A dieci anni dall’ultimo romanzo, la casa editrice Einaudi pubblica I tradimenti dell’americano Russell Banks, tradotto da Gianni Pannofino. Dal romanzo, il regista Paul Schrader ha tratto un film con protagonisti Richard Gere, Jacob Elordi e Uma Thurman, Oh, Canada – I tradimenti.
TRAMA
Leonard Fife è un acclamato regista di documentari che ha dedicato la sua vita a raccontare storie vere, tanto da diventare una sorta di monumento nazionale in Canada.
Ormai anziano, malato terminale di cancro e confinato a letto, è in procinto di rilasciare la sua ultima intervista a una coppia di ex allievi, Malcolm e Diana, che stanno girando un documentario sulla sua vita e sul suo impatto sul cinema. La moglie Emma è al suo capezzale per ascoltare le sue riflessioni sulla sua straordinaria carriera.
Tuttavia, Leonard decide di prendere in mano la situazione e, invece di ribadire la sua immagine pubblica di eroe e paladino della verità, decide di confessare la sua vera storia per la prima volta; si impossessa letteralmente della macchina da presa e inizia a raccontare una vita costruita su una serie di bugie, fughe e tradimenti.
Comincia così il lungo monologo di Leonard che, muovendosi agilmente nel tempo, ricostruisce il suo passato. L’immagine che ne emerge è quella di un uomo che, in gioventù, ha commesso atti di viltà e vigliaccheria inauditi. Ha tradito amici, amori e persino i suoi stessi ideali, fuggendo dalle responsabilità e dalle conseguenze delle sue azioni. L’onestà e l’integrità per cui è diventato famoso come regista di documentari sono in realtà un’immagine idealizzata che lui stesso, adesso, vuole distruggere.
La sua confessione è un atto finale di onestà, ormai libero dalla consapevolezza di non avere più nulla da perdere o guadagnare: ormai non deve più preoccuparsi di proteggere la sua reputazione o la sua carriera.

RECENSIONE
Attraverso il rovesciamento della narrazione da parte del protagonista, I tradimenti diventa un’indagine profonda sull’identità, sulla memoria e sull’etica, sollevando profonde domande sul confine tra la verità e la menzogna.
La confessione finale di Leonard ci costringe a rivalutare cosa definisca un individuo e se sia possibile ottenere redenzione o assoluzione per le proprie colpe.
“NASCIAMO E CI RIEMPIAMO I POLMONI DELL’ARIA TERRESTRE , DOPODICHÉ SI È LIBERI DI FUGGIRE […] DI TORNARE LÀ DOVE ABBIAMO FATTO IL NOSTRO PRIMO RESPIRO”
Il romanzo si sviluppa sul lungo flusso di coscienza del protagonista, che cattura l’attenzione del lettore e gli consente di entrare profondamente nella sua mente. Il personaggio di Leonard Fife è, infatti, notevolmente complesso: non è un eroe né un antieroe, ma un uomo che, in punto di morte, fa i conti con se stesso e le sue scelte.
La sua confessione sviscera temi quali il rimpianto, il perdono e la ricerca di un’eredità che sia autentica, scevra dalle maschere che tutti i giorni indossiamo. In questo modo, Banks decostruisce la figura dell’artista infallibile, perché le bugie di Leonard si fanno critica alla celebrazione del mito.
“NELL’ISTANTE IN CUI IL SUO CORPO CANCEROSO GLI SPEGNERÀ IL CERVELLO , I SUOI RICORDI SARANNO VAPORIZZATI”
Essendo una lunga confessione dettata dalla memoria del protagonista, il romanzo può risultare a tratti lento e dispersivo, perché manca l’azione centrale vera e propria e perché, si sa, i ricordi vanno avanti e indietro nel tempo. Questo porta anche alla mancanza di empatia o connessione emotiva con i personaggi secondari (la moglie e gli intervistatori) che fungono da contorni in ombra, esistendo solo ed esclusivamente in funzione del racconto di Leonard.
Nonostante ciò, è un’opera pregevole che vale la pena di essere letta, soprattutto se si apprezzano i romanzi psicologici che offrono approfondite analisi introspettive, lontane dal cliché dell’eroe infallibile.
Il libro potete trovarlo QUI
PAUL SCHRADER ANCORA CON RICHARD GERE
Oh, Canada – I tradimenti del 2024, diretto da Paul Schrader, è l’adattamento per il cinema del romanzo di Russell Banks. Il regista torna a lavorare con Richard Gere dopo American Gigolò (1980) e lo dirige con grande maestria, concentrandosi sul suo volto, sul suo respiro affannoso e sulla fragilità fisica, per rendere concreto il peso della vecchiaia e della malattia.
Come il libro, la pellicola si concentra sulla figura di Leonard Fife e alterna il presente (a colori) al passato (in bianco e nero) per ripercorrere la giovinezza del protagonista interpretato da Jacob Elordi.
Tuttavia, proprio come accade al romanzo, a causa della struttura incentrata sul lungo monologo e sui ricordi confusi del protagonista, il film può risultare difficile da seguire e a tratti lento, soprattutto per lo spettatore abituato a narrazioni più tradizionali e più lineari.
Anche nella trasposizione, il focus sul personaggio di Leonard rende i personaggi secondari, soprattutto la moglie Emma interpretata da Uma Thurman, poco sviluppati, lasciando i loro sentimenti in superficie o filtrati unicamente dall’egoismo di Leonard. E ciò rende difficile entrare in empatia anche con il protagonista stesso, che si presenta come un uomo che ha causato dolore ai suoi cari e cerca, in punto di morte, di giustificare le sue meschinità.
Paradossalmente, il problema più grande della pellicola è la grande fedeltà al testo di Banks, perché trasporre letteralmente un romanzo psicologico di questo tipo porta a un prodotto che manca di vita e personalità proprie.
Alcune differenze ci sono, ma non sono sufficienti a rendere il film memorabile:
-il libro si basa sulla prosa e sul flusso di coscienza di Leonard Fife; il film traduce tutto ciò in esperienza visiva, dove il cambiamento cromatico è l’unico mezzo per individuare il passato e le menzogne del protagonista.
–la narrazione in prosa scorre avanti e indietro nel tempo senza linearità, riflettendo il funzionamento disordinato della memoria; il film organizza tale disordine in modo più strutturato con il passaggio dal vecchio al giovane Leonard e viceversa;
-i personaggi secondari nel libro restano tali ma, nonostante siano in ombra anche nella pellicola, Uma Thurman riesce a conferire quel dolore e quella confusione dettati dalle confessioni del marito;
-Per finire, Schrader si concentra molto sul ruolo del cinema documentario e sul significato dell’immagine. Il film mostra il confessionale di Leonard per parlare direttamente al pubblico, divenendo metafora della verità e riflettendo sulla capacità del mezzo cinematografico di rivelare (o nascondere) la realtà. E questo nel romanzo non può accadere.
CHI È RUSSELL BANKS
Scrittore e poeta statunitense, Russell Banks è stato anche Presidente del Parlamento Internazionale degli scrittori e membro dell’American Academy of Arts and Letters.
Spesso, i personaggi dei suoi romanzi sono travolti da vite tragiche e drammatiche e da tinte autobiografiche che lo hanno reso uno degli scrittori americani più influenti degli ultimi anni.
Durante la sua carriera di scrittore, ha trasposto in sceneggiatura On the road di Jack Kerouac a cui avrebbe iniziato a lavorare Francis Ford Coppola nel 2006.



