CARNE è uno di quei progetti che nascono dal bisogno urgente di raccontare qualcosa che, troppo spesso, resta ai margini. È un cortometraggio horror autoriale, ma prima ancora è una riflessione profonda e coraggiosa sulla maternità, sulla solitudine che può accompagnarla e su come il cinema possa diventare uno strumento di cambiamento reale, non solo simbolico.
Diretto da Laura Plebani, CARNE sceglie il linguaggio del genere per dare forma a emozioni difficili da nominare: la fatica quotidiana, il senso di inadeguatezza, la paura di non essere all’altezza, ma anche l’amore assoluto e viscerale che lega una madre al proprio figlio. L’horror, in questo caso, non è mai fine a sé stesso: diventa una lente potente per raccontare ciò che spesso viene taciuto o addolcito da narrazioni retoriche.
La protagonista è Claudia, una madre alle prese con lo svezzamento del figlio. È sola, prova a chiedere aiuto alla propria madre, ma si scontra con una memoria che sembra aver rimosso ogni difficoltà del passato. Il corpo diventa un campo di battaglia: l’allattamento è doloroso, il bambino perde peso, la pressione della pediatra cresce. Quando Claudia si rivolge a una consulente per l’allattamento, arriva una rivelazione tanto semplice quanto destabilizzante: lei stessa è già tutto ciò di cui suo figlio ha bisogno. È in questo spazio intimo e fragile che CARNE costruisce il suo racconto, trasformando l’esperienza materna in un territorio emotivo carico di tensione.
A dare volto e forza a questa storia è un cast di assoluto rilievo. Matilda Lutz interpreterà Claudia, portando sullo schermo tutta la sua esperienza attoriale in ruoli altrettanto intensi e fisici. Accanto a lei, Angela Finocchiaro nel ruolo della pediatra e Silvia Gallerano in quello della consulente per l’allattamento. Un trio che conferisce al progetto una forte credibilità artistica e un notevole potenziale di circuitazione festivaliera, con l’obiettivo dichiarato di approdare anche alla Mostra del Cinema di Venezia.
Ma CARNE non si distingue solo per ciò che racconta sullo schermo. La vera rivoluzione avviene dietro la macchina da presa. Il cortometraggio sarà infatti il primo in Italia a prevedere un servizio strutturato di assistenza all’infanzia sul set, rivolto a cast e troupe. Un modello ispirato a pratiche già diffuse all’estero, che mira a dimostrare come sia possibile lavorare nel cinema senza dover scegliere tra carriera e genitorialità. Un gesto concreto che parla soprattutto alle donne, spesso costrette ad allontanarsi dai set nei mesi successivi alla nascita di un figlio, e che prova a contrastare quella solitudine genitoriale che CARNE racconta anche a livello narrativo.
Il progetto è sostenuto da un team produttivo e creativo di grande esperienza, con alle spalle selezioni nei principali festival nazionali e internazionali, ed è accompagnato da numerose realtà culturali, associative e aziendali che hanno deciso di supportarne anche la fase di crowdfunding. Tra queste figurano app di meditazione, aziende di prodotti per l’infanzia, riviste di cinema di genere, consulenti e professioniste del sostegno alla maternità. CARNE ha inoltre ricevuto menzioni su testate come Io Donna ed è cofinanziato dai Fondi Europei della Regione Emilia-Romagna, con il supporto della Film Commission regionale.
Sostenere CARNE significa contribuire alla realizzazione di un’opera che tiene insieme valore artistico e impatto sociale, aiutando a completare la produzione e la post-produzione del cortometraggio, a rendere possibile un set realmente inclusivo e a promuovere il film nei festival italiani e internazionali. È un progetto che prova a immaginare un altro modo di fare cinema in Italia, più attento alle persone, ai corpi e alle storie che li abitano.
Il crowdfunding è attualmente attivo (a questo link) e ogni contributo rappresenta un passo verso un’industria cinematografica più consapevole e umana.
