Durante gli anni ’80, Marvel Comics aveva cominciato a sperimentare sempre di più con i suoi personaggi, pubblicando anche storie slegate dalla continuity dove autori e disegnatori “di rottura” o con uno stile meno tradizionale potevano esprimersi al meglio. Un ottimo esempio è la mini di quattro numeri Havok & Wolverine: Fusione, uscita tra il 1988 e il 1989 e che ci mostrava i due mutanti in un contesto inedito e senza rimandi a quello che stava accadendo sulle testate dell’epoca. Se da un lato la sceneggiatura è di Walter e Louise Simonson, che in quel periodo avevano firmato molti numeri di New Mutants e X-Factor, e quindi potevano essere ben noti ai lettori, meno lo erano i disegnatori Jon J Muth (Moonshadow) e Kent Williams (The Fountain), che sono riusciti a rendere questa storia davvero unica grazie a tavole dipinte in maniera magistrale.

Minaccia nucleare
Siamo in piena Guerra Fredda, poco tempo dopo la fusione del reattore nucleare di Chernobyl. Havok e Wolverine sono in Messico quando si trovano coinvolti, loro malgrado, in un intrigo internazionale che li porterà in giro per il mondo. Dopo una rissa in un bar, infatti, alcuni sicari si presentano alla loro porta e costringono i due mutanti alla fuga, accompagnati da un’affascinante ragazza presente sul posto, dall’aspetto innocente ma che non è lì per caso e che si rivela subito un’agente nemica. Fatti prigionieri si ritrovano separati e ognuno con una missione da compiere. Havok, infatti, crede che la ragazza lo abbia in realtà salvato dai carcerieri e sta viaggiando insieme a lei per fermare un’ipotetica minaccia, mentre Wolverine, consapevole della verità, dovrà sfruttare ogni mezzo per rintracciarlo e per salvarlo dalle mani del nemico.

I coniugi Simonson costruiscono una storia di spionaggio che si snoda perlopiù su due linee parallele, con i protagonisti che si spostano continuamente da un luogo all’altro mentre dietro le quinte a tirare le fila ci sono Meltdown e Mr. Neutron, due nemici creati proprio su queste pagine che vogliono sfruttare i poteri dei due eroi; soprattutto quelli di Havok, capace di incanalare e generare onde di energia, persino quella nucleare.
Il divo e la bestia
Non è la prima volta che Wolverine e Havok si trovano a collaborare, benché siano due personaggi per certi versi molto diversi. Logan è più ferino, animalesco e brutale anche nel modo di agire, mentre Alex Summers è più fine ed elegante e appare qui quasi come un divo del cinema, simile a un giovane James Dean. La stessa Scarlett, la ragazza che ha fatto prigionieri i due mutanti, sempre affascinante e ammaliante, ricorda le classiche Bond girl, che affiancano l’agente 007 in ogni sua avventura.

Come spiegato anche nelle pagine finali del volume proposto da Panini Comics, Havok & Wolverine: Fusione è una storia che nasce in qualche modo per i due disegnatori, in risposta al loro desiderio di lavorare su un racconto che coinvolgesse i due mutanti ed è indubbiamente l’elemento grafico quello che colpisce maggiormente. La storia è sì interessante, ma rimane un po’ frettolosa ed è difficile empatizzare con i personaggi, mentre alcune tavole sono delle piccole opere d’arte. Interessante anche la scelta degli artisti di dividersi i compiti, affidando a Jon J Muth tutte le sequenze relative ad Havok, mentre a Kent Williams quelle con Wolverine. Si percepisce a colpo d’occhio la differenza nei due stili, che comunque si amalgamano perfettamente nelle scene che coinvolgono entrambi.


