Tratto dall’omonimo romanzo di Robert Harris ed appassionatamente diretto da Edward Berger, Conclave è un film molto attento ai dettagli ed estremamente delicato, seppur davvero aspro ed incisivo in più di una situazione. Peter Straughan, responsabile della sceneggiatura, mostra la sua già rodata esperienza nel thriller, proponendo un adattamento cinematografico dalle forti tinte gialle e mistery.
Il film è ambientato all’interno delle mura della Santa Sede. Mura che, in questa precisa situazione eccezionale, vengono tenute chiuse a chiave a seguito dell’istituzione dell’assemblea conclave mirata all’elezione del nuovo Papa per mano del cardinalato. È proprio qui, tra la Cappella Sistina e la Domus Sanctae Marthae, che vanno in scena alcune spregevoli situazioni con protagonisti proprio i cardinali provenienti da tutto il mondo. Se il film sembra iniziare mostrando uno degli eventi più tragici che possano colpire la Chiesa, con l’avanzare della trama i protagonisti, così come gli spettatori, si rendono conto che forse quello era solo l’inizio di qualcosa di ancora più aberrante.
Conclave, nonostante il forte tono tendente al thriller, non è assolutamente un film d’azione, ma ci tiene comunque a sottolineare la continua presenza di un cattivo. Questa sensazione scomoda che è possibile esperire in sala, tende a spingere lo spettatore a puntare continuamente il dito verso uno o l’laltro personaggio, in questa continua ‘caccia alle streghe’ dai poco velati toni satirici. Tuttavia, con il procedere della pellicola, viene elegantemente messo in luce come, laddove si avverte il bisogno impellente di scovare il marcio, forse questo debba essere ricercato dentro di noi.
Il cardinale Lawrence, interpretato da Ralph Fiennes, è forse il personaggio che meglio incarna questa continua lotta interna. Egli, infatti, si ritrova a ricoprire il ruolo di decano, carica che affibbiatagli dal Papa in persona, ma che esercita malvolentieri. È proprio il personaggio di Fiennes a rappresentare al meglio i continui dubbi e le crisi ai quali come esseri umani andiamo incontro, ma è anche egli, in un discorso mostrato in parte anche nel trailer, a sottolineare quanto sia proprio il dubbio ad alimentare la fede. Sono proprio le persone più sicure di sé, infatti, ad essere spesso anche le più pericolose. Per Lawrence i dubbi mantengono umili ed è proprio l’umiltà a metterci in discussione, facendoci via via crescere.
In questo film, dove lo spettatore si trova di fronte ad un continuo ribaltamento di prospettive, il concetto di ‘certezza’ viene visto con accezione negativa, come fosse un peccato. Questo elegante ideale non tarda, infatti, nel concretizzarsi proprio in alcuni dei personaggi del film. Primo fra tutti Tedesco, interpretato da un esuberante Sergio Castellitto, il quale ricopre il ruolo di personaggio negativo tout court protagonista di uno tra i momenti più controversi, ma anche più registicamente delicati del film.
Tralasciando alcune risoluzioni che, forse, si concludono un po’ troppo ‘a tarallucci e vino’, come il già citato momento con Tedesco, Conclave ha il merito di esprimere la maggior parte delle critiche senza mai risultare didascalico, utilizzando invece l’escamotage di affidarle a personaggi dichiaratamente negativi. Possiamo vedere come in questo film traspaia un’immagine di una Curia romana molto più umana, rispetto alla concezione idealizzata più classica. Viene proposto un Vaticano che per 120 minuti smette di essere un simbolo di fede, vocazione e purezza, diventando casa di alcuni tra i peccati più antichi dell’uomo come la vanagloria narcisistica e l’assoluta predilizione dell’“Io” piuttosto che di Dio.
