Roberta Lepri torna in libreria con un nuovo romanzo, breve ma intenso: Così celeste, edito da Voland, è un autofiction, un genere letterario che integra elementi autobiografici e finzione narrativa.

Trama
Partita per seppellire l’amato bassotto, una scrittrice fa ritorno alla villa di famiglia, per lei teatro solo di umiliazioni. Durante il tragitto la radio la informa che l’atomica è stata lanciata su Varsavia e al suo arrivo scopre che la batteria dell’auto è ormai scarica e il telefono inutilizzabile. L’isolamento nella villa, odiata fin dall’infanzia, scatena flashback che la costringono a confrontarsi con vari episodi dolorosi della sua vita.
Dopo aver sepolto il cane continua a rimandare la partenza e, sprovvista di cibo, impara a rubare per sopravvivere, a raccogliere bacche e funghi e a sparare per difendersi dagli animali selvatici. Ha così inizio un lungo percorso di guarigione, scandito da ricordi che riportano alla luce un passato segnato da maltrattamenti e frustrazioni, ma anche da gioie accanto alle persone amate.
La piscina stava ridendo di me.
Gli ospiti chiassosi si tuffavano schizzando le pietre del bordo. L’acqua evaporava anche se era notte. Io invece avevo freddo.
La mia vita era finita. L’orizzonte si chiudeva su un solo punto. Ero obbligata a dimenticare l’accademia. Il pezzo di carta del diploma universitario stabiliva in modo inequivocabile che la vacanza era terminata.
Mi sentivo una nullità sospesa su una voragine acquamarina.
Recensione
Dopo aver letto e recensito La gentile (Voland, 2024), non potevamo perdere l’ultimo romanzo di Roberta Lepri, che è stato presentato da Voland al Book Pride a Milano lo scorso marzo.
Stavolta l’autrice si confronta con un genere per lei tutto nuovo e con ottimi risultati: l’autofiction la rende difatti protagonista del racconto, senza però privarla del gusto dell’invenzione e della fantasia.
Incontriamo la protagonista, una sessantenne senza nome, mentre sta guidando verso la sua casa di campagna. Il suo amatissimo cane è appena morto e lei si sente persa senza di lui, come se insieme alla sua morte fosse finita anche una parte della sua vita. Desidera seppellirlo nel giardino della villa, nella terra morbida e accogliente.
Le sue ultime certezze sono poi spazzate via dalla radio: una bomba atomica è appena stata sganciata su Varsavia e la Terza guerra mondiale è alle porte. Questa situazione eccezionale (unita a disguidi più pratici come la batteria dell’auto esaurita e il telefono inutilizzabile) diventano per la protagonista un’occasione unica per fermarsi e riflettere sulla propria vita.
In questo tempo sospeso, la villa con piscina dove si è rifugiata le riporta alla mente tanti ricordi del passato, memorie che sono però spesso dolorose e difficili. La protagonista è così costretta ad affrontare i suoi fantasmi, spettri che non è mai riuscita davvero a lasciarsi alle spalle e che anzi tutt’ora la segnano nel profondo.
La grande piscina – tanto desiderata, un vero e proprio vanto per i suoi genitori – è ancora lì, profondamente ancorata nel terreno, come una ferita aperta che non si è mai rimarginata:
“Era in costruzione e già la odiavo, prima ancora di vederla finita. Di notte, nei miei sogni, inflorescenze di alghe si muovevano come i capelli dei morti annegati.”
Col passare dei giorni, la protagonista inizia a subire una profonda trasformazione: è grazie al suo ritorno alla terra – intesa sia come le sue origini, sia concretamente alla natura stessa – che può avere inizio finalmente il difficile percorso verso la guarigione. Proprio qui comincia la sua rinascita, con l’allontanamento dalle tecnologie, per un ritorno alla natura che accoglie, nutre e conforta.
La sua più grande consolazione resta però la scrittura. Inizia quindi a raccontarsi delle storie: come in un moderno Decameron, la scrittrice elenca tutti i momenti felici della sua vita, concentra la sua attenzione sulla bellezza e scopre, con un certo stupore, che le gioie sono state davvero tante. Più di quante avesse mai immaginato.
Giunta al suo terzo tempo della vita, la protagonista scopre finalmente che anche dai semi gettati con noncuranza e disattenzione, possono nascere delle splendide piante di pomodori.
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L’Autrice
Roberta Lepri è nata a Città di Castello nel 1965, vive in Maremma. Dal 2003, ha scritto dieci romanzi e una raccolta di racconti. La gentile è il suo romanzo più recente. Con Voland ha pubblicato inoltre Hai presente Liam Neeson? (2021) e Dna chef (2023), vincitore del Premio Letterario Chianti 2024.


