborazione con Netflix, con Stefano Sollima come produttore esecutivo. Composta da sei episodi della durata di circa 50 minuti ciascuno, la serie è diretta da Michele Alhaique e scritta da Leonardo Fasoli e Maddalena Ravagli. Ambientata a Roma, racconta le tensioni interne ed esterne del Reparto Mobile della polizia, offrendo un ritratto crudo e realistico del delicato equilibrio tra ordine e caos.
Di seguito potete trovare il Trailer Ufficiale:
Trama
ACAB si svolge all’indomani di una notte di scontri violenti in Val di Susa, quando il Reparto Mobile di Roma è costretto a confrontarsi con le sue contraddizioni. Ivano “Mazinga” Valenti (Marco Giallini), veterano della polizia, guida una squadra segnata dalla violenza e dalla disillusione. L’arrivo del nuovo comandante Michele (Adriano Giannini), un poliziotto con le idee riformiste, scuote gli equilibri. Il contrasto tra chi vuole cambiare e chi è ancora attaccato al passato si trasforma presto in una lotta interiore, con le strade di Roma come sfondo di una guerra che non è solo esterna, ma anche all’interno delle mura della caserma.
Recensione
Con ACAB, Netflix si lancia in una serie che non si limita a raccontare una storia di violenza e disordini, ma che tenta di penetrare nel cuore del sistema, esplorando le sue crepe e i suoi conflitti. La scelta di dare ampio spazio alla psicologia dei personaggi è il punto di forza della serie, in quanto permette allo spettatore di entrare nel mondo complesso e, a tratti, contraddittorio delle forze dell’ordine.
Il personaggio di Ivano “Mazinga” Valenti, interpretato magistralmente da Marco Giallini, è il pilastro su cui si regge la narrazione: un uomo segnato da anni di servizio, che si trova a confrontarsi con le proprie convinzioni e con le sfide di un’istituzione che, a volte, sembra più preoccuparsi dell’immagine che del cambiamento. Michele, il comandante riformista interpretato da Adriano Giannini, è un personaggio convincente: un uomo che cerca di portare un’aria di cambiamento in un reparto che ha vissuto troppo a lungo nell’ombra della violenza.

Il contesto reale e il significato culturale di ACAB
La scelta di ambientare ACAB all’indomani degli scontri in Val di Susa non è casuale. Questi eventi hanno rappresentato uno dei momenti più critici nella gestione dell’ordine pubblico in Italia, con forti tensioni tra cittadini, manifestanti e forze dell’ordine. La serie utilizza questo scenario per raccontare non solo una storia di conflitti esterni, ma anche per mettere a nudo le crepe di un sistema spesso in bilico tra dovere e abuso.
In un momento storico in cui il rapporto tra polizia e cittadini è oggetto di dibattito globale, ACAB si inserisce in un discorso più ampio, mettendo in luce temi universali come l’abuso di potere, il disagio psicologico degli agenti e il difficile equilibrio tra legge e morale. La scelta di Netflix di investire in una serie così cruda e realistica potrebbe contribuire a stimolare un dibattito sociale sul ruolo delle forze dell’ordine, un argomento raramente affrontato con tanta schiettezza nella fiction italiana.
In conclusione
Con ACAB, Netflix riesce a non cadere nel giudizio morale semplice, ma lascia che sia lo spettatore a formarsi una propria opinione sui temi trattati, come il conflitto tra il rispetto della legge e la brutalità delle strade. In conclusione, ACAB è una serie che non teme di esplorare la zona grigia del mondo della polizia, mettendo in luce la fatica e la solitudine di chi è chiamato a mantenere l’ordine. Con sei episodi di intensa riflessione, ACAB si conferma come una delle proposte più attese del 2025.


