Marcos y Marcos ha pubblicato a settembre 2025 un romanzo toccante e poetico dell’autore kirghizo Čyngyz Ajtmatov (1928 – 2008): si intitola Il battello bianco, con la traduzione di Gigliola Venturi.

Trama
Nelle foreste della Kirghisia, tra le montagne e un lago gigantesco, c’è un avamposto della forestale, un pugno di case affacciate sul torrente. Vi abitano tre famiglie e un bambino di sette anni – testa tonda, orecchie a sventola – affidato alle cure del nonno Momun. La sua fantasia eleva tutto ciò che ha attorno – acqua, sassi, paesaggio – a qualcosa di epico, quasi assoluto. Carezza le pietre del torrente – per ciascuna ha un nome – immagina di trasformarsi in pesce, nuotare fino al lago e incontrare finalmente il padre, marinaio sul battello bianco. Nonno Momun alimenta la sua immaginazione raccontando leggende: antiche battaglie lungo il fiume Enesaj, una grande cerva bianca che raccoglie due bambini smarriti e li porta lontano, per fondare una nuova stirpe. Un giorno, nel bosco appaiono tre cervi. Per nonno e nipote, una nuova scintilla di meraviglia; per gli altri, un semplice oggetto di contesa e di preda.
Aveva due favole. Una sua, di cui nessuno era a conoscenza. E l’altra, quella che raccontava il nonno. Poi, non ne rimase niente. È questa la storia.
Recensione
Ci sono storie che fin dal principio riescono a tessere un legame col cuore del lettore, racconti che colpiscono e segnano nel profondo, andando a scavare nella parte più nascosta di ciascuno, fino ad arrivare a toccare le corde più sensibili dell’animo.
Il battello bianco di Činghiz Ajtmatov è uno di questi.
In queste pagine la natura kirghisa si fa viva protagonista del racconto, ogni sasso, albero, torrente e lago diventa entità viva, presente, fondante. Questo avviene grazie allo sguardo, innocente e puro, di un bambino, protagonista senza nome e proprio per questo capace di entrare in contatto col bambino dentro ciascuno di noi. Attraverso i suoi occhi tutto è magico, tutto è favola, tutto è possibile.
Sogna di potersi trasformare in un pesce, tuffarsi nel torrente e raggiungere nuotando il grande lago Issyk Kul, dove ogni giorno vede passare il battello bianco: lì immagina di trovare finalmente il padre marinaio e ricongiungersi con lui. Lo scintillante battello bianco che scivola nelle acque cristalline del lago diventa così il simbolo di una speranza di vera felicità. I suoi soli amici sono i massi a cui ha dato un nome, la cartella con cui va a scuola e il binocolo, l’unico mezzo che ha per guardare lontano.
La sua fantasia viene alimentata dal nonno Momun, un uomo buono e gentile, colui che lo ha cresciuto e che ha mantenuto un legame molto stretto con la natura e con le leggende del suo popolo, i bugu: il racconto della leggenda di Madre Cerva dalle ramose corna è un piccolo gioiello che ha tanto da insegnare al bambino, e al lettore.
All’innocenza e purezza del bambino, si oppone però il disincanto, la crudeltà e il cinismo di Orozkul, lo zio violento e ubriacone, guardia forestale che però non ama né rispetta la natura. Incapace di godere di ciò che ha e concentrato solo su ciò che gli manca (una moglie feconda, dei figli, un lavoro importante), Orozkul è un uomo pieno di rabbia e frustrazione. La sua brutalità colpisce tutto ciò che lo circonda: la moglie, il povero Momum e la riserva, di cui abbatte e vende di nascosti gli alberi.
Non è l’unico personaggio negativo che incontriamo però, perché in questo romanzo gli adulti (ad eccezione del nonno Momun) sono tutti, chi più chi meno, votati esclusivamente ai propri interessi e privi di profondità emotiva. Hanno perduto il legame con i propri avi, con le proprie origini e con la natura.
L’ombra della tragedia finale si avverte già dalle prime pagine, un epilogo che ha però il sapore aspro dell’inevitabile: i due mondi, quello del bambino e quello di Orozkul, collideranno con violenza alla comparsa inaspettata di una famiglia di cervi nella riserva.
Il bambino si troverà suo malgrado di fronte alla distruzione del suo mondo, quello reale e quello fantastico. Un epilogo straziante, che colpisce dritto al cuore e non può lasciare indifferenti.
Un libro meraviglioso, che potete trovare QUI.
L’Autore
Consigliere di Gorbacëv durante la Perestrojka, ambasciatore della Kirghisia in Lussemburgo e in Belgio, Činghiz Ajtmatov, classe 1928, è una delle figure di massimo spicco mai espresse dal popolo kirghiso. In lui combattono anime diverse, perfettamente complementari l’una all’altra.
Come diplomatico ha sostenuto in sedi prestigiose – ONU, CEE e UNESCO – cause e battaglie delle minoranze etniche. Come politico è stato fra i pionieri, negli anni Cinquanta, dell’ambientalismo e del pacifismo. Ne danno testimonianza numerosi colloqui, pubblicati su riviste o in pamphlet, con i guru delle culture alternative americane, europee e giapponesi.
Nei suoi romanzi, pieni di nostalgia, lirismo e passionalità, il destino degli uomini si misura con i contrasti fra tradizione e progresso, pregiudizio e libertà, bellezza e degrado. E sono fra i più letti nel mondo. Marcos y Marcos ha già pubblicato Melodia della terra, Il battello bianco, La ragazza dal fazzoletto rosso e Il primo maestro, da cui Andrej Končalovskij ha tratto un film epico, interamente girato in Kirghisia.


