È in arrivo il primo legal drama italiano di Sky Italia: il 6 marzo saranno disponibili in esclusiva su Sky e in streaming su NOW i primi due episodi della serie Avvocato Ligas, i cui altri episodi verranno rilasciati uno alla volta ogni venerdì.
Ligas (un inedito Luca Argentero) è un avvocato penalista decisamente sopra le righe e dalla vita complicata: la patente gli è stata ritirata per guida in stato di ebbrezza, sua moglie sta cercando di divorziare e lo studio Petrello, per il quale lavora, continua a minacciarlo di lasciarlo a casa; i casi che gli vengono offerti non offrono a Ligas stimoli sufficienti, e il suo carattere è una minaccia per la reputazione dello studio. Un giorno però, qualcosa cambia: una ex star del panorama musicale viene accusata di omicidio. Gli indizi sono terribilmente a sfavore dell’uomo, ma per Ligas le indagini della polizia non sono soddisfacenti.
Il genere è amato largamente a livello internazionale, e anche in Italia ha raggiunto il grande pubblico (basti pensare a titoli di successo come Suits o Better Call Saul), ma forse questo è un vero primo esperimento di legal drama “all’italiana”. Un esperimento che si può certamente definire riuscito.
Prime serie con dei risvolti crime per i Fratelli De Angelis, di Fabula Pictures, ma anche seconda serie in assoluto: se è vero che il secondo album è sempre quello più difficile per un artista, possiamo dire che la prova è stata superata.
Sky ha puntato sul romanzo di Gianluca Ferraris, Un caso complicato per l’avvocato Ligas. Perdenti, una storia che parla di problemi reali, ricca di sfumature, ma anche una tematica in qualche modo fruttuosa: il legal drama dopotutto può essere una fonte inesauribile di idee. Non per nulla i creatori hanno già annunciato una seconda e una terza stagione.
“Una Milano da bere, e l’avvocato Ligas se la beve tutta”

Con questo titolo improvvisato Nils Hartmann, il vicepresidente esecutivo di Sky Studios Italia, riassume la personalità del protagonista.
Argentero è milanesissimo, disturbatissimo, inarrestabile e irresistibile. Incapace di distinguere il lavoro dal piacere infrange ripetutamente le regole, provoca la PM responsabile dell’accusa e tampina la moglie Patrizia affinché possano tornare ad essere una coppia, nonostante mantenga una vita sessuale decisamente sregolata.
Ligas è il classico protagonista disturbato e dannato, ma dal cuore tenero, nascosto sotto una maschera di cinismo e ironia; i casi che affronta sono le tipiche cause perse in partenza, quelle che nessuno accetterebbe di sua spontanea volontà. “Davanti ad un avvocato come Ligas, mi sentirei in buone mani“, dichiara lo sceneggiatore Federico Baccomo, in passato avvocato d’affari.
In una bellissima Milano, stereotipata ma reale, troviamo una serie di personaggi stereotipati, ma realistici e ben costruiti. La città rispecchia il protagonista: entrambi hanno una bellissima esteriorità, confusa e dinamica, ma entrambi nascondono delle crepe. Come Ligas nasconde con l’alcol e la sfacciataggine un cuore infranto, così Milano nasconde una buona dose di oscurità dietro una maschera illustre.
Come la vita milanese, il film è frenetico, il ritmo è serrato, così come anche i pensieri di Ligas. Un po’ avvocato e un po’ Sherlock, i suoi occhi vedono più di quelli di chiunque altro; la sua genialità è in grado di “scomporre la realtà in pezzi minuscoli e ricomporla”, come dichiara il regista Fabio Paladini. La frenesia non è un accessorio estetico, né per il protagonista né per la serie: è una necessità, un bisogno. La città, la giustizia e la vita: nessuna delle tre è disposta a fermarsi, per nessuno.
Un impeccabile lavoro di scrittura
“Lei pensava di trovare la giustizia qui dentro? Qui c’è soltanto la Legge, sono due cose ben diverse”, recita Argentero nella serie.

La sceneggiatura ha lasciato ben poco spazio ad errori. La storia regge, i personaggi sono ben costruiti e credibili, i dialoghi sono brillanti (parliamo di avvocati, dopotutto).
Anche grazie a questo, tutti gli interpreti hanno fatto un ottimo lavoro. Un Luca Argentero mai visto prima, eppure perfetto per la parte; una Barbara Chichiarelli meravigliosa, così come Gaia Messerklinger, Flavio Furno e Marina Occhionero.
In particolare, i ruoli femminili sono scritti in modo magistrale: Ligas è contornato da donne, dalla figlia alla ex moglie, ma parliamo anche delle numerose sue amanti e colleghe. Il modo in cui il femminile è rappresentato in questa serie è affascinante e (finalmente, osiamo dire) perfettamente realistico. Le donne riconoscono il fascino dell’avvocato, ma, che lo sfruttino oppure no, non ne sono mai vittime.
Con tutti i personaggi Ligas ha uno scontro alla pari, le sfide sono intellettuali e piacevolmente ironiche. Argentero interpreta il protagonista assoluto della serie, è vero, e catalizza l’attenzione dello spettatore dall’inizio alla fine, ma nessuno dei personaggi secondari è stato scritto o interpretato in modo passivo o approssimativo: Ligas è il genio ribelle, ma è contornato da spalle dignitosissime.
Per quanto la trama e le vicende siano tipiche del genere, viste e riviste in altri prodotti americani, Avvocato Ligas funziona. È semplice da seguire, pur mantenendo alte l’attenzione e la curiosità, ha risvolti comici inaspettati e dettagli in grado di farci empatizzare in modo perfettamente naturale con il protagonista, che senza debolezze risulterebbe solo una macchietta.
La ricetta per il perfetto legal drama americano, con tutti gli ingredienti di una serie squisitamente italiana.
Che dire? La qualità c’è, la furbizia pure. Non si può fare altro che riconoscerlo come prodotto perfettamente impacchettato.


