Nel frenetico mondo dei cinecomic, dove il confine tra realtà produttiva e fantasia dei fan è sempre più labile, una nuova indiscrezione sta scuotendo le fondamenta del Marvel Cinematic Universe, e al centro del ciclone non c’è solo l’attesissimo ritorno di Robert Downey Jr nei panni di Doctor Doom ma una teoria sussurrata con insistenza da ambienti solitamente molto vicini alla produzione che ribalterebbe completamente la percezione di uno dei momenti più commoventi della storia del cinema dei supereroi.
Il peso di una scelta
Tutti ricordiamo il finale di Avengers Endgame dove Steve Rogers sceglie di non tornare nel presente per invecchiare accanto alla sua Peggy.
Quello che allora apparve come il meritato riposo di un eroe, oggi secondo voci di corridoio sempre più circostanziate, potrebbe assumere tinte decisamente più oscure.
Fonti che in passato hanno dimostrato una precisione quasi chirurgica nell’anticipare i colpi di scena dei Marvel Studios suggeriscono che la permanenza di Rogers in una linea temporale non sua avrebbe innescato una reazione a catena catastrofica.
Non si tratterebbe solo di un “capriccio temporale”, ma di una vera e propria interferenza che avrebbe devastato l’universo d’origine di quello che diventerà il villain definitivo, ovvero Victor Von Doom.
Un conflitto personale oltre la maschera
L’aspetto più affascinante di questo rumor non riguarda solo la fisica dei viaggi nel tempo, ma l’impatto emotivo, se queste indiscrezioni trovassero conferma in Avengers Doomsday, il conflitto tra il nuovo Dottore Destino e gli eroi della Terra non sarebbe dettato da una generica sete di potere, ma da una vendetta personale.
Si parla con insistenza di un legame spezzato tra Victor e Sue Storm, un equilibrio distrutto proprio dall’arrivo di un “intruso” da un altro universo, lo Steve Rogers di Chris Evans. In questo scenario Capitan America non sarebbe più l’eroe senza macchia, ma l’ignaro architetto della rovina di un altro uomo.
Realtà o suggestione?
Sebbene la Marvel mantenga il più stretto riserbo, come da tradizione, l’insistenza con cui questi dettagli trapelano suggerisce che ci sia una base di verità nel piano narrativo dei fratelli Russo. Per il pubblico medio, abituato a vedere in Steve Rogers il simbolo del bene assoluto, trovarsi di fronte alle conseguenze “egoistiche” delle sue azioni rappresenterebbe un salto di qualità nella scrittura del franchise.
Resta da capire se il Multiverso sia abbastanza grande per contenere il rimorso di un eroe e la furia di un sovrano. Se i bene informati dovessero aver ragione ancora una volta, ci prepariamo a un capitolo cinematografico dove la distinzione tra “buoni” e “cattivi” diventerà più sfumata che mai.

