Con The Private Eye, Brian K. Vaughan, Marcos Martín e Muntsa Vicente avevano affrontato il tema della privacy attraverso una storia noir ambientata in un futuro lontano. In Barrier, lo stesso team creativo approfondisce un altro argomento cruciale nella società odierna, parlando delle barriere che ci dividono e di come riuscire a superarle quando mondi diversi si incontrano. Una miniserie uscita in digitale nel 2018 su Panel Syndicate, il sito fondato proprio dai due autori, e che arriva da noi per Bao Publishing, in un bel volume in formato orizzontale, proprio come la loro opera precedente.

Confini fisici e linguistici
Liddy, vive in Texas al confine con il Messico. È convinta che gli immigrati siano tutti criminali e che uno di loro abbia ucciso il suo cavallo, appena trovato morto. Oscar, invece, è partito dall’Honduras e sta cercando in ogni modo di raggiungere gli Stati Uniti. Sono destinati a incontrarsi, ma nel momento in cui questo avviene i due personaggi vengono rapiti da un’entità aliena e si trovano a sopravvivere nello spazio di fronte all’ignoto.

In Barrier c’è quindi prima di tutto un confine fisico, rappresentato dalla frontiera tra Messico e Stati Uniti, sempre al centro del dibattito e delle cronache più o meno recenti. Per Liddy è come se dividesse la civiltà dalla barbarie ed è pronta a fermare qualsiasi cosa arrivi da sud. In realtà, per molti immigrati, come Oscar, è una linea da superare per sfuggire a una situazione difficile nel proprio paese e cercare di avere una vita migliore lontano da casa. Le loro storie ci vengono narrate in parallelo, fino all’incontro tra i due, quando subentra la barriera linguistica.
Per rendere meglio questo elemento, l’autore ha scelto di far parlare i personaggi nella loro lingua originale, quindi l’inglese per Liddy (in italiano nell’edizione Bao) e lo spagnolo per Oscar. Questo espediente è davvero interessante e utile anche al lettore per entrare meglio nella storia. Se non sapete bene lo spagnolo il nostro consiglio, infatti, è di non andare a cercare il significato delle parole, ma di provare a capirne il senso da quello che succede nella storia, proprio come fanno i protagonisti. Tutto diventa poi ancora più complicato quando entra in gioco un terzo elemento alieno e una terza lingua, che li costringe a dover instaurare un legame e a fare fronte comune per collaborare.

La fantascienza per raccontare la realtà
La storia di Barrier è tanto semplice quanto ben studiata proprio per far emergere le tematiche centrali e far riflettere il lettore sull’insensatezza di certe barriere che la società ci impone dall’alto, o che ci imponiamo noi stessi per omologarci agli altri. L’avventura vissuta da Liddy e Oscar vuole insegnarci l’importanza di superarle e di aprirsi al “diverso” per comprenderlo. Dal punto di vista grafico, Marcos Martín e Muntsa Vicente compiono ancora una volta un lavoro straordinario. Prima mettendo bene in luce lo stacco tra le due storie che scorrono in parallelo, poi creando uno scenario fantascientifico che lascia senza fiato, a partire dal design delle creature e dal modo in cui si sceglie di farle “parlare”.
La fantascienza è il veicolo perfetto per esaltare il messaggio trasmesso dal team creativo e rende la vicenda più movimentata e ricca di colpi di scena. Ogni volta che questi tre fumettisti lavorano insieme riescono a dare vita a opere mai banali e, per quanto siano passati 7 anni dall’uscita di questa miniserie, Barrier risulta oggi più che mai attuale e necessaria in una società divisa e oppressa da conflitti in ogni parte del mondo.
