Esordio per l’autrice Kristen Loesch, che con il suo romanzo La bambola di porcellana, edito Marsilio, ci riporta nelle atmosfere della Russia del Novecento, dalla Rivoluzione d’ottobre ai primi anni Novanta.

Trama
Rosie studia all’Università di Oxford, dove vive in una sorta di esilio con una madre intristita che si rifiuta di parlare del passato. Alla sua morte, Rosie si ritrova in possesso di una collezione di bambole e di un quaderno di fiabe scritte a mano, storie che la fanno precipitare nella Russia del 1917, alla vigilia della Rivoluzione, in un mondo avventuroso e romantico, ma anche segnato da violenza e tradimenti. Storie che nascondono un grandissimo amore segreto, che non si è mai spento.
Rosie decide allora di accettare un lavoro di ricerca proprio a Mosca, sua città d’origine, dove intende scavare nella storia della sua famiglia per scoprire cosa è realmente accaduto, prima che lei lasciasse la Russia. Armata del quaderno come di una bussola che le indica la strada, ritroverà il filo di una matassa complessa e letteralmente costellata di colpi di scena. La verità che Rosie riuscirà a svelare sarà molto diversa da come la immaginava, e quando ogni nodo sarà sciolto, la vita potrà riprendere il suo corso, con la consapevolezza che il nostro innato desiderio di appartenenza, se può condurre a rivelazioni dolorose, può anche portare al perdono.
“c’è un posto nascosto e vuoto dentro ognuno di noi, ed è lì che andiamo subito prima di morire.
Non si può vedere dall’esterno. Ma se ne sente l’eco. Lo scarto del tempo.
Ma quando l’eco raggiunge le orecchie, la sua fonte è già scomparsa”.
Recensione
Questa è una storia molto complessa e sfaccettata, ricca di eventi storici e di personaggi complessi. Narrata su diversi piani temporali, attraversa tutto il Novecento, dagli anni immediatamente precedenti la Rivoluzione d’ottobre del 1917, fino ai primi anni Novanta. Le protagoniste sono due, Raisa e Antonina.
“Raisa. Il mio nome di battesimo. Lo sento come qualcosa che mi sono lasciata alle spalle, in Russia, insieme agli abiti, ai libri, a tutto quello che mi ha fatta diventare quello che sono. Mia madre è la sola a chiamarmi ancora così”.
Nel presente troviamo Raisa (che in Inghilterra si fa chiamare Rosie), studentessa di Oxford, che fin dalla sua fuga dalla Russia sta cercando di ricostruirsi una nuova vita. Sua madre Katja, invece, ha scelto di affogare i ricordi nell’alcol. Alla sua morte lascia alla figlia un quaderno di favole e la sua inquietante collezione di bambole di porcellana.
Grazie a un lavoro di ricerca per un famoso storico, Aleksej Ivanov, l’ultimo bolscevico, Raisa ha però l’occasione di tornare in Russia. L’anziano scrittore ha bisogno del suo aiuto per ritrovare una persona, la sua adorata kukolka. Ma la ragazza vuole tornarci per un altro motivo: scoprire una volta per tutte perché, quand’era bambina, suo padre e sua sorella Zoja siano stati assassinati da un killer a sangue freddo.
“Qualcuno al villaggio gli aveva parlato di Kukolka, la ragazza che assomigliava a una bambola, ma lui non gli aveva dato retta. Adesso che l’aveva davanti a sé, si era dovuto ricredere”.
Nel passato invece c’è Antonina (detta Tonja), una bellissima ragazza dalle fattezze di una bambola, che dalla campagna si ritrova a vivere nella Pietrogrado sconvolta dal fervore della Rivoluzione d’ottobre. Sposata a un uomo ricco che la considera solo un bell’oggetto da collezione, si innamora perdutamente di Valentin, un giovane agitatore politico seguace di Lenin. Un amore tormentato e costellato di ostacoli, sullo sfondo di una Russia sconvolta dalla Rivoluzione d’ottobre, piegata dalla guerra, annichilita dalla realtà dei gulag, turbata dal crollo del sistema sovietico e incerta riguardo al suo futuro.
“In un regno lontano, in una terra dimenticata…”
Cosa lega queste due donne così lontane nel tempo, lo si scoprirà solo alla fine di una lettura lunga e tortuosa, nella quale le rivelazioni appaiono all’improvviso seguite da altre scoperte ancora più sconvolgenti, come una matrioska che sembra non avere mai fine. E sarà proprio il quaderno di favole che Raisa eredita la chiave per collegare finalmente tutti i fili della vicenda.
I due piani temporali si alternano di capitolo in capitolo, ripercorrendo a ritmo serrato tutta la storia della Russia, poi Urss, fino alla caduta di Gorbačëv. Il fascino dell’ambientazione e del periodo storico sono innegabili: la profonda conoscenza della cultura slava da parte dell’autrice permette ai lettori di respirare le stesse atmosfere dei grandi capolavori che hanno cambiato la storia della letteratura. E tuttavia la storia di Antonina sembra più solida rispetto a quella di Raisa, che invece risulta più debole. La sensazione è quella che l’autrice abbia voluto esagerare e inserire colpi di scena e rivelazioni sconvolgenti anche laddove non erano necessari, come a voler aggiungere drammaticità a un romanzo però già di per sé molto intenso e a tratti crudo.
Le bambole di porcellana che compaiono misteriosamente sono il fil rouge dell’intero racconto, collegando il passato al presente, Raisa a Tonja. Entrambe le donne, infatti, ciascuna a suo modo, si ribellano al loro ruolo di graziosi soprammobili, ornamenti da esibire e venerare, per rivendicare il loro diritto di vivere la vita che desiderano.
Insomma, un romanzo che sicuramente attira e incuriosisce per i numerosi misteri che racchiude, con due protagoniste e un’ambientazione di grande fascino, che non vi deluderà.
Potete trovarlo QUI.
L’Autrice
Kristen Loesch è cresciuta a San Francisco. Laureata in Storia, ha poi conseguito un master in Studi slavistici all’Università di Cambridge. La bambola di porcellana è il suo romanzo d’esordio, da cui verrà anche tratta una serie tv. Vive sulla costa ovest degli Stati Uniti con
il marito e i tre figli.

