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NerdPool > Blog > Libri > IL MIO PRIMO GIORNO IN GIAPPONE di Lafcadio Hearn: recensione
Libri

IL MIO PRIMO GIORNO IN GIAPPONE di Lafcadio Hearn: recensione

Ilaria Derosa
6 Ottobre 2026
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7 Min
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7
IL MIO PRIMO GIORNO IN GIAPPONE

Come guardava il Giappone un occidentale alla fine del diciannovesimo secolo? A questa domanda risponde la casa editrice Adelphi con una nuova ristampa del saggio narrativo di Lafcadio Hearn dal titolo Il mio primo giorno in Giappone, con la traduzione curata da Ottavio Fatica e presente nella collana Microgrammi. Questo resoconto di viaggio dell’autore ci porta indietro al 1890 e al primo impatto che ha avuto con il paese nipponico, visto con lo sguardo di un occidentale: una cronaca ravvicinata che conserva intatta, a distanza di oltre un secolo, la meraviglia dello stupore primitivo.

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Recensione

Il racconto si apre nel momento esatto dello sbarco dell’autore: è il mattino del 4 aprile 1890 e Yokohama si presenta agli occhi di Hearn come un microcosmo fatto di legno, carta e lanterne che sembra sospeso e fuori dal tempo. Senza esitare, lo scrittore sale a bordo di un jinrikisha, il tradizionale risciò trainato a mano, lasciandosi trasportare nel cuore della città. Quello che scopre è un mondo molto diverso da ciò a cui era abituato: un posto che definisce “elfico“, fatato e quasi magico, dove ogni minimo particolare appare straordinariamente vivo. Sono immagini che parlano una lingua propria e trasmettono emozioni immediate.

Trovarsi all’improvviso in un mondo dove tutto si presenta su scala minore e più aggraziata rispetto al nostro, un mondo dove ogni movimento è lento e morbido e le voci son sommerse, un mondo dove la terra, la vita e il cielo non somigliano a niente di quello che si è conosciuto altrove…questa, per immaginazioni nutrite di folklore inglese, si rivela senza meno come la realizzazione dell’antico sogno di un mondo popolato di Elfi.

Più che una cronaca geografica e giornalistica, la narrazione si sviluppa così come una vera e propria geografia dei sensi. Hearn non cerca i grandi monumenti ma preferisce lasciarsi catturare dai dettagli minimi della quotidianità nipponica, come il sorriso dei mercanti, la forma di un ideogramma, la grazia geometrica dei templi, il profumo dell’incenso e il rumore dei sandali di legno sul selciato. Ogni incontro che fa trasforma la sua esplorazione in un’esperienza spirituale, dove l’iniziale curiosità cede rapidamente il passo a un senso di profonda appartenenza. Difatti, nelle sue intenzioni originarie doveva trattarsi solo del primo di una serie di reportage per la rivista americana Harper’s Monthly; nei fatti, fu l’inizio di una nuova vita. Hearn non lascerà mai più il Giappone: sposerà una donna del luogo, prenderà il nome di Koizumi Yakumo e ne diventerà uno dei più grandi custodi culturali. Questo testo cattura con precisione proprio l’attimo prima del suo grande cambiamento.

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Al di là del semplice resoconto di viaggio, le pagine di Hearn si rivelano un fitto intreccio di riflessioni profonde. La tematica centrale è senza dubbio il contrasto tra Oriente e Occidente, vissuto non come uno scontro, ma come un’opportunità di ampliare culturalmente la propria conoscenza. La forza della sua scrittura risiede nella totale assenza di superiorità coloniale, un atteggiamento purtroppo comune tra i viaggiatori europei dell’epoca. Al contrario, il suo sguardo è intriso di stupore, curiosità e di un rispetto profondo per la cultura nipponica. Hearn resta totalmente affascinato dalle proporzioni minute di quel nuovo mondo, fatto di una grazia completamente sconosciuta in Occidente. Al contempo, emerge con forza anche il tema dell’armonia tra uomo e natura, evidente sia nell’architettura sia nei rituali religiosi che lo scrittore osserva all’interno dei templi. Tuttavia, tra le righe si avverte una sottile malinconia: lo scrittore è perfettamente consapevole che quel microcosmo così intatto si trova già sull’orlo di un cambiamento irreversibile, minacciato dall’ombra incombente della modernizzazione industriale di stampo occidentale. Il testo si trasforma così nel tentativo romantico di catturare la purezza di un Giappone fiabesco un attimo prima che scompaia per sempre.

Il risultato finale è racconto che cattura il lettore grazie a una scrittura aggraziata, limpida e fortemente visiva, capace di trascinarlo al fianco dell’autore e di farlo sentire proprio lì, per le strade di Yokohama. Sebbene la prosa mantenga un’impostazione giornalistica, a prevalere è una poetica profonda e sensibile, che trasforma la narrazione in una galleria di quadri piuttosto che in un reportage minuzioso. Il vero valore aggiunto di questa edizione risiede nella traduzione di Ottavio Fatica, riuscito nella straordinaria impresa di preservare la musicalità e la fluidità della prosa originale inglese, restituendo al lettore italiano tutta l’eleganza della voce di Hearn.

Il mio primo giorno in Giappone non è un semplice reperto storico, ma un’opera che merita un posto in libreria. Lafcadio Hearn ci regala una lezione magistrale sull’arte di viaggiare e di guardare l’altro: un invito a riscoprire la capacità di stupirsi e a ricordare che, a volte, perdersi in un mondo sconosciuto è l’unico modo per ritrovare se stessi.

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Il libro lo potete trovare qui

Autore

Lafcadio Hearn (1850–1904) è stato una delle figure più affascinanti e cosmopolite della letteratura dell’Ottocento. Nato in Grecia sull’isola di Leucade da madre greca e padre irlandese, cresce a Dublino e, ancora giovanissimo, emigra negli Stati Uniti. Qui si afferma come giornalista di successo, distinguendosi per una scrittura sensibile, visiva e profondamente attratta dal folklore.
La svolta della sua vita avviene nel 1890, quando sbarca in Giappone come corrispondente della rivista Harper’s Monthly. Travolto da un vero e proprio shock estetico e spirituale, decide di non fare più ritorno in Occidente. Si stabilisce definitivamente nel Paese, sposa una donna giapponese di antica famiglia samurai, Koizumi Setsu, e ottiene la cittadinanza adottando il nome di Koizumi Yakumo. Fino alla sua morte, Hearn dedicherà la sua penna a raccogliere leggende, storie di fantasmi (Kwaidan) e frammenti di vita quotidiana, trasformandosi nel più grande e rispettato mediatore culturale tra il Giappone tradizionale e il mondo occidentale. Di lui la casa editrice Adelphi ha pubblicato Ombre giapponesi (2018) e Il mio primo giorno in Giappone (prima edizione nel 2022).

IL MIO PRIMO GIORNO IN GIAPPONE
7
IL NOSTRO VOTO 7 su 10
In Breve
Il mio primo giorno in Giappone è il racconto del fulmineo colpo di fulmine di un autore occidentale per la grazia intatta del Giappone tradizionale di fine Ottocento.
ARGOMENTI:AdelphiRecensione
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