Nel panorama italiano una delle matite più illustri è sicuramente quella di Paolo Barbieri. Illustratore mantovano con all’attivo numerosi lavori (sue, per esempio, tutte le copertine della saga del Mondo Emerso di Licia Troisi), negli ultimi anni ha pubblicato per Bonelli Editore vari libri illustrati che spaziano da favole e racconti a miti e opere della letteratura classica, dall’inferno dantesco all’Iliade e Odissea di Omero. Dopo questi lavori sui grandi classici (su cui tornerà nuovamente con l’uscita di Dracula nel mese di ottobre) Barbieri torna in fumetteria con un volume fantasy: Draghi – i custodi delle stelle.

Per aspera ad astra
Barbieri, qui in veste di autore unico, com’è facile intuire dal titolo immagina i draghi come custodi delle varie costellazioni, richiamando innanzitutto le costellazioni tolemaiche (ideate da Tolomeo e pilastro dell’astronomia, inizialmente 36 anche se oggi il numero è aumentato a 38) e quelle dello Zodiaco (le 12 costellazioni lungo l’eclittica) per poi introdurre anche parte delle restanti costellazioni “moderne”, ossia quelle successive al 1600 che vanno a colmare gli spazi tra le costellazioni tolemaiche e nell’emisfero meridionale (in alcuni casi scomponendo anche costellazioni pre-esistenti). Il lavoro di Barbieri è certosino e rivela una progettualità e un amore per l’argomento non indifferenti: l’autore immagina e racconta infatti non solo la nascita del nostro universo, nato da due fiumi ancestrali le cui correnti hanno dato vita ai primi due draghi che a loro volta hanno generato tutti i successivi, ma procede poi a raccontare la storia delle nostre costellazioni, ognuna dotata di un drago protettore accompagnato dalla stella più luminosa di quella costellazione, incarnate di volta in volta in diverse creature mistiche. I racconti mescolano sapientemente mitologia, scienza e fantasy: troviamo per esempio Ara (forma latina di Altare), drago custode che ha visto la titanomachia (la lotta degli dei greci contro i titani) che manda Cervantes, l’essere che rappresenta la stella omonima, come emissario a chiedere un incontro con Zeus, Poseidone e Ade, che rifiutandola vengono condannati dal drago all’oblio; è anche la storia di Aquila, drago eccentrico che insegue le comete e che si rattrista quando queste perdono la loro luce, venendo consolato dalla sua stella Altair; Libra (bilancia), drago che custodisce la stella Zubeneschamali, che al suo interno contiene dormienti delle parti dei due fiumi cosmici che hanno generato tutto, mantenendo l’equilibrio tra la vita e l’oblio; molti altri sarebbero i racconti e i rispettivi guardiani immaginati da Barbieri in quello che è un vero tripudio fantasy e lettera d’amore non solo all’astronomia, ma anche alla mitologia (greca e sumera principalmente), non disdegnando anche qualche citazione più moderna, H.P. Lovecrat e i suoi Grandi Antichi su tutti.
Hic sunt dracones
A far da padrone è ovviamente l’aspetto artistico, che grazie anche alle dimensioni generose del volume, permette di godersi le illustrazioni in un formato di pregio. I custodi delle stelle è infatti impaginato per presentare un breve testo elaborato da Barbieri sul lato sinistro e il rispettivo drago guardiano con la stella sul lato destro, con, solitamente, una splash page singola maestosa e ricca di dettagli. In più casi ci si trova di fronte anche a enormi splash page doppie, con il drago su entrambe le pagine e il testo leggibile in trasparenza, senza inficiare il godimento del disegno. Con ispirazioni grafiche e stilistiche che attingono da diverse parti dal mondo, passando da draghi di ispirazione prettamente asiatica ad altri più vicini al mondo greco e occidentale, senza disdegnare incursioni grafiche vicine all’India, il pantheon immaginato da Barbieri è ricco, variegato e soprattutto ispirato, con figure traboccanti di particolari e minuzie grafiche che trovano riscontro nei brevi racconti, funzionando ancora di più grazie a un lavoro sinergico di entrambi gli elementi.

Un drago per tutti
Con questo volume Barbieri strizza l’occhio agli amanti degli artbook e del fantasy in generale, con illustrazioni e brevi racconti che trovano la loro ragion d’essere principalmente nella volontà espressa dell’autore di raffigurare i draghi come custodi delle già menzionate costellazioni. Se quindi non si può parlare di un libro dalla trama organica e classicamente intesa, con potenziale delusione di chi si aspetta una lettura orientata, è altresì vero che chi cerca un’opera che intrattenga e stupisca dal punto di vista artistico non resterà sicuramente deluso. I vari “capitoli” sono infatti tutti legati dalla medesima struttura e alcuni draghi portano avanti la storia dell’universo immaginata da Barbieri, premiando il lettore attento che coglie i vari riferimenti, senza per questo impedire anche una lettura “a campione” aprendo pagine casuali e leggendo semplicemente ciò che si ha davanti godendosi la relativa illustrazione. Completa il volume un’interessante sezione di extra con i bozzetti preparatori di alcuni draghi, fornendo un interessante dietro le quinte del processo creativo di Barbieri.

