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NerdPool > Blog > Film > Dal romanzo di Bloch al capolavoro di Hitchcock: il caso PSYC(H)O
FilmLibri

Dal romanzo di Bloch al capolavoro di Hitchcock: il caso PSYC(H)O

Eleonora Trevisan
11 Marzo 2026
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8 Min
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Psyco (1960) è uno dei film più celebri e influenti della storia del cinema: diretto da Alfred Hitchcock e interpretato da Anthony Perkins e Janet Leigh, è basato sul thriller psicologico Psycho di Robert Bloch. Un film che è diventato un cult e che ha rivoluzionato il genere horror, cambiando per sempre il modo di raccontare la suspense sul grande schermo.

È tornato in libreria con Il Saggiatore in una nuova edizione speciale davvero imperdibile, illustrata con fotogrammi, locandine e dietro le quinte del celeberrimo film.

TRAMA

Mary Crane fugge sotto una pioggia battente stringendosi al volante dell’auto, con una busta piena di denaro: un gesto impulsivo, dettato dall’amore. Si perde per strada finché arriva a un motel solitario ai margini di una palude. Ad accoglierla è Norman Bates, un uomo gentile, riservato, evidentemente troppo legato a una madre che nessuno vede, ma che sembra essere ovunque. La notte scorre in silenzio, fino a quando dietro la tenda della doccia appare un coltello e l’acqua si mischia al sangue. Da quell’omicidio agghiacciante nascerà una nuova storia: la ricerca disperata da parte di una sorella e un’indagine sulle tracce di un killer perverso. 

RECENSIONE

Considerato il precursore del thriller psicologico moderno, Psycho di Robert Bloch ha messo per la prima volta l’accento sui mostri interiori, quelli della mente, dando concretezza a un nuovo livello di paura e orrore.

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Ispirato al killer Ed Gein, il personaggio di Norman Bates è un uomo comune, anonimo, quasi noioso nella sua prevedibilità. Ed è proprio qui, in questa apparente normalità, che Bloch gioca benissimo le sue carte: scava nella mente di Bates con una freddezza quasi clinica, affrontando temi come dissociazione, repressione e dipendenza affettiva patologica. Il risultato è un personaggio disturbante ma credibile, davvero tragico nella sua follia.

Lo stile dell’autore è asciutto, diretto, tagliente come la lama di un coltello. La tensione psicologica si avverte già dalle prime pagine e cresce, lenta ma inesorabile, trasformando il romanzo in un vero page turner da cui è impossibile staccarsi.

L’orrore poi non è spettacolare, pur essendo esplicito. Gli omicidi sono ridotti a poche righe, perché la vera paura non nasce dal delitto in sé, ma da ciò che Bloch lascia intuire, da ciò che si nasconde dietro le finestre della casa sulla collina.

Psycho è un romanzo breve ma potente, un thriller che affronta l’orrore da un punto di vista tutto nuovo, quello della follia della mente, e raccontato con grande lucidità e tensione costanti.

In questa nuova edizione de Il Saggiatore, potete trovare al suo interno una meravigliosa iconografia, con le copertine delle edizioni del libro nei diversi paesi e le locandine del film nel mondo. Ma non è tutto: c’è anche un estratto del famoso libro-intervista di François Truffaut, Il cinema secondo Hitchcock. Si tratta di uno dei libri di cinema più celebri e amati, che sempre grazie a Il Saggiatore potete trovare in un’edizione speciale illustrata con fotogrammi iconici tratti dai film, scatti della vita sul set, ritratti degli attori e delle attrici e, ovviamente, le immortali locandine.

Psycho di Robert Bloch è un classico imprescindibile: non perdetevi questa edizione da collezione, che potete trovare QUI.

DALLA PAGINA ALLO SCHERMO

Il film diretto da Alfred Hitchcock è diventato un vero e proprio cult, entrando prepotentemente nell’immaginario collettivo, pur presentando alcune differenze col romanzo.

Il personaggio di Norman Bates, che sulla carta viene descritto come un uomo di mezza età, goffo, corpulento e alcolizzato, nel film lo troviamo interpretato dall’affascinante (e giovane) Anthony Perkins, che con la sua gentilezza e il suo charme riesce a ingannare senza problemi lo spettatore. Anche l’analisi psicologia del personaggio è certamente più approfondita nel libro, rispetto alla sua versione cinematografica: il lettore riesce così a entrare con maggiore profondità nella mente disturbata del protagonista.

Il romanzo poi è più cupo e, appunto, si concentra principalmente sull’aspetto mentale e psicologico, mentre Hitchcock sceglie un approccio diverso: trasforma la storia in un esercizio di suspense visiva e di manipolazione dello spettatore, preferisce suggerire piuttosto che mostrare.

La scena della doccia è forse una delle più iconiche mai girate: Hitchcock sceglie un montaggio rapidissimo (oltre 70 inquadrature in meno di un minuto) e la violenza non viene mostrata in modo esplicito, ma proprio in questo risiede la sua forza.

Un’altra scelta sui generis ma poi rivelatasi vincente, è quella di uccidere la star Janet Leigh nella prima metà del film, una decisione davvero audace per l’epoca. Questo, unito al fatto che nel film viene dato più spazio al suo personaggio (Mary Crane nel libro, Marion Crane nel film), rende molto più scioccante agli occhi dello spettatore il colpo di scena dell’omicidio.

In conclusione: il romanzo di Robert Bloch è più crudo e introspettivo, il film di Hitchcock è invece più elegante e rivoluzionario dal punto di vista tecnico. Mentre il primo esplora la follia della mente, il secondo la trasforma invece in un’esperienza cinematografica davvero indimenticabile.

L’AUTORE

Robert Bloch è nato a Chicago nel 1917. A nove anni vede il suo primo film dell’orrore, Il fantasma dell’Opera, e dopo dorme per molto tempo con la luce accesa. Appena diplomato acquista una macchina per scrivere usata e pubblica il suo primo racconto, The Feast in the Abbey, su Weird Tales. È sulle pagine di questa rivista, di cui diventa colonna portante insieme a E. Howard, C.A. Smith e a H.P. Lovecraft, con il quale intrattenne una corrispondenza epistolare, che Bloch nasce come scrittore. Su Weird Tales vengono pubblicati più di settanta racconti, per la maggior parte di genere horror, nei quali è evidente l’influenza di E.A. Poe e soprattutto di H.P. Lovecraft. Nel 1947 viene pubblicato il suo primo romanzo, The Scarf. I romanzi degli anni ’50 e ’60 servono a meglio definire e separare i generi del crimine e dell’orrore. Con Psycho, nel 1959, ripreso da Hitchcock per il suo film, Bloch si avvicina a Hollywood. Negli anni Ottanta inserisce il suo Psycho in una trilogia, assieme a Psycho II (1982) e Psycho House (1990). Ha vinto numerosissimi premi nel campo della fantasy (World Fantasy Convention Award nel 1975), dell’horror e della fantascienza (Premio Hugo nel 1959). Come pure un Edgar Award dell’associazione Mystery Writers of America nel 1960. Nel 1990 ha ricevuto il Bram Stoker Award dall’associazione Horror Writers of America, e nel 1991 il World Horror Convention Grandmaster Award.

ARGOMENTI:cinelibreriail saggiatoreRecensione
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