Il mondo dell’animazione ha una nuova certezza: The Wild Robot (Il Robot Selvaggio) diventerà un franchise a tutto tondo. Dopo lo straordinario successo di critica e pubblico del primo capitolo, Dreamworks Animation ha confermato ufficialmente lo sviluppo del sequel, che si intitolerà The Wild Robot Escapes.
L’annuncio non sorprende gli esperti del settore. Seguendo le orme di successi recenti come The Bad Guys e KPop Demon Hunters, anche l’odissea robotica tratta dai romanzi di Peter Brown è destinata a espandersi tra cinema e, potenzialmente, nuovi media.
Cosa sappiamo su The Wild Robot Escapes: Trama e Libri
Come riportato da The Wrap, il secondo film seguirà fedelmente la struttura della trilogia letteraria. Se il primo capitolo ci ha fatto innamorare di Roz (doppiata in originale da Lupita Nyong’o) e del suo legame con l’ochetta Brightbill su un’isola selvaggia, il sequel esplorerà nuove frontiere.
In The Wild Robot Escapes, vedremo Roz e Brightbill alle prese con il tentativo di tornare alla loro isola, affrontando le sfide del mondo civilizzato e della tecnologia. Esiste inoltre un terzo libro, The Wild Robot Protects, che suggerisce già la possibilità di una trilogia cinematografica completa.
Cambiamenti nel Team Creativo: Chi dirigerà il sequel?
Nonostante il successo del primo film, ci saranno importanti novità dietro le quinte. Chris Sanders, mente creativa dietro l’originale, non tornerà in cabina di regia (essendo impegnato, pare, con il live-action di Lilo & Stitch), ma manterrà il controllo sulla storia curando la sceneggiatura.
La regia passerà a nomi di grande esperienza nel settore:
- Troy Quane: Già regista di Nimona e Spie sotto copertura.
- Heidi Jo Gilbert: Già responsabile della storia nel primo film, che ricoprirà il ruolo di co-regista.
Un successo da Oscar tra Fantascienza e Arte
The Wild Robot non è stato solo un successo commerciale da oltre 330 milioni di dollari a livello globale, ma un vero e proprio trionfo artistico. Con un punteggio del 97% su Rotten Tomatoes e tre nomination agli Oscar, il film ha ridefinito lo stile visivo della Dreamworks.
Evolvendo l’estetica “dipinta a mano” già vista in Il Gatto con gli Stivali 2: L’ultimo desiderio, la pellicola ha saputo trattare temi profondi come:
- Il conflitto tra natura e tecnologia.
- L’istinto materno e l’appartenenza.
- L’adattamento in un mondo estraneo.
Per gli amanti della fantascienza animata, questo sequel rappresenta una delle notizie più entusiasmanti dell’anno, confermando che il genere può ancora offrire storie profonde, visivamente mozzafiato e capaci di unire generazioni diverse.

