La casa editrice Lorenzo de’Medici Press pubblica, per la prima volta in Italia, il romanzo in versione integrale di William Le Queux, con la traduzione di Sara Musarra Pizzo. Uscito nel 1918, Il Ministro del male è una raccolta di rivelazioni scritte dal giovane Feodor Rajevski, segretario e servitore personale di Grigorij Rasputin.

Trama
Russia, inizio ‘900. Feodor Rajevski è un giovane universitario che, grazie alle amicizie del padre, riesce a trovare lavoro come impiegato nell’Ufficio della Polizia Politica dell’Impero. A causa di uno scandalo interno, nel 1903 Rajevski è costretto a testimoniare in tribunale dove conosce il generale Kouropatkin, amico intimo dell’Imperatrice, che lo fa entrare come sottosegretario nel suo gabinetto al Ministero della Guerra. Da qui la vita di Feodor cambia totalmente quando il Generale lo nomina segretario personale di Grigorij Rasputin. Lo Starec ha la fama di essere un monaco santo siberiano, mandato da Dio per essere la guida spirituale e il protettore della Russia. La persona che Feodor si trova davanti è un uomo trasandato, analfabeta, con un viso pallido ed occhi penetranti. Il suo compito è quello di leggere e rispondere alle centinaia di lettere che il monaco riceve giornalmente dai suoi adulatori, oltre che organizzare le riunioni settimanali delle “sorelle-discepole”, le donne più ricche e colte della capitale.
In quegli occhi avevo intuito qualcosa di terribile, avevo letto tutto il suo destino in uno sguardo. Per un momento, quello sguardo mi aveva stravolto
Grazie al suo carisma, Rasputin riesce ben presto a conquistare non solo l’alta società di Pietrogrado, ma soprattutto la Zarina Aleksandra, con la quale instaura un rapporto molto intimo. In questo modo acquisisce grande influenza sulla famiglia imperiale, arrivando a condizionare le decisioni dello Zar Nicola II. Stando sempre al suo fianco, Feodor si rende ben presto conto che Rasputin non è nient’altro che un ciarlatano che sta progettando un piano preciso per distruggere la Russia. Di fatti, insieme alla Zarina tedesca e ad un gruppo ristretto di fedelissimi, Rasputin ha preso accordi con la Germania per distruggere l’Impero russo dal suo interno, attraverso azioni in grado di favorire il Kaiser. Una missione sotto copertura di cui nessuno deve esserne al corrente.
Man mano, Rasputin diventa un consigliere politico di primo piano dello Zar, riuscendo così a gestire le decisioni politiche ed influenzandolo sulle questioni religiose, le vicende diplomatiche e le varie nomine di ministri.
Si, Anna, io Rasputin sono il vero Zar, anche se è Nicola a portare il titolo!
Feodor diventa spettatore di un gioco spietato, nel quale ogni individuo che prova a mettersi contro il monaco viene allontanato o addirittura ammazzato. La lista delle persone cadute vittima di Rasputin è talmente lunga, che Feodor inizia ad annotare non solo i loro nomi, ma soprattutto la vera causa della loro dipartita.
Rasputin si crede ormai invincibile, ma basta un solo errore che tutta la macchina del tradimento s’inceppi, mostrando al mondo il suo piano malefico.
Tra inganni, colpi di scena e situazioni pericolose, Feodor Rajevski ci racconta in prima persona un resoconto dettagliato degli ultimi anni dell’Impero russo, con l’intento di smascherare il falso monaco.
Recensione
Grigorij Rasputin è considerato uno dei personaggi più controversi del Novecento, in grado di tenere in pugno il destino di un Impero per oltre un decennio. Agli occhi dei suoi contemporanei, Rasputin è vista come una figura malefica e nefasta, ma allo stesso tempo fascinosa. È per questo motivo che il libro di William Le Queux riscuote un enorme successo di pubblico quando viene pubblicato nel 1918, in quanto a raccontare la storia segreta del monaco è proprio il suo segretario personale, rendendo così il resoconto veritiero. Ma chi era davvero Rasputin?
Come ci racconta Sara Musarra Pizzo nella sua introduzione, Grigorij Rasputin nasce in un villaggio della Siberia Orientale il 21 Gennaio 1869. Quinto di nove figli, dimostra fin da piccolo la sua propensione alla spiritualità. Dopo essersi sposato nel 1887, lascia la sua famiglia e il lavoro nei campi per entrare nel monastero a Verchotur’e, diventando un pellegrino. Dopo una presunta visione della Madonna di Kazan, Rasputin si dedica a pieno alla vita mistica e inizia un pellegrinaggio a piedi nei luoghi santi dell’Impero. Quando fa ritorno a casa, Rasputin decide di costruire una chiesa personale. La sua fama si diffonde, richiamando a sé moltissimi fedeli. La sua forza sta non solo nel suo sguardo magnetico, intenso e allucinato, ma anche nell’uso di parole semplici e convincenti. Rasputin si sposta di continuo tra monasteri e conventi, approdando finalmente a Pietrogrado (San Pietroburgo) nel 1905. Grazie alla sua fama di guaritore, viene subito presentato alla famiglia imperiale, che in quel momento sta vivendo il trauma della malattia dell’erede al trono Alessio. Dal primo incontro, Rasputin riesce ad ottenere qualche effetto benefico sul bambino, attraverso un tipo di ipnosi che interrompe le crisi ematiche. Si dice che, in realtà, Rasputin avrebbe semplicemente interrotto l’assunzione di medicinali, che provocavano in Alessio continue emorragie. Vedere le condizioni di salute del loro figlio migliorare, basta agli Zar per far diventare Rasputin una figura essenziale nella loro corte, accrescendone sempre di più il suo potere. In tutta Pietrogrado si diffonde la notizia dell’arrivo del salvatore della Russia, in grado di guarire miracolosamente le persone. Da semplice monaco, Rasputin diventa un consigliere dell’Imperatore, influenzando decisioni politiche e diplomatiche, provocando dissapori sia tra il popolo che tra i politici. Da qui iniziano a trapelare notizie private del monaco, come per esempio il suo attaccamento ai soldi, alle donne e alla bottiglia. Inoltre, si dice che facesse parte della setta dei Chlysty, un gruppo mistico religioso, i quali rituali consistevano in orge. L’influenza e il potere di Rasputin aumentano durante la prima guerra mondiale, a causa dell’assenza dello Zar, impegnato al fronte. Ormai è il monaco a guidare la nazione, ma il tutto cambia quando il deputato Miliukoff lo condanna pubblicamente nel 1916, durante un discorso in Parlamento. Con la disfatta bellica, anche la figura di Rasputin perde il suo potere, fino al suo omicidio avvenuto il 16 Dicembre 1916. Dopo la sua morte, l’Impero russo crolla definitivamente nelle mani dei bolscevichi, con l’arresto e l’uccisione di tutta la famiglia imperiale.
Su Feodor Rajevski non vi sono fonti certe, sappiamo solo quello ci viene raccontato da lui stesso all’interno del romanzo. Feodor descrive Rasputin come uno di quei pochi ciarlatani di divina presenza e di speciose parole, adulatore di donne e dominatore di uomini, che capitano al mondo a intervalli attraverso gli anni. Il suo è un giudizio perennemente negativo e lo si evince dai continui epiteti che utilizza per descrivere il monaco: rude, rozzo, contadino analfabeta, pio imbroglione, ciarlatano e malefico. La sua opinione è altrettanto negativa nei confronti non solo del suo paese, considerato bigotto e superstizioso, ma soprattutto della famiglia imperiale, rea di aver permesso al monaco di prendere potere. Rajevski descrive lo zar Nicola II come una persona debole e facilmente malleabile; mentre la Zarina tedesca è una donna crudele che vuole la disfatta dell’Impero per permettere al suo paese d’origine di prendere il controllo sui territori.
Il resoconto che ci presenta Feodor è molto dettagliato, riportando nomi e avvenimenti accaduti realmente. Le sue rivelazioni sono sconvolgenti, che mostrano un Rasputin a capo delle forze oscure in Russia. La domanda che si ci pone è quanto di vero ci sia nelle sue parole. Lo stesso Le Queux ci informa di aver ricevuto questo voluminoso manoscritto da un anonimo e di averlo semplicemente trascritto. L’autore ci spiega che la maggior parte del manoscritto è in italiano poiché Rajevski aveva vissuto molti anni della sua giovinezza a Bologna, Firenze e Siena. Quindi la decisione di scrivere le sue confessioni con una lingua a lui più familiare, permette la sua diffusione al di fuori della Russia con maggior facilità. Il dubbio sorge al lettore poiché Le Quex non solo sapeva parlare bene l’italiano, ma aveva casualmente vissuto nelle stesse città di Rajevski. Il suo sembra quasi un pretesto per dare veridicità a calunnie volutamente diffuse per diffamare le figure di Rasputin e dei Romanoff. La pubblicazione del testo subito dopo la disfatta russa non è puramente un caso, ma è il chiaro tentativo di un autore inglese di alimentare l’odio nei confronti della Russia, parlando attraverso il presunto segretario del monaco. Il grande successo del libro dimostra quanto il pubblico contemporaneo fosse ossessionato dall’argomento, dando ragione così all’autore.
Il risultato finale è un romanzo ben scritto, in cui le personalità dei suoi personaggi principali emergono sia nelle parole che pronunciano che nelle azioni che commettono. Il ritmo è calzante, che si snoda tra tradimenti, colpi di scena e sotterfugi, intrecciando l’ambizione umana con la tragedia sociale. Il periodo storico narrato è sicuramente molto delicato, per questo motivo l’autore si sofferma molto nel fare una sofferta analisi della società dell’epoca, scrivendo così un dettagliato e duro atto contro la classe dirigente russa corrotta.
Il difetto più grande è l’aver voluto far passare per vere delle dicerie, camuffandole all’interno la descrizione di avvenimenti storici e politici realmente accaduti. Se questo ha funzionato con il pubblico dell’epoca, il lettore moderno lo vede, invece, come una presa in giro che rovina la bellezza del romanzo.
Ancora oggi la figura di Rasputin affascina e provoca curiosità. Per questo motivo la lettura del romanzo di Le Queux ci permette di comprendere maggiormente la società dell’epoca, che ha saputo dare potere ad un monaco siberiano analfabeta con estrema facilità. L’entrare nella mente di un uomo del 1918 è la chiave di lettura di tutta l’opera ed è la sua scoperta quello che affascina di più.
Il libro lo potete trovare qui
Autore
William Le Queux (1864-1927) scrittore, viaggiatore e diplomatico, ha proposto al pubblico di tutta Europa oltre 150 romanzi. Considerato un maestro del genere poliziesco, giallo e thrilling, Le Queux univa alle trame complesse e ai colpi di scena un particolare interesse per le vicende storiche del suo tempo che seppe reinterpretare e rendere avvincenti a suo modo. La passione per i documenti e i dettagli storici colloca le sue opere a metà strada fra saggio e romanzo. Fra le sue più fortunate creazioni, La spia dello zar (1910), Il mistero del raggio verde (1915), L’ombra del passato (1915), I segreti del Foreign Office (1920).




