In occasione dell’uscita del Frankenstein diretto da Guillermo del Toro (da oggi in alcune sale selezionate e dal 7 novembre disponibile su Netflix), scopriamo qualcosa di più su una delle creature più iconiche della letteratura gotica, nata dalla penna di Mary Shelley, qui edita Giunti e tradotta da Nicoletta Della Casa Porta.

TRAMA
La storia si dipana attraverso le lettere dell’esploratore Robert Walton alla sorella. Intrappolato tra i ghiacci del Polo Nord, salva un uomo emaciato e quasi in fin di vita, Victor Frankenstein, che gli racconterà la storia della sua incredibile vita.
Nato a Ginevra da una famiglia benestante, sin da giovane è affascinato dalle teorie alchemiche di Paracelso e Agrippa e, intrapresa la carriera universitaria, si dedica con fervore allo studio del principio della vita.
Il suo obiettivo è dar vita alla materia inorganica e vi lavora in gran segreto per due anni, alla fine dei quali, crea un essere alto due metri e mezzo, con la pelle giallastra, le labbra nere e gli occhi vitrei, usando pezzi di cadaveri provenienti da mattatoi, obitori e sale di dissezione.
La creatura senza nome genera, in lui, orrore e disgusto tali da indurlo alla fuga per due volte e, davanti al rifiuto del “padre”, cercherà un contatto con il mondo esterno. Questo lo respinge a causa del suo aspetto, dunque si rifugia in una capanna dove impara a parlare, a leggere e apprende la storia del mondo. Raggiungerà la piena consapevolezza di essere un’aberrazione e, dopo aver letto una lettera del dottor Frankenstein, capirà di essere stato abbandonato dal suo creatore.
TU MI ODI, MA LA TUA RIPUGNANZA NON PUÒ EGUAGLIARE QUELLA CHE IO PROVO PER ME STESSO”
Meditando vendetta nei suoi confronti, ucciderà suo fratello, incastrerà la domestica (in seguito condannata e giustiziata) e continuerà a seminare il terrore tra gli umani a patto che Victor non gli crei una compagna con cui ritirarsi per sempre in Sud America.
In un primo momento, Victor accetta ma, tormentato dal dubbio che i due possano riprodursi e generare una razza di mostri, distrugge la compagna della creatura davanti ai suoi occhi. Accecato dalla rabbia, questa uccide il più caro amico del dottore e la sua novella sposa. Ora è Victor intenzionato a vendicarsi e segue la creatura fino al Polo Nord dove, prima di morire, implora Robert Walton di uccidere il mostro qualora dovesse incontrarlo.
L’esploratore lo troverà in lacrime sul corpo di Victor, non solo per la sua morte, ma anche per aver patito sofferenza e solitudine durante la sua esistenza. Con la promessa di uccidersi ardendo su una pira funeraria, scompare tra i ghiacciai lasciando a Walton il compito di raccontare la sua storia.
RECENSIONE
Frankenstein o il moderno Prometeo è un capolavoro senza tempo, forte dell’indagine approfondita della natura umana e della moralità. Infatti, la storia non si concentra solo sull’orrore suscitato dalla fisionomia della Creatura, ma anche sul rifiuto e sull’abbandono che rendono il dottor Frankenstein egoista e irresponsabile (e da cui scaturisce la sete di vendetta del mostro, desideroso solo di amore e compagnia).
“OGNI UOMO -GRIDÒ- TROVERÀ UNA MOGLIE PER IL SUO PETTO, ED OGNI BESTIA AVRÀ LA SUA COMPAGNA, ED IO RESTERÒ SOLO?”
Il lettore, dunque, è portato a chiedersi chi sia il vero mostro: la Creatura o l’occhialuto uomo (per dirla alla Svevo) che cerca di superare i limiti imposti dalla Natura? In tal senso, il romanzo ha dato vita a uno degli archetipi più proficui di tutta la letteratura, quello dello scienziato pazzo e della sua Creatura, dove l’epiteto Frankenstein diventa modo per riferirsi a entrambi, due facce della stessa medaglia.
Criticando profondamente il movimento Romantico, Frankenstein di Mary Shelley medita sulla solitudine e sull’affermazione dell’individuo alla ricerca del suo posto nel mondo. Quando la creatura impara a leggere, si esalta la conoscenza e si vuole trasmettere il messaggio secondo cui l’essenza dell’umanità risieda nell’accettazione degli altri e nella capacità di amarli, indipendentemente dal loro aspetto fisico.
La lingua usata dall’autrice è altamente evocativa, merito anche delle descrizioni dettagliate sia dei paesaggi entro cui si muove il protagonista, che della solitudine che vive. La struttura della narrazione è “a cornice” perché i racconti si sviluppano all’interno di altri racconti e ciò permette di scavare a fondo nella psicologia dei personaggi. A Victor sono destinate lunghe riflessioni introspettive che rallentano il ritmo, ma rendono il tono del romanzo più malinconico e disperato.
Il libro potete trovarlo QUI
“[…] DOVREI ESSERE IL TUO ADAMO, MA SONO PIUTTOSTO L’ANGELO CADUTO CHE TU ALLONTANI DALLA GIOIA, SENZA ALCUN CRIMINE”
LA PAROLA A DEL TORO
Presentato alla 82esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il Frankenstein di Guillermo del Toro ha ricevuto una lunga standing ovation, nonostante la critica si sia divisa tra chi lo ha considerato un capolavoro di genere e chi ha manifestato opinioni contrarie.
Ad oggi, giorno di uscita in un numero limitato di sale, sappiamo che durerà 149 minuti e nel cast presenterà Oscar Isaac nel ruolo del Dr. Victor Frankenstein, Jacob Elordi in quello della Creatura (inizialmente assegnato ad Andrew Garfield, rinunciatario a causa degli scioperi di Hollywood, mentre Mia Goth vestirà i panni di Elizabeth Lavenza, la fidanzata di Victor.
La rivisitazione del maestro del dark fantasy ruoterà attorno alla domanda “Cosa significa essere umani?” in un mondo che tende a spingere verso la divisione e gli estremi, lasciando da parte la metafora dell’intelligenza artificiale, dal momento che la “stupidità naturale” sia molto più pericolosa e tristemente abbondante.
Film estremamente personale, non vuole essere un horror in senso stretto, ma esplorare il rapporto padre-figlio con profondità, dopo una meditazione durata anni, in attesa delle giuste condizioni creative del regista per svilupparlo.
Non ci resta che goderci il film, con un pizzico di fiducia in chi ci ha regalato capolavori come Il Labirinto del Fauno (2006) e il premio Oscar La forma dell’acqua (2017).

CHI È MARY SHELLEY
Nata il 30 agosto del 1797, era figlia del filosofo William Godwin e dell’attivista per i diritti delle donne, Mary Wollstonecraft.
Passò l’infanzia nella campagna scozzese a fantasticare e scrivere storie, fino a che, molto giovane, si innamorò del poeta romantico Percy Bysshe Shelley.
La vita coniugale fu funestata da gravi lutti, ma Mary Shelley era appagata dalla famiglia e dal lavoro letterario, supportata anche dal marito.
Frankenstein è il suo primo romanzo, nato da una sfida e pubblicato nel 1818. Altre opere sono Valpurga (1823) e L’ultimo uomo (1823), oltre che una serie di racconti di viaggio e appunti sulle poesie del marito.




