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NerdPool > Blog > Libri > IL PENNINO di Elin Wägner: recensione
Libri

IL PENNINO di Elin Wägner: recensione

Eleonora Trevisan
7 Gennaio 2025
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7 Min
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Harper Collins, dopo Ragazze di città (2022), propone un altro successo della scrittrice svedese Elin Wägner, sempre con la traduzione di Valeria Gorla: Il pennino.

Trama

La protagonista è Barbro Magnus, una giovane forte, ottimista e ribelle. “Era vestita con un lungo cappotto da giornalista blu scuro, dritto e stretto come un astuccio.” Sulla testa un cappello rosso fuoco, un cosiddetto “corvo della sera, da cui si affacciavano un paio di occhi molto maliziosi”. La sua vita si divide fra il lavoro di giornalista e la sua lotta per il suffragio femminile, una battaglia che condivide con la sua amica Cecilia, che di professione è insegnante. Tuttavia, c’è spazio anche per l’amore. Barbro viene corteggiata dal giovane architetto Dick, con cui inizia una relazione di fatto. l romanzo contribuì a popolarizzare la figura della suffragetta presa di mira dalla stampa satirica, e fu un successo-scandalo, anche agli occhi di alcune colleghe femministe della Wägner, per il modo in cui la spiritosa e sfacciata protagonista (che convive senza essere sposata) discute dell’amore libero, ignorando il principio della castità prematrimoniale. Dopo il successo di Ragazze di città, questo è il romanzo più importante e rivoluzionario di Elin Wägner.

“Per molte di noi il sacrificio più grande che si possa offrire al diritto di voto è dedicargli tutte quelle forze che dovremmo in realtà investire nel nostro lavoro e nella vita privata. Ma cosa si può fare? Non appena si inizia a lavorare per un interesse speciale e si osserva e si riflette un po’ sulla condizione della società, si arriva inevitabilmente al diritto di voto. è lì che ci siamo incontrate, tutte noi che lavoriamo, che veniamo da ambienti così diversi e abbiamo tutte qualcosa che ci sta a cuore e che ci aspetta”.

Recensione

Elin Wägner (1882 – 1949) è stata giornalista, suffragista, attivista per la pace e l’ambiente, in un periodo storico in cui queste tematiche non erano assolutamente comuni. Ha vissuto molti anni a Stoccolma, prima di ritirarsi in campagna e fondare una scuola di formazione sociale per donne. La Wägner era infatti anche una femminista e ha dedicato moltissime energie e impegno nella lotta al diritto di voto, conquistato in Svezia nel 1921 (se pensate che in Italia arriverà solo nel 1946…).

Il suo romanzo Il pennino ha una forte impronta biografica, ma non possiamo ridurlo solo a questo. È anche un testo che, nonostante la prima pubblicazione risalga al 1910, si dimostra tutt’oggi molto moderno: tocca tematiche che superano il tempo e lo spazio. È considerato infatti come il primo esempio di New Woman Fiction svedese, ossia romanzi scritti da donne, sulle donne e che parlano di donne: eroine che combattono la percezione maschile della donna come angelo del focolare e sfidano i vecchi codici di condotta e moralità.

La protagonista Barbro Magnus, soprannominata proprio Pennino, è appunto la rappresentazione della Nuova Donna: è libera, istruita e si mantiene lavorando come giornalista per un quotidiano progressista. Gira liberamente per la città anche in piena notte e instaura una relazione di fatto, senza curarsi delle malelingue, lavorando al contempo per il movimento suffragista.

Su di lei veglia l’amica Cecilia, una donna descritta come non più giovane, che soffre per una ferita del suo passato ma che, nonostante faccia parte anche lei del movimento, riesce a vedere con chiarezza il pericolo della rovina a cui Pennino sta andando incontro. La società svedese di inizio Novecento, infatti, non sembra ancora pronta per accettare il rapporto paritario tra uomo e donna. Cecilia insomma è concreta e realista, mentre Pennino si lascia trascinare dall’entusiasmo e dall’impulsività tipici della giovinezza.

Il rapporto tra le due amiche, ma anche con le altre donne che compongono la cerchia delle suffragiste, diventa così lo spunto per guardare alla nostra di società: pur avendo fatto enormi passi avanti, viviamo di fatto ancora in un mondo discriminante, sessista e in cui le donne sono costantemente oggetto di giudizio.

In questo senso, Il pennino si dimostra molto moderno: insieme alla lotta per il diritto di voto, la Wägner fa una riflessione più ampia sulla questione femminile, sul ruolo delle donne e sul loro desiderio di realizzazione personale. E le donne che compaiono in questo romanzo si fanno portavoce di tutte quelle aspirazioni e frustrazioni che ancora oggi la donna vive, nel difficile tentativo di conciliare ambizioni e affetti.

Una storia quindi più che mai attuale, che si è meritata il soprannome di Bibbia delle sufragette, e che si rivela un testo prezioso, capace di regalarci una fotografia onesta della condizione femminile all’inizio del Novecento.

Potete trovarlo QUI.

L’Autrice

Elin Wägner (Lund, 1882 – Rösås, 1949) è stata una scrittrice e giornalista svedese, considerata una pioniera del movimento femminista. Ecologista ante litteram e convinta pacifista, è conosciuta fra l’altro per l’impegno con cui sostenne il suffragio femminile e per aver fondato l’associazione Rädda Barnen, sezione del movimento internazionale Save the Children in Svezia. Nel 1944 fu eletta membro dell’Accademia Svedese. Autrice di numerosi romanzi, racconti e saggi, ha esordito nella narrativa con Ragazze di città, pubblicato nel 1908, un romanzo straordinariamente moderno e attuale, finora inedito in Italia, proposto con la prefazione di Camilla Storskog, Professoressa associata di Lingue e letterature nordiche all’Università degli Studi di Milano.

ARGOMENTI:harper collinsRecensione
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