Ieri abbiamo partecipato alla presentazione del nuovo libro di Ken Follett dal titolo “Il cerchio dei giorni“. L’evento, organizzato dalla casa editrice Mondadori presso il Teatro Carcano di Milano, ha visto la partecipazione entusiasta del pubblico che, al momento dell’arrivo sul palco dell’autore, lo ha accolto calorosamente con un lungo applauso.

La prima parte dell’intervista si è concentrata sui motivi che hanno spinto l’autore a scrivere un libro su Stonehenge, uno dei monumenti più iconici e riconoscibili al mondo. Ken Follett ci spiega che è sempre rimasto affascinato dalla sua maestosità e bellezza, chiedendosi molte volte chi ha voluto la sua costruzione, i motivi e perché è stato scelto proprio quel punto lì del sud dell’Inghilterra per la sua realizzazione. Da qui ha compiuto uno studio accurato sull’argomento, documentandosi e venendo a conoscenza dell’esistenza di una branca dell’archeologia sperimentale che studia come gli antichi monumenti venissero eretti. Come lo stesso autore, anche gli archeologi si sono interrogati su come le tribù dell’età della pietra avessero trasportato pietre da oltre 25 tonnellate di peso percorrendo una distanza di 30km. La ruota non era stata ancora inventata, non c’erano carri e gli animali non venivano usati come mezzi di trasporto, perciò l’unico modo possibile era utilizzare gli uomini facendo tirare loro delle corde. Gli archeologi hanno provato a prendere una pietra molto pesante e hanno calcolato che per trascinarla ci volevano all’incirca 200 persone. La domanda che si è posto l’autore è stata: Chi ha convinto queste persone a fare tutto ciò? Sicuramente una figura carismatica, un leader capace di coinvolgere centinaia di persone in un’impresa titanica. Non avendo un nome, da qui nasce l’idea di creare il personaggio di Joia, una sacerdotessa che, grazie al suo coraggio e alla sua determinazione, è riuscita a intraprendere quest’avventura.

Dopo la creazione del personaggio principale, l’autore ci informa che la costruzione della storia è venuta da sé, partendo dalla descrizione di come poteva essere la società dell’età della pietra e soffermandosi sulla descrizione di quattro tribù: i pastori, i coltivatori, i cavatori e gli abitanti dei boschi. L’intervistatore ha fatto notare come Ken Follett abbia la capacità di raccontare le grandi conquiste umane attraverso le vicende di persone comuni e, in questo caso, ha saputo trasformare il mito della costruzione di Stonehenge in un romanzo epico. Ken Follett concorda poiché ci tiene a raccontare l’essere umano in tutte le sue sfaccettature. I problemi che avevano gli uomini dell’età della pietra, come nutrire la famiglia, il lavoro, il denaro, la violenza, la guerra o l’amore, sono analoghi ai nostri, a dimostrazione che su alcune cose l’umanità è rimasta simile, è solo il mondo in cui viviamo che è cambiato. Inoltre, nel romanzo vi è un momento di grave crisi causato dalla siccità, che mette le persone di fronte ai propri limiti e causando delle guerre inevitabili. Il cambiamento climatico colpisce ogni epoca e mostra come l’uomo possa reagire diversamente a quanto sta succedendo, c’è chi agisce e chi invece usa la violenza poiché spaventato. Alla fine di tutto, in qualche modo l’essere umano se la cava e l’autore stesso afferma: “La razza umana riesce sempre a pensare a qualcosa di nuovo e quando la comprende pienamente, la condivide. Per questo che amo la storia“.
La seconda parte dell’incontro è stato dedicato alle domande da parte del pubblico, che l’autore ha voluto fortemente. Qui è uscita maggiormente la sua individualità, raccontando aneddoti personali e scherzando con il pubblico. Alla domanda da dove prendesse spunto per i suoi romanzi, Follett ha risposto così: “I was born with a good immagination and then I became a reader!“. Nessuno mi ha insegnato l’immaginazione, ci sono nato con essa che è accresciuta quando sono diventato un avido lettore. La narrativa mi ha insegnato moltissimo e quando ho iniziato a scrivere su carta le storie che avevo in mente, ho deciso che era arrivato il tempo di controllare la mia immaginazione per renderla comprensibile. Ogni storia deve avere un senso e se interessa a me può darsi che possa interessare anche al lettore. Il modo migliore per convincere il lettore è attraverso le emozioni: se una storia è scritta bene, il lettore si immedesima e si sente parte di essa. Se ce la fai, allora vuol dire che hai il lettore in mano e lo ha conquistato“
Alla domanda cosa avrebbe voluto fare se non fosse stato uno scrittore, Ken Follett ha risposto dicendo che gli sarebbe piaciuto essere una rockstar, di fatti suonava la chitarra quando era giovane ma poi la lettura ha preso il sopravvento. Follett si chiede come sarebbe stato se avesse dato priorità alla musica, ma alla fine non sarebbe diventato una rockstar perché, come afferma lui stesso, “mi piace andare a letto presto“.
Dopo più di un’ora, Ken Follett si è congedato dal suo pubblico e ha lasciato l’Italia per continuare il suo tour promozionale del libro. L’autore ha permesso ai suoi estimatori di aver l’occasione di conoscerlo meglio, dimostrando di essere un uomo distinto, colto e molto ironico. Un essere umano che ha cambiato le sorti della letteratura contemporanea, regalandoci personaggi e storie che verranno lette anche dalle prossime generazioni.
Non ci resta che immergerci nella lettura di questa storia avvincente ed epica!

