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NerdPool > Blog > Film > Aspettando LE ASSAGGIATRICI di Silvio Soldini
FilmLibri

Aspettando LE ASSAGGIATRICI di Silvio Soldini

Daniela
26 Marzo 2025
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11 Min
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A un giorno dall’uscita al cinema del nuovo film di Silvio Soldini, Le assaggiatrici, vi racconto qualcosa del meraviglioso, quanto struggente, libro da cui è tratta la sceneggiatura.

LA TRAMA

La storia è ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale, in un periodo in cui la Germania nazista è in piena espansione. Rosa Sauer, è una giovane donna che vive a Berlino e si trova a dover affrontare le conseguenze devastanti del conflitto. A causa della guerra, la sua vita cambia radicalmente: la sua famiglia è stata distrutta dai bombardamenti e la sua esistenza è segnata dalla paura e dalla privazione, non solo degli affetti ma di piccole parti di se stessa, che spariscono evanescenti nel tempo.

Rosa viene reclutata come assaggiatrice per il Führer, un compito che implica assaporare i piatti a lui destinati per assicurarsi che non siano avvelenati. Questo lavoro, sebbene pericoloso, le offre una sorta di protezione e un’opportunità di sopravvivenza in un mondo in cui la vita è diventata estremamente precaria. Rosa incontra altre donne che condividono il suo destino, ognuna con le proprie storie e i propri traumi. 

La narrazione si sviluppa attorno alle relazioni che la donna instaura con le altre assaggiatrici e con il personale di servizio, rivelando le dinamiche del potere, la solidarietà e la rivalità che emergono in un contesto così drammatico. La figura di Hitler, pur non essendo presente fisicamente, aleggia come un’ombra inquietante alla fine di ogni capitolo, simbolo della brutalità e dell’assurdità della guerra.

Non solo. Mangiare il suo cibo mette in una strana connessione fisica il corpo di Rosa con quello di Hitler, facendo della digestione, colta in tutte le sue sfumature più imbarazzanti, il perno della riflessione.
La struttura del romanzo non è lineare, ma altalenante tra passato e presente, dimensioni sapientemente equilibrate con flashback volti a spiegarci il passato della protagonista. La seconda parte cambia decisamente registro diventando una lunga e straziante linea retta tesa a un futuro che dobbiamo decifrare, perché nessuna indicazione ci è data. Solo leggendo scopriamo “quando” ci troviamo e davanti a chi.

I TEMI

Uno dei temi principali del libro è la lotta per la sopravvivenza in tempi di guerra. Rosa e le sue compagne devono affrontare non solo il rischio di morte, ma anche le sfide morali e psicologiche che derivano dal loro ruolo. La questione della scelta e della complicità è centrale: fino a che punto si può arrivare per salvarsi?

Cruciale diventa il sodalizio con Elfriede, un’amica che nutre la poca umanità residua di Rosa e la spingerà a mettere a repentaglio la sua stessa vita in un momento saliente della narrazione, quando tutte le certezze saranno messe in discussione.

“LA CAPACITÀ DI ADATTAMENTO È LA MAGGIOR RISORSA DEGLI ESSERI UMANI, MA PIÙ MI ADATTAVO E MENO MI SENTIVO UMANA”.

Inoltre, il romanzo esplora il tema della femminilità nel contesto bellico. Le assaggiatrici non sono solo vittime, ma donne che cercano di trovare un senso di normalità in una situazione disumana. Le loro interazioni rivelano la forza e la resilienza femminile, ma anche le fragilità e le vulnerabilità che emergono in situazioni estreme.

Qui, il desiderio e il contatto umano, che sia tramite il respiro o il profumo di un altro essere umano, si fanno strada e minano l’etica del matrimonio e dell’essere donna nei primi anni del Novecento, piegata al rispetto di sacri vincoli nonostante questi annullino e riducano a ombre di se stesse.

Un altro aspetto interessante è la riflessione sulla memoria e sul passato. Rosa, come molti altri, deve confrontarsi con i ricordi di una vita che non esiste più e con il peso delle scelte fatte. La narrazione invita il lettore a considerare come la guerra segni le vite delle persone, lasciando cicatrici profonde che possono durare per generazioni.

Le assaggiatrici è un romanzo potente e commovente che offre uno sguardo profondo sulla vita durante la Seconda Guerra Mondiale, mettendo in luce le esperienze delle donne in un contesto di violenza e oppressione. 

Da leggere tutto d’un fiato, mescola diversi stili narrativi, dal monologo interiore al discorso indiretto libero a lunghi flussi di coscienza con momenti epifanici che riconducono, quasi sempre, al concetto di nutrimento.

Infatti, a una lettura profonda, ci si accorge di quanto questo sia protagonista dell’opera e allarghi la sensazione di fame a qualcosa che va oltre l’aspetto psicologico. Rosa ha fame di cibo per sopperire al debilitamento fisico e ha fame di sesso per sentirsi donna, ma quando si nutre sopraggiunge l’inappetenza e la lenta evanescenza nel nulla. Resta il desiderio costante di morire di una morte violenta che non arriva mai e la condanna a vedere la storia scorrere e abusare di lei sotto i suoi inermi occhi. 

Il libro potete trovarlo QUI

LA VERITÀ TRA LE PAGINE

Rosa Sauer dà voce e volto a Margot Wölk, la cui storia è diventata di pubblico dominio solo nel 2012, durante un’intervista per il Berliner Zeitung dal carattere liberatorio e catartico per la stessa. Per l’occasione, la tedesca ha sentito il bisogno di liberarsi da un peso e segreto che portava da troppo dentro e ha raccontato la sua storia. Nata il ventisette dicembre del 1917 a Wilmerdorf, Margot è cresciuta in una famiglia tedesca, ma non Nazista (il padre si era risfiutato di iscriversi al Partito e la ragazza non era mai entrata nella Lega delle giovani tedesche).

Trasferitasi a Berlino per lavorare come segretaria, l’idillio di una vita agiata venne spazzato via da una bomba che le portò via madre e padre e la costrinse e rifugiarsi dai suoi suoceri in un villaggio della Prussia orientale. Suo marito Karl, da un anno ormai, era partito per il fronte. 

A meno di tre chilometri si trovavano la Tana del Lupo, il Wolfsschanze, il primo quartier generale del fronte orientale tedesco costruito all’inizio dell’Operazione Barbarossa, e la caserma di Klausendorf, dove Rosa e altre quattordici ragazze si recavano ogni giorno per degustare i piatti del Führer e accertarsi non fossero avvelenati o corrotti. Dalle undici alle dodici, le donne mangiavano prelibatezze di ogni tipo, per loro che avevano iniziato a soffrire la scarsità di cibo e l’economia delle provviste con la guerra che incalzava. 

La caserma, per loro, divenne un luogo di prigionia in seguito all’attentato a Hitler il venti luglio del 1944 per mano del colonnello von Stauffenberg che, con una borsa di cuoio contenente esplosivo non portò a buon fine il colpo, anzi, causerà la morte di cinquemila persone. La vendetta del Führer non conobbe limiti.

Margot racconta che le vivande abbondavano di verdure (asparagi e peperoni per lo più) perché Hitler era vegetariano, ma contraddizione vuole amasse lo stufato di piccioni. 

Nello stesso anno, quando la Germania arretrava e i sovietici avanzavano con la loro Armata, i tedeschi si diedero alla fuga e Margot fu messa su un treno diretto a Berlino da un tenente delle SS che, reincontrato non molto tempo dopo, le dirà che le sue compagne erano state giustiziate dai russi. Margot ebbe salva la vita, ma cadde nelle grinfie dei nemici (sembra strano considerare l’URSS nemica, in tale delicato contesto storico, ma la prospettiva da far propria per capire la storia, romanzata e non, è scomodamente tedesca ndr).

I russi seviziarono e violentarono la donna a più riprese, lasciandole ferite incurabili, tra cui la sterilità.

“IO E LE ALTRE RAGAZZE GIOVANI CERCAVANO DI VESTIRCI COME DELLE VECCHIE PER NON FARCI NOTARE, MA I RUSSI CI PRESERO LO STESSO, CI TAGLIARONO GLI ABITI E CI CHIUSERO NELLA CASA DI UN MEDICO, DOVE CI VIOLENTARONO PER 14 GIORNI DI FILA”.

Nel 1946, Karl tornò reduce dalla guerra e i due vissero insieme a Berlino fino alla morte di lui nel 1980. Margot Wölk si è spenta, sola e affastellata da incubi inestirpabili, nel 2014.

COSA SAPPIAMO DEL FILM

Tra i membri del cast figurano Elisa Schlott e Max Riemelt.

Dal primo trailer rilasciato sembra che il film seguirà abbastanza fedelmente il plot del romanzo. Sicuramente il regista, che ha alle spalle anni di commedie romantiche e drammi intensi e profondi, saprà rendere giustizia a una storia travagliata e commovente come quella di Rosa Sauer.

CHI È ROSELLA POSTORINO

Conosciuta per il suo stile evocativo e per la capacità di esplorare temi complessi come l’identità, la memoria e le relazioni umane, Rosella Postorino esordisce nel 2004 con il racconto In una capsula. Dal 2007 diventa autrice di romanzi e colleziona una serie di prestigiosi premi con Le assaggiatrici del 2018, tra cui il Premio Campiello, il Premio Rapallo e il Premio Letterario Chianti. Il romanzo ha avuto un successo tale da essere stato tradotto in più di trenta lingue.

“HO SCELTO DI RACCONTARE LA SUA STORIA PERCHÉ RACCONTA LA GUERRA DAL PUNTO DI VISTA DELLE DONNE, CHE RESTANO A CASA MA CHE IN QUESTO CASO FANNO PARTE A LORO VOLTA DI UN PICCOLO ESERCITO, UN ESERCITO SENZA ARMI SE NON IL PROPRIO CORPO, E CHE COME SOLDATI SONO COSTRETTE A SACRIFICARE LA PROPRIA ESISTENZA PER UNA CAUSA PIÙ GRANDE: IL TERZO REICH”

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