Esordio dell’autore Ken Greenhall nel 1976, questo romanzo breve dalle tinte gotiche e perturbanti arriva finalmente anche in Italia grazie ad Adelphi, con la traduzione di Monica Pareschi.

Trama
A quattordici anni, Elizabeth Cuttner non si fa illusioni sul mondo e su sé stessa. Il suo sguardo ipertrofico coglie con compiaciuta esattezza dettagli raccapriccianti e miserie private di chi le è prossimo – ed è una condanna senza appello. Dopo la morte dei genitori, cui forse non è del tutto estranea, viene accolta dalla famiglia paterna in un’antica dimora coloniale a Manhattan, a ridosso del porto in disarmo, dove i vecchi edifici e i simboli della città si trasfigurano in vestigia gotiche che resistono all’avanzata dei grattacieli. Qui, in un’atmosfera impregnata di erotismo balthusiano, si consumano torbide relazioni e violenze spesso solo accennate, ma non per questo meno perturbanti, come la liaison venata di sadismo tra Elizabeth e lo zio James. Discendente diretta di una genìa di streghe, fornita di un piccolo ma efficiente armamentario di specchi, gatti, rospi, serpenti e incantesimi, oltre che di un fascino ambiguo e di una sapienza ancestrale, guidata dalle apparizioni di un’antenata che le svela i segreti dell’arte magica, Elizabeth eserciterà spietatamente i suoi poteri per procedere con freddezza verso un’affermazione di sé cui nulla e nessuno potrà resistere.
Tutti abbiamo diritto ai nostri segreti. Potremo forse affrontare il mondo con un minimo di sicurezza, senza la giusta dose di conoscenza non condivisa? La conoscenza di ciò che succede tra due persone nel buio di una stanza?
Recensione
Come si diventa una strega?
Elizabeth Cuttner ha solo quattordici anni, ma sembra avere le idee molto chiare: vuole imparare a usare i suoi poteri ed è disposta a tutto per raggiungere il suo obiettivo. Persino a disfarsi delle persone che, per qualche ragione, le sono di ostacolo.
È molto giovane ma, come ci tiene a sottolineare lei stessa a più riprese, non è più una bambina, si sente già una donna. Infatti, non esita a sfruttare il suo fascino (e il suo corpo) a proprio vantaggio: sempre ammaliante, manipolatrice e maliziosa, dispone degli adulti che la circondano nel modo che più la favorisce. La seduzione è la sua arma. In fin dei conti, si tratta di un personaggio che non suscita alcuna simpatia e con cui non si può empatizzare, ma che è impossibile non apprezzare per la sua furbizia e sfrontatezza. E che sembra non provare sensi di colpa per ciò che commette, ponendosi senza remore al di sopra del bene e del male.
“Secondo me i miei non si amavano, ma come molte persone ritenevano che amarsi fosse un dovere. Io non ho mai capito a cosa serva, l’amore”.
Elizabeth discende da una stirpe di streghe, la cui capostipite, Frances, è la più potente: gli specchi sono lo strumento con cui fa breccia sempre più profondamente nel cuore della ragazza, impaziente di dimostrare quanto lei sia diversa e speciale, perché sogna di avere una vita straordinaria e aborra la normalità. Senza che Elizabeth se ne renda conto però, Frances usa le sue stesse armi e la manipola facilmente, forte anche del fatto che sembra essere l’unica degna dell’affetto della giovane, indifferente e quasi infastidita nei riguardi invece dell’amore che la sua famiglia le dimostra.
È immune anche dall’interesse della sua tutrice, Anne: l’insegnante si pone come nemesi di Frances, ma non ha la stima della sua pupilla e neppure la forza necessaria per conquistarla. Anche lei discende dalla stessa stirpe di streghe della giovane, ma ha scelto di rinunciare ai suoi poteri perché li considera un’eredità votata al male, e spera che anche Elizabeth alla fine compia la stessa scelta.
L’intera vicenda ci viene raccontata direttamente dalla voce di Elizabeth che, caustica nel giudicare gli altri, scandaglia senza pietà il cuore di ognuno, svelandoci meschinità, segreti e desideri inconfessabili. Ma quello che Elizabeth ci racconta, filtrato attraverso i suoi occhi, sarà la verità? Questo è uno dei punti di forza del romanzo, che proseguendo nella lettura finisce però per diventare anche la sua debolezza: l’imperturbabilità di Elizabeth, unita ai molti colpi di scena poco incisivi, finiscono per far perdere il ritmo, soprattutto nella seconda parte.
“Di notte sentivo lo sciabordio del lago contro le rocce, e nel dormiveglia mi capitava di scambiarlo per il respiro strozzato di qualcuno che soffocava”.
Questo romanzo si inserisce nel genere paranormale e gotico, dalle atmosfere perturbanti e drammatiche. Come in ogni gotico degno di questo nome ovviamente non possono mancare all’appello case piene di specchi, animali domestici come rospi, serpenti e gatti, incantesimi e rituali, e infine, ciliegina sulla torta, un omicidio misterioso.
La scrittura di Greenhall è molto evocativa, elegante e ipnotica, capace di rendere assolutamente verosimile un racconto del paranormale. La sua protagonista e narratrice sembra fungere da strumento per indagare sulla malvagità che si nasconde nell’animo umano.
Nel finale troviamo un’apertura che lascia in sospeso e che gioca col rapporto tra realtà e immaginazione, verità e suggestione, e che strizza l’occhio alle atmosfere della regina dell’horror, Shirley Jackson. Starà al lettore scegliere a cosa credere.
Il romanzo potete trovarlo QUI.
L’Autore
Ken Greenhall è nato a Detroit nel 1928 da una famiglia di immigrati inglesi. Nel 1976 pubblica il suo primo romanzo, Elizabeth, che nasce dal suo lungo interesse per il paranormale. Greenhall è morto nel 2014.
