A distanza di cinque anni dall’ultimo Hellboy, la creatura demoniaca nata dalla mente di Mike Mignola torna sui nostri schermi nel tentativo di riaccendere una fiamma (mai spenta, ma forse un pò affievolita) nei confronti di uno dei migliori personaggi gotici del mondo dei comics. In questa nuova pellicola diretta da Brian Taylor (Crank, Ghost Rider) esordisce nei panni del Demone Rosso Jack Kesy (Deadpool 2, Intruders) assieme a un cast composto da Adeline Rudolph, Leah McNamara e Jefferson White.
Trama di Hellboy – L’uomo deforme
Negli anni 1950, sugli Appalachi, Hellboy e un agente del B.P.R.D. alle prime armi indagano sulle streghe che infestano un villaggio rurale guidato dal demone noto come Crooked Man (L’uomo deforme).

Un nuovo Hellboy
Hellboy è da diversi anni un’icona dell’universo gotico, la migliore creazione di Mike Mignola e un personaggio profondo e sfaccettato. Riuscire a racchiudere tutto questo in un’interpretazione non è facile, ce lo ha dimostrato Ron Perlman (miglior Hellboy finora) ma soprattutto da David K. Harbour, con il flop sul personaggio del 2019. Ora Jack Kesy, seppur con un contesto ridotto e completamente diverso (di cui parleremo a breve), riesce a dare vita a un Hellboy tenebroso il giusto ma che non riesce mai a splendere, seppur molto vicino alla controparte fumettistica. Complici, forse, le limitazioni del film.

L’intervento di Mike Mignola
Per le passate reincarnazioni sul personaggio, gli sceneggiatori hanno sempre preso spunto dalle storie dell’autore di Hellboy ma, per Hellboy – L’uomo deforme, è successo che Mike Mignola in persona è voluto intervenire e cosceneggiare il film per adattare al meglio la storia già esistente per un contesto cinematografico. La trama, infatti, rasenta le atmosfere cupe e solitarie dei comics con uno sviluppo ben costruito a dispetto del basso budget.
Il lato negativo
Hellboy – L’uomo deforme nasce come un film “indipendente” sul personaggio, con un budget ridotto e nessuna major alle spalle pronta a pubblicizzare il film al grande pubblico (di fatto, la pellicola è passata molto in sordina). Tutto ciò, per l’appunto, ha permesso al film di respirare un’aria genuina, non è estroso e ci dona una visione “più piccola” sul personaggio. A contrapporsi, però, c’è la parte visiva del film: i Visual Effects. Sul fronte make up ed effetti speciali pratici, il team ha svolto un buon lavoro nel ricreare costumi e maschere di personaggi; non si può dire lo stesso della CGI che spesso ci mostra delle scene raccapriccianti non degne neanche di un B-Movie, come il ragno all’inizio o l’inquadratura dall’elicottero sul finale.

Conclusioni
La storia di Hellboy – L’uomo deforme ha permesso la realizzazione di questo coraggioso film, non scontato e controcorrente, capace di immergere lo spettatore nell’ombroso universo di Hellboy. La creatura di Mike Mignola, tuttavia, non vive solo di queste ambientazioni tetre ma anche di altre infernali che, per rappresentarle al meglio, necessitano di budget più alti. Possiamo dire che, qualora volessero limitarsi a raccontare le storie meno complesse da trasporre di Hellboy, questi film indipendenti potrebbero regalarci delle piacevoli sorprese. Quando, però, bisognerà affrontare e ampliare il vero universo di Anung Un Rama, avremo bisogno di una degna rappresentazione dell’inferno del personaggio.
Siete curiosi di vedere Hellboy – L’uomo deforme?
