Se pensavate che Black Mirror avesse già raggiunto il suo apice con l’episodio “Joan is Awful” della sesta stagione, preparatevi a ricredervi. Con il debutto della settima stagione, Netflix ha deciso di alzare ulteriormente l’asticella… e di confondere deliberatamente il pubblico. Come? Rilasciando due versioni differenti del secondo episodio, senza dirlo a nessuno.
Il risultato? Gli spettatori si sono ritrovati nel bel mezzo di un’esperienza tanto immersiva quanto spiazzante – in perfetto stile Black Mirror.
Un episodio, due realtà: benvenuti in “Bête Noire”
L’episodio in questione è un thriller psicologico che tocca temi come la manipolazione della realtà, il trauma adolescenziale e la vendetta. La protagonista, Maria (interpretata da Siena Kelly), è una ricercatrice nel campo alimentare. La sua vita inizia a sgretolarsi quando una sua ex compagna di scuola, Verity (Rosy McEwen), si presenta nella sua azienda. Verity è una brillante programmatrice, che indossa un collare hi-tech capace di alterare linee temporali e ricordi. Inizia così un lento e inquietante processo di manipolazione mentale nei confronti di Maria, che si ritrova a mettere in dubbio la propria percezione della realtà.
Fin qui, tutto nella norma (per gli standard di Black Mirror). Ma ecco il colpo di scena: non tutti gli spettatori hanno visto lo stesso episodio.
Il “Mandela Effect” colpisce anche lo spettatore
Una scena in particolare ha fatto esplodere i social. Maria, insospettita dalle manipolazioni di Verity, discute con i colleghi su come si chiamasse il ristorante dove lavorava il suo ex. Lei è certa si chiamasse “Barnies”, ma gli altri insistono che fosse “Bernies”. Quando cerca su Google per dimostrare di avere ragione, scopre di essere in errore. O forse no?
La verità è che Netflix ha distribuito versioni diverse della scena a utenti diversi. In alcune, il cappellino da lavoro del fidanzato riporta “Barnies”, in altre “Bernies”. È stato un vero e proprio esperimento sociale, studiato per creare confusione e stimolare il dubbio – proprio come accade a Maria nell’episodio.
I fan si scatenano online
La scoperta è avvenuta su Reddit e altri social, dove gli spettatori hanno iniziato a confrontarsi: “Ma a te cosa diceva il cappellino?”, “Aspetta, ma il ristorante si chiamava con la a o con la e?”, “Stiamo impazzendo o è tutto voluto?”. Alcuni hanno perfino riguardato l’episodio “Shut Up and Dance” della terza stagione, dove il ristorante appare per la prima volta, per cercare di trovare una “verità canonica”.
Un utente ha scritto:
“Questa cosa finirà per diventare un vero e proprio Mandela Effect fra 20 anni, quando una sola versione sarà riconosciuta come ufficiale. E solo noi fan duri e puri di Black Mirror sapremo la verità.”
Gioco mentale o genio narrativo?
Non è la prima volta che Black Mirror rompe la quarta parete: basti pensare allo speciale interattivo Bandersnatch, che permetteva allo spettatore di decidere il corso degli eventi. Ma con Bête Noire, la serie ha fatto un passo ulteriore: ha trasformato la narrazione in una trappola elegante, in cui il pubblico diventa parte integrante dell’esperimento.
Non stai solo guardando un episodio: sei dentro l’episodio, inizi a dubitare dei tuoi stessi ricordi, discuti con gli altri su cosa sia “vero”, e forse non avrai mai una risposta certa.
Geniale o inquietante? Probabilmente entrambe le cose. Ma è proprio questo il marchio di fabbrica di Black Mirror: farti dubitare della realtà, anche quando pensi di avere il controllo.



