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NerdPool > Blog > Film > Il sacrificio di chiamarsi MICKEY7
FilmLibri

Il sacrificio di chiamarsi MICKEY7

Daniela
12 Giugno 2025
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9 Min
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In concomitanza con l’uscita dell’ultimo film di Bong Joon-ho, la casa editrice Fanucci traduce, con Stefano Ternavasio, e pubblica il romanzo Mickey7 di Edward Ashton che, già nel 2022, la National Public Radio aveva inserito nell’elenco dei migliori libri della fantascienza contemporanea.

TRAMA

Mickey Barnes è membro di un equipaggio che, sotto la guida del cinico Marshall, ha il compito di colonizzare il pianeta ghiacciato Nifheim, epurandolo da ogni forma di vita ostile, in particolar modo dagli Striscianti, enormi vermi che Mickey stesso scoprirà essere senzienti e pacifici.

La peculiarità del protagonista è rivestire il ruolo di Sacrificabile: ogni volta che muore in missioni estremamente pericolose, la sua coscienza è scaricata in un altro corpo identico al suo. In tal modo, Mickey diventa immortale e pronto a cimentarsi in altre missioni, come testare virus e radioattività, sistemare importanti guasti alla navicella o le condizioni avverse del pianeta da scoprire. 

Al momento dell’avvio, la storia ruota intorno alla settima versione di Mickey che, per un disguido, sopravvive all’attacco degli Striscianti senza che gli altri membri della spedizione si accorgano di nulla e dando per scontato fosse morto. In laboratorio viene stampata l’ennesima sua copia, Mickey8, il che comporta problemi non indifferenti perché viola il protocollo e l’etica di base dei natalisti come Marshall. Questi non concepiscono eticamente che un essere umano venga clonato, figurarsi avere due abomini della stessa persona.

Quando i due Mickey verranno scoperti, ci sarà chi cercherà di aiutarli a sopravvivere entrambi (come Nasha, la sua compagna) e chi vorrà mandarli a morte nel ciclatore e trasformarli in proteine da riutilizzare. Uno dei problemi principali sul pianeta, infatti, è l’esigua disponibilità di materie prime per la sopravvivenza di tutti e i due Mickey rappresentano uno spreco sostanziale di energia e risorse.

Con sarcasmo e astuzia (e un briciolo di rassegnazione per la sua condizione usa e getta), Mickey7 riuscirà a evitare il genocidio degli Striscianti, liberare l’equipaggio dalla tirannia di Marshall e veder spuntare i primi fili d’erba su Nifehim dopo il lento disgelo.

RECENSIONE

Mickey7 è un romanzo fantascientifico dal tono scanzonato grazie al black humour che lo caratterizza, ma capace di profonde riflessioni etiche sull’immortalità e sul senso di appartenenza a se stessi e alla propria identità.

Nonostante sia ripetibile, Mickey7 è attaccato alla sua vita e ha paura di morire, a maggior ragione avendo sperimentato le peggiori dipartite possibili, su cui la narrazione si sofferma, dettagliata, costituendo una significativa spiegazione di cosa sia capace l’essere umano e cosa possa patire. Anche scaricare la sua coscienza, con ricordi, esperienze ed errori, per trasferirla al clone, pone in lui un quesito importante davanti a Mickey8: lui è me o è un altro?

“[…] UN CORPO BIOSTAMPATO CON UNA PERSONALITÀ IMPIANTATA DA UN BACKUP È UN MOSTRO SENZ’ANIMA”

A suffragare i dubbi, il trasferimento dati parziale prima della stampa del numero otto, che dunque differisce dal precedente per alcuni tratti della personalità. Nel romanzo, questo porta a situazioni comiche e bizzarre tra i due, come battibeccare sulle razioni di sbobba da dividere e su chi dovrebbe lavorare o passare le notti con Nasha.

Cosa definisca l’individuo è il dilemma morale fondativo del romanzo che, come tutte le grandi domande esistenziali, non giunge a una risposta definitiva. Così come Mickey Barnes è foto-copiabile all’infinito, l’esito della storia continua a svilupparsi lungo il ciclo di vita e morte.

L’opera è sottilmente critica nei confronti della clonazione e delle sue conseguenze, perché implica vivere una vita senza fine che vanifica il significato della vita stessa. Attraverso la figura del Sacrificabile, l’autore attacca il peso della deumanizzazione di alcuni individui a vantaggio degli altri, affondando la lama nel cinismo che tale processo genererebbe.

Il punto di forza del romanzo sta nel far emergere prepotente l’autoironia con cui Mickey affronta la sua specialissima condizione, che rende molto scorrevole la lettura delle circa trecento pagine di romanzo.

Il punto debole, invece, è la scelta di dilatare molto la presentazione/introduzione della storia e dei personaggi, per incalzare maggiormente nella seconda, oltre al fatto di essere un po’ dispersivo a livello temporale e affidare ai protagonisti l’esplicitazione dei giorni e dei mesi che passano.

Il libro potete trovarlo QUI

DALLA PARTE DI BONG JOON-HO

Chi conosce la filmografia di Bong Joon-ho sa bene quale sia quel timbro indelebile che rende alcuni dei suoi film memorabili, ovvero l’approccio sardonico ai drammi della vita che, in tal modo, appaiono leggeri e affatto insormontabili. Film come Memorie di un assassino (2003), Madre (2009) e il grandissimo Parasite (Oscar alla miglior regia, film, estero e sceneggiatura non originale nel 2020) si imprimono nella memoria dello spettatore e fanno di Joon-ho una garanzia.

Almeno prima di dirigere film occidentali, chiassosi e più grandi nel cast, nel budget e nelle tematiche trattate, come mamma Hollywood vuole per la vendibilità.  

La trasposizione cinematografica del romanzo si trasforma in Mickey17 e, nonostante intrattenga, mostra esattamente questi problemi di gestione del tempo e delle tematiche. Ecologia, sterminio, colonialismo, clonazione e tirannia dispotica sono solo alcuni degli argomenti messi sul banco per il nutrito gruppo di attori (idea del regista dare un ruolo a Toni Collette nei panni della moglie di Marshall) che tessono trame e sottotrame dispersive che dilatano una storia fruibile con almeno una ventina di minuti in meno.

Paradossalmente, in questo il romanzo è più efficace, restringendo il campo a pochi elementi trattati con circoscrizione fino al loro esaurimento. 

Le libertà che il regista si è preso dietro alla macchina da presa dipendono, probabilmente, dall’approccio al cinema statunitense che gli permette di spaziare con la fantascienza e mostrare i problemi che affliggono la nostra epoca: raccontando il futuro, sembra non si parli del presente e questo permette una maggiore aderenza al vero.

Il personaggio di Marshall (Mark Ruffalo) incarna il lato peggiore della politica di un tempo e di oggi; Mickey (interpretato da un ottimo Robert Pattinson) funziona tanto negli Stati Uniti quanto in Corea perché vive circostanze in cui, secondo il regista, molti giovani si riconosceranno -estremizzazione della morte ripetuta a parte. 

Cosa implichi morire è proprio l’attore protagonista a spiegarlo, virando su cosa significhi, invece, vivere. Quando tutti si chiedono cosa si provi nel momento della morte e accusano il Sacrificabile di essere solo un reiterato ammasso di spazzatura, cadaveri ed escrementi umani, si manifesta il senso ultimo della nostra esistenza per cui siamo esattamente questo.

Libro e film, nei pro e nei contro, si compensano viaggiando su binari paralleli, approfondendo alcune sfaccettature e alleggerendone altre, ma sempre facendoci riflettere con il sorriso di chi sa (forse) cosa significhi vita.

CHI È EDWARD ASHTON

Autore di racconti e romanzi fantascientifici, lo scrittore statunitense Edward Ashton ha raggiunto un discreto successo negli ultimi mesi grazie al rilancio dell’opera Mickey7, trasposta per il grande schermo. 

Tra i suoi principali scritti, The Fourth Consort, Antimatter Blues e The end of ordinary. 

Nel tempo libero insegna Fisica, si dedica alla ricerca sul cancro e coltiva la passione per l’intaglio.

ARGOMENTI:cinelibreriaCinemafanucci editorelibri
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