La passione per i dinosauri è qualcosa che accomuna tanti e tante di noi, spesso sin dall’infanzia. La scoperta di queste grandi creature che abitavano la Terra ben prima dell’uomo e che, un giorno, sono completamente sparite, è stata fondamentale per la scienza e si è riversata poi in tutto il mondo dell’intrattenimento, con un importante punto di svolta: l’uscita al cinema di Jurassic Park nel 1993. Il film di Steven Spielberg, basato sull’omonimo romanzo di Michael Crichton, è stato folgorante anche per Marion Montaigne, fumettista francese che ha saputo coniugare al meglio la nona arte con la divulgazione scientifica attraverso una serie di opere finora inedite in Italia. Bao Publishing ha deciso così di rimediare a questa mancanza con la pubblicazione de I nostri mondi perduti nella collana Cherry Bomb, curata e diretta da Zerocalcare. Un fumetto che racconta la nascita e lo sviluppo della paleontologia e di come siamo arrivati ai dinosauri che conosciamo oggi, coniugando alla perfezione scienza e umorismo.

Un racconto che ha radici lontane
Marion Montaigne è la voce narrante del fumetto e ci accompagna in questo lungo viaggio indietro nel tempo, a partire dalla preistoria e dal ruolo giocato dal ritrovamento dei primi fossili. La scoperta di qualcosa di antico e di sepolto nel tempo metteva in crisi la società dell’epoca, soprattutto i cattolici. Sulla Terra abitavano altre creature prima dell’uomo ed erano completamente estinte, questo voleva dire che Dio si era reso conto di aver commesso un errore e aveva deciso di cancellare il suo sbaglio. Nei primi capitoli l’autrice mette subito in risalto il legame tra fede e scienza e non risparmia critiche a nessuno, ponendo i riflettori su alcune figure storiche molto importanti, come Buffon, colui che svilupperà le scienze naturali, o il suo successore Cuvier. A ogni personaggio è dedicato il giusto spazio e l’autrice cerca di fornirne un ritratto a tutto tondo, nei suoi pregi e difetti. Molti di questi hanno contribuito a scoperte fondamentali per la disciplina, ma questo non significa che fossero sempre delle persone esemplari.

Disparità di genere e le prime rappresentazioni
Con il procedere dei capitoli, emerge anche il tema della disparità dei sessi nella società e, nello specifico, proprio nella storia delle scienze. Le donne hanno avuto un ruolo fondamentale ma mai davvero riconosciuto per tantissimo tempo in molti ambiti scientifici, come il caso ben raccontato di Mary Anning, che nel corso della sua vita ha scoperto diversi fossili, ma ogni volta erano poi gli uomini a dare i nomi a queste creature. Ad ogni modo, se oggi i dinosauri continuano ad attrarre così tante persone è sicuramente anche merito del loro aspetto, che li rende animali tanto paurosi quanto possenti e affascinanti.
L’arte ha giocato un ruolo fondamentale nel far conoscere i dinosauri al grande pubblico sin dalla metà del 1800. L’autrice racconta così in maniera precisa e sempre molto ironica anche un altro rapporto difficile, quello tra artisti e scienziati. Soprattutto nelle prime rappresentazioni, si trattava di dare una forma visiva a qualcosa che non si era mai realmente osservato, basandosi solo sui pochi dati conosciuti. Per arrivare all’immagine oggi più comune, un ruolo importante sarà giocato dagli Stati Uniti e da pittori come Charles Knight.

Ricostruire un mondo perduto
Alternando passato e presente, e inserendo nel mezzo anche il racconto della propria esperienza personale, Marion Montaigne compie un lavoro egregio nel rendere I nostri mondi perduti una lettura stratificata ma mai complessa. Anche il suo stile di disegno aiuta a rendere l’opera il perfetto punto d’incontro tra comicità e divulgazione. Un fumetto che è frutto di un lungo lavoro di documentazione, come riportato nella bibliografia in fondo al volume, e che non si rivolge solo ai maniaci dei dinosauri, ma anzi racconta tanto anche della società passata e odierna e del rapporto tra scienza e fede. Oggi si danno infatti per scontate tante scoperte raggiunte dopo secoli di oscurantismo e bigottismo.
I nostri mondi perduti non vuole essere un saggio approfondito e scientifico sulla paleontologia, ma riesce a raccontare tante nozioni in maniera precisa e sempre leggera, rendendo il fumetto anche un possibile punto di partenza per chi magari vorrà approfondire ancora più metodicamente alcuni determinati aspetti legati a queste creature che tanto ci affascinano.





