Sally Rooney torna in libreria con Intermezzo, edito in Italia da Einaudi, il suo quarto romanzo dopo i successi internazionali di “Parlane tra amici”, “Persone normali” e “Dove sei, mondo bello”. Con uno stile ancora più maturo e stratificato, l’autrice irlandese conferma la sua capacità di indagare con delicatezza e precisione i rapporti umani, scegliendo questa volta il difficile territorio del lutto e della ricostruzione interiore. A soli 33 anni, Rooney si conferma una delle voci più influenti della letteratura contemporanea, capace di raccontare il disorientamento esistenziale con una lingua spoglia, ma profondissima, fatta di sospensioni, ellissi, e sottintesi che arrivano al cuore della nostra epoca.

Trama
La storia segue i fratelli Peter e Ivan Koubek, profondamente segnati dalla recente morte del padre. Peter, avvocato trentaduenne impegnato nella difesa dei diritti umani, vive diviso tra la cura della sua ex compagna Sylvia, vittima di un grave incidente che l’ha resa invalida, e la passione instabile per Naomi, una giovane studentessa. Ivan, dieci anni più giovane, è un ex bambino prodigio degli scacchi che fatica a trovare un equilibrio emotivo e relazionale, finché non incontra Margaret, una donna più grande di lui, divorziata, conosciuta durante un torneo. Rooney ci conduce nei pensieri più intimi di questi personaggi, mostrandoci le loro fragilità quotidiane, le piccole e grandi incomprensioni, la solitudine che li attraversa anche quando sono circondati da altre persone. Le loro vite si sfiorano, si intrecciano e si allontanano, in un movimento che ricorda quello degli strumenti musicali in un orchestra prima di un concerto: un intermezzo, appunto, prima del suono pieno e armonico della vita che forse riprenderà.
“L’evento è finito, l’evento è stato superato, ma la perdita è appena cominciata. Ogni giorno diventa più profonda, sempre più cose vengono dimenticate, e sempre meno cose sono conosciute con certezza. E niente riporterà mai indietro suo padre dalla sfera della memoria, nel rassicurante mondo concreto della realtà materiale, dei fatti tangibili e specifici: e come, e come è possibile accettare questo, o anche solo capire che cosa significa?”.
Recensione
Intermezzo si presenta come un’opera sorprendentemente compatta, pur nella complessità delle sue strutture narrative. Rooney abbandona linearità per abbracciare prospettive differenti, adottando tre registri linguistici: il flusso di coscienza nervoso e frammentato di Peter, la freddezza ironica e distaccata di Ivan e la chiarezza meditata e analitica di Margaret. Questo esperimento stilistico non risulta mai fine a sé stesso, ma amplifica la profondità psicologica dei personaggi e permette al lettore di avvicinarsi con empatia alle loro fragilità. Le domande che attraversano il romanzo – su cosa significhi prendersi cura di qualcuno, su come si gestisce il dolore, su come si possa amare senza farsi del male – risuonano con forza nella nostra epoca.
“È rimasta una qualche realtà, è davvero accaduto qualcosa? O è stato come un sogno, che se non lo racconti a nessuno svanisce, e comunque non ha mai avuto luogo? Forse meglio così in questo caso: un sogno scollegato da qualunque realtà, non condiviso con nessuno, che svanisce nel nulla”.
Rooney riesce nell’impresa di parlare dell’esperienza più universale – la perdita- senza mai cedere al melodramma. Lo fa con consueta sobrietà stilistica, ma anche con una nuova maturità narrativa che si riflette nella densità emotiva delle sue pagine. I dialoghi, sempre misurati, sono carichi di ciò che resta non detto, mentre i monologhi interiori scavano nei pensieri più intimi dei personaggi. Intermezzo è un romanzo che si legge con lentezza, non perché sia difficile, ma perché chiede di essere abitato, come si abita uno spazio sicuro, ma ancora tutto da esplorare.
IL SIGNIFICATO DELL’INTERMEZZO: SOSPENSIONE E TRASFORMAZIONE
Uno degli aspetti più interessanti di Intermezzo è la scelta del titolo: richiama una pausa, uno spazio sospeso tra due atti, che riflette simbolicamente la condizione dei protagonisti. Entrambi i fratelli vivono un tempo di transizione, sospesi tra un passato irrisolto e un futuro che non riescono ancora a immaginare. Rooney gioca con questa dimensione di attesa, di silenzio, di pensiero interiore, e rende protagoniste le incertezze più che le azioni, in linea con la sua poetica narrativa fatta di sguardi, parole non dette e sensibilità acute.
“É assurdo, dice. Io penso che se creassi dal nulla un essere umano poi sarei contento di lui. Anche solo del fatto che sia vivo. Ed è l’atteggiamento di mio padre. O lo era. Lui era sempre contento di noi”.
In questo senso, Intermezzo è un romanzo che parla di passaggi: dall’adolescenza all’età adulta, dalla dipendenza all’autonomia, dalla rabbia al perdono. Ma non si tratta mai di trasformazioni nette o concluse. Rooney ci mostra la fatica del cambiamento, la sua ambiguità, il suo costo emotivo. I personaggi non guariscono miracolosamente, non trovano soluzioni facili. E proprio in questa resistenza al lieto fine facile risiede la verità più profonda del romanzo.
I PERSONAGGI: FRAGILITÀ, AMBIVALENZA E DESIDERIO DI COMPRENSIONE
Peter è un uomo combattuto tra un forte senso del dovere e un desiderio di fuga che non riesce mai davvero a permettersi. È il fratello maggiore, quello che dovrebbe essere solido e presente, ma che in realtà è più fragile di quanto voglia ammettere. Ivan, al contrario, è impulsivo, malinconico, spesso disorientato: vive il mondo con una sensibilità acuta che lo espone continuamente al rischio di smarrirsi. Margaret, forse il personaggio più inatteso e riuscito del romanzo, è la figura che incarna una possibilità di ascolto e accoglienza, pur nelle sue contraddizioni.
“Forse è tutto molto comune, dopo episodi piacevoli come quello. Ma se anche fosse raro, se anche capitasse solo qualche volta nella vita, e non di più, varrebbe comunque la pena vivere per provarle, pensa lui. Averla incontrata così: bello, perfetto. Una vita che merita di essere vissuta, si”.
Rooney non giudica mai i suoi personaggi. Li osserva, li mette alla prova, li accompagna con uno sguardo lucido e affettuoso. Ed è proprio questa capacità di restare vicina a ognuno di loro – anche nei momenti meno edificanti – a fare di Intermezzo un romanzo di straordinaria umanità.
CONCLUSIONE
Con Intermezzo, Sally Rooney consegna ai lettori un romanzo profondamente umano, a tratti malinconico ma mai privo di speranza. È un’opera che scava con dolcezza nei recessi dell’animo, restituendo le voci di personaggi imperfetti e verissimi. Non è un romanzo immediato o consolatorio, ma chiede al lettore tempo, attenzione, e la disponibilità a lasciarsi interrogare. In cambio offre una riflessione preziosa sulla perdita, l’amore e il modo in cui si sopravvive a se stessi. Un ulteriore passo avanti nella maturità narrativa di un’autrice che continua a dare voce, con rara lucidità, alle crepe invisibili della nostra epoca.
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L’autrice
Sally Rooney è una scrittrice irlandese nata nel 1991 a Castlebar, nella contea di Mayo. Considerata una delle voci più incisive della narrativa contemporanea, ha esordito nel 2017 con Parlane tra amici, conquistando rapidamente l’attenzione del pubblico e della critica per il suo stile asciutto, diretto e profondamente generazionale. Il successo si è consolidato con Persone normali (2018), romanzo finalista al Booker Prize e adattato in una serie televisiva di grande impatto. Con Dove sei, mondo bello (2021) e Intermezzo (2024), Rooney ha continuato a esplorare con lucidità i legami affettivi, le dinamiche sociali e le fragilità dell’identità contemporanea. Autrice introspettiva e schiva, scrive con l’urgenza di chi vuole comprendere, più che spiegare.


