Uno scenario fuori dal tempo, futuristico eppure attuale, abitato ma comunque desolato, dominato da grandi elementi architettonici. Su questo sfondo si muovono i personaggi di Collo di bottiglia, esordio fumettistico di Marco Quadri e uscito per Edizioni BD. Un racconto di non facile interpretazione, ma che cattura il lettore e lo trasporta in una grande allucinazione dalla quale è difficile uscire.

La profezia si avvererà!
Una figura nascosta da un cappello e da un grande impermeabile cammina in un bosco e trova sotto un fungo una specie di folletto parlante. Insieme si dirigono verso la macchina e viaggiano verso la città dove vive l’uomo. Lungo la strada trovano anche un cane e decidono di prenderlo con loro. In quest’abitazione vivono altre bizzarre figure: un ragazzo che realizza statue in ceramica da utilizzare come strumenti musicali e un altro ossessionato dagli insetti. Persone che non sembrano avere nulla in comune, come gli altri personaggi della storia. Un uomo con un fucile da cecchino che attende di colpire il suo obiettivo misterioso, un rider che si ritrova a fare una consegna in un luogo losco e diversi altri. Vite che procedono in parallelo, destinate forse a incrociarsi in qualche modo, mentre sullo sfondo qualcuno parla di una profezia che sta per avverarsi o dell’approssimarsi di un grande evento.

Tutto è solo accennato dai protagonisti che vivono la loro quotidianità e si trovano a confrontarsi con i problemi di tutti i giorni o, in qualche caso, anche con la noia che li porta a fare discorsi semplici e talvolta vuoti. “Siamo nel collo di bottiglia… quando tutte le strade si restringono e convergono”, dice uno dei protagonisti all’inizio, a intendere come forse ci sia un disegno più grande che lega questo gruppo di persone eterogenee e che le sta portando verso qualcosa da cui è impossibile fuggire.
Sprazzi di quotidianità in un futuro incerto

Marco Quadri si focalizza su alcuni momenti delle loro vite, che potrebbero sembrare banali ma che descrivono bene la realtà vissuta dai personaggi e mettono in scena le peculiarità e i tratti anche bizzarri di ognuno. Ogni momento della narrazione è ben distinto anche attraverso una specifica scala cromatica e lo stile di disegno è sempre molto ipnotico e lisergico. Tavole con architetture perfettamente dettagliate alternate a scene da sogno, ma tutto è costruito perfettamente dall’autore. Si percepisce in ogni pagina il grande lavoro di ricerca stilistica che immaginiamo ci sia stato alla base della creazione di Collo di bottiglia.
Un racconto che, arrivati alla fine, lascia grande spazio all’immaginazione del pubblico, portato a pensare a cosa succederà ai vari personaggi. Uomini e donne, che come molti, potrebbero essere destinati a ripetere di continuo la loro quotidianità o finiti in questo collo di bottiglia, che ha già decretato il loro destino. Un’opera sperimentale, sia nella scrittura che nel disegno, che non lascia indifferenti e ci rende curiosi di vedere dove potrebbe portarci in futuro Marco.


