Batman, uno dei personaggi più versatili del panorama fumettistico, è stato spesso protagonista di storie slegate dalla continuity, che giocando col suo particolare universo lo pongono in situazioni particolari e atipiche rispetto al classico contesto di riferimento. Tra queste rientra sicuramente Batman – Luna piena, in cui lo sceneggiatore Rodney Barnes immagina il cavaliere oscuro fronteggiare un lupo mannaro, il tutto illustrato da Stevan Subic, ai più già noto per le tavole di Enigmista: Anno uno (scritto dall’attore Paul Dano). Per l’occasione, Panini Comics ha pubblicato la storia in un volume cartonato di altissima qualità con sovracoperta e cover impreziosite da un effetto che le rende fosforescenti al buio.

Batman e il soprannaturale
Le storie che vedono il pipistrello coinvolto in vicende soprannaturali sono molteplici e tutte interessanti: da Batman: Castle of the Bat (una rilettura della storia di Frankenstein), alla trilogia del Vampiro di Moench e Jones (in cui il nostro eroe sconfigge Dracula e diventa egli stesso un vampiro) e Gotham Stregata (sempre dello stesso duo), il soprannaturale ha sempre attirato diversi autori, creando un contraltare affascinante con un supereroe che, proprio in quanto privo di poteri, resta estremamente ancorato non solo alla realtà ma anche alla razionalità. In Luna piena il pretesto narrativo è simile: un lupo mannaro si trova a Gotham (anche questo concetto in realtà non proprio inedito, come richiamato dallo stesso Barnes nella postfazione al volume) e risulta inarrestabile, e l’esistenza stessa di questa creatura, dovuta a una maledizione, viene affrontata da Batman alla stregua di un virus da sconfiggere, creando una contrapposizione tra l’eroe e il “mostro” che si articola su più piani.

Alla visione analitica e razionale di Batman si contrappone infatti quella aperta al misticismo e alla magia di Zatanna (qui rappresentante l’interesse amoroso del pipistrello, richiamando vecchie storie) e Constantine, a cui si aggiunge il dottor Kirk Langstrom, tanto nelle sue vesti di scienziato che di Man-bat, ibrido tra uomo e pipistrello e rappresentante non solo il ponte tra umanità e bestialità, ma anche quel ponte tra scienza e misticismo (essendo la sua trasformazione il risultato di esperimenti in laboratorio). Tutti lavorano, in modo più o meno armonioso, per dipanare questa matassa e capire non solo come affrontare questo lupo mannaro, ma come curarne la condizione (malattia per Batman, maledizione per gli altri). La storia di Barnes in questo senso si muove lungo un sentiero ben preciso e marcato: se questa contrapposizione “mente-spirito” è presente in tutti e quattro i capitoli che compongono il volume, il vero catalizzatore della storia è la rabbia e le molteplici sfumature di questa emozione. La rabbia del lupo mannaro, che quando ritorna umano si trova intrappolato in questa condizione che non gli rende possibile una vita normale (né tantomeno una morte normale), e la rabbia costante di Batman, legata tanto al suo trauma infantile che agli orrori che fronteggia ogni giorno e che inevitabilmente causano vittime, guidano la narrazione accompagnandola con comprimari che cercano invece di mitigare questa rabbia e cercare di far andare oltre i protagonisti.
In tutto questo aggrovigliarsi di emozioni e situazioni, in realtà mai troppo originale né rivoluzionario, a far da padrone sono le tavole di Subic: al netto di qualche rappresentazione atipica dei comprimari, Batman e il lupo mannaro riempiono le tavole e godono di una resa, tanto sul piano fisico che espressivo (aspetto questo ben realizzato anche in quasi tutti gli altri personaggi) che permette all’artista serbo di mostrare i muscoli. Con un gioco di ombre e di costruzione della tavola molte volte Subic racconta ciò che avviene con un lavoro di sottrazione: a pagine dalla struttura classica se ne alternano diverse in cui, tra un colore dominante, si “estrapolano” figure e protagonisti in nero, creando ottimi contrasti in grado di emozionare nella maggior parte delle tavole.

Luna calante
Da queste premessa l’aspettativa non può che essere alta anche se, in realtà, non viene mai soddisfatta, lasciandoci con un po’ di amaro in bocca. Se il tema horror/fantasy, seppur già visto, potrebbe infatti essere declinato in modo originale, a non funzionare sono tutta una serie di elementi che nel complesso restituiscono un’opera che è una lettura più che buona se intesa come divertissement, ma non destinata a essere ricordata insieme ad altre avventure del pipistrello. La sceneggiatura presenta innanzitutto personaggi più simili a loro versioni stereotipate e bidimensionali: Batman è ottusamente analitico e razionale rifiutando il concetto stesso di maledizione (nonostante impegnato in una relazione con Zatanna e consapevole dei suoi talenti legati alla magia); John Constantine è qui per buona parte dell’opera esclusivamente per ricordare che ha avuto un rapporto con Zatanna; il professor Langstrom, o Man-Bat, è presente come a sostenere la tesi che non esistano maledizioni ma solo risultati scientifici, salvo anche lui non fornire chissà che apporto narrativo; infine la stessa Zatanna funge al tempo stesso da spalla involontaria e, nella parte finale, da deus ex machina che porta a una risoluzione della trama tanto veloce quanto insoddisfacente. Anche il tema portante prescelto, ossia la rabbia che guida tanto l’eroe (causata come sappiamo dalla morte dei genitori) quanto il lupo mannaro, non va mai oltre un aspetto superficiale e una lettura più introspettiva ma funge semplicemente da collante utile a tenere il tutto assemblato, seppur in modo a volte sgangherato.
Batman – Luna piena è una storia che, a fronte di un aspetto artistico ottimo (con qualche lieve sbavatura), non riesce a trovare la sua strada e la sua identità, giocando con i protagonisti senza mai dargli uno spessore eccessivo e che superi i cliché a cui si è ormai abituati: il risultato non è tremendo ma nemmeno fantasmagorico, rendendo il tutto giusto sufficiente.




