Dal 9 Luglio è disponibile in libreria il romanzo d’esordio di Giulio Somazzi, edito da Accento Edizioni. La mia personale idea di inferno è un viaggio nella vita di Daniele Rodetti, che ci racconta in prima persona gli avvenimenti più importanti che hanno segnato il suo percorso personale.

Trama
Damiano Rodetti è un aspirante scrittore trentenne che sta cercando di scrivere il suo primo romanzo, nel mentre lavora come reporter per il settimanale W, che si occupa principalmente di spettacolo. La sua è sempre stata una vita agiata grazie alla provenienza da una famiglia borghese di Roma, che gli ha permesso di avere quasi sempre la strada ben delineata da altri. Nonostante sia un ragazzo intelligente, a scuola non si è mai applicato abbastanza e l’idea di lavorare nasce solo dalla necessità di giustificare in qualche modo la sua esistenza.
La rivista gli commissiona un’intervista da fare all’attrice francese Isabelle Huppert, che si trova a Roma per un ciclo di letture. A causa del ritardo dell’aereo, l’intervista slitta di qualche ora, permettendo a Damiano di pranzare con la sua cara amica Petra. Proprio lei mostra a Damiano un cartoncino con su scritto che Lidia Volpi si sarebbe sposata quel pomeriggio con un certo Walter Strappolini. Damiano rimane esterrefatto poiché la sera prima aveva passato la notte con Lidia, sua ex ragazza, totalmente ignaro del fatto che fosse in procinto di sposarsi. La notizia lo sconvolge talmente tanto da interrompere l’intervista con la Huppert per correre in chiesa, provando a interrompere le nozze.
Mentre sta per arrivare in chiesa, riceve una chiamata dalla madre che lo avverte che Paola, una persona molto importante per lui, è morta. Da qui la sua vita prende una svolta, mettendolo di fronte ai fantasmi del passato che hanno deciso di tornare preponderanti nel suo presente. Damiano ripercorre tutta la sua vita e analizza ogni singolo personaggio che ne ha fatto parte, partendo proprio dai suoi genitori e dal loro rapporto morboso con un ristretto gruppo di amici. Un legame d’amicizia che ha causato conseguenze disastrose durante tutta la sua infanzia e adolescenza.
Si scopre così che Damiano non è il classico borghese privilegiato, ma semplicemente un giovane uomo che sta cercando in tutti i modi di emergere da una situazione ormai insostenibile. Sarà proprio la scrittura a salvarlo dal suo inferno personale.
Riuscirà ad impedire a Lidia di sposarsi?
Chissà se quella non era una porta aperta sull’ennesima versione alternativa dell’inferno. Non vedeva l’ora di scoprirlo
Recensione
Al suo romanzo d’esordio, Giulio Somazzi ci presenta la storia di Damiano Rodetti, un giovane scrittore romano alle prese con le difficoltà che la vita gli presenta quotidianamente. Diviso in tre atti, come se fosse uno spettacolo teatrale, l’autore descrive il piccolo mondo borghese in cui Damiano ha sempre fatto parte, capitanato dalle sue famiglie importanti e dai suoi segreti.
La prima parte s’intitola “L’hotel” e si concentra sul presente di Damiano, caratterizzato principalmente dal suo lavoro e dallo strascico di una relazione con Lidia che dura da anni. Ambientato in un lussuoso albergo di Roma, Damiano ha in programma un’intervista con l’attrice Isabelle Huppert per chiederle del suo ciclo di letture per un evento patrocinato da una grande compagnia di telecomunicazioni. L’autore ci presenta un ragazzo di trent’anni ricco, che non ha bisogno realmente di lavorare e che lo fa solo per tenersi occupato. Damiano prova a fare il giornalista ma aspira a diventare un grande scrittore, senza avere però un vero soggetto da sviluppare. Sembra il classico sbruffone altolocato, quando in realtà la verità va ben oltre a quello che si vede in superficie. Lo si evince in prima battuta dal suo rapporto con Lidia Volpi, una sua coetanea con la quale ha una relazione tossica da oltre dieci anni, con tira e molla continui. Il suo attaccamento morboso a Lidia fa comprendere quanto Damiano abbia sempre avuto bisogno di una figura femminile forte nella sua vita, capace di saperlo sostenere e accudire. Lidia non è mai stata tutto ciò e la sua idealizzazione del rapporto ha provocato solo ferite diventate ormai solchi nell’anima. Quando viene a sapere che Lidia è in procinto di sposarsi con un altro uomo, Damiano corre da lei come un pazzo per provare a salvare qualcosa che ormai non esiste più.
Nella seconda parte, intitolata “Il funerale”, Damiano partecipa al funerale di Paola Frascatore, un’intima amica di famiglia. La narrazione si concentra sul passato di Damiano, in cui l’autore cerca di spiegare da dove derivi il suo modo di affrontare la vita e il suo rapporto con Lidia. La cerimonia è un’occasione per radunare tutti coloro che sono stati presenti durante il periodo di crescita di Damiano, a partire dai suoi genitori e dalla loro ristretta cerchia di amici. Si tratta di sei persone, tre maschi e tre femmine, che hanno dato vita a tre coppie e messo al mondo un figlio ciascuna, facendoli crescere insieme e sperando che anche tra loro potesse nascere almeno una coppia. Damiano è stato costretto a vivere in un ambiente chiuso e controllato, in cui i tre figli sono stati costantemente messi a confronto. La pressione e la paura di non essere all’altezza hanno provocato in lui un senso di smarrimento e una ricerca d’amore che sua madre non è mai stata in grado di dimostrargli. Pur di farsi notare Damiano ha iniziato ad andare male a scuola, per dare un motivo alla madre di preoccuparsi per lui e di lamentarsi con le sue amiche. L’unico modo per staccarsi da un ambiente così asfissiante è combatterlo dal suo interno, rompendone l’equilibrio. La penna diventa così uno strumento per Damiano, in grado di scompigliare le carte in tavola e liberandolo dai demoni che attagliano la sua vita.
La terza e ultima parte, intitolata “La Festa”, è ambientata durante un party esclusivo in una villa lussuosa, i cui invitati fanno parte di una lista ristretta di persone importanti. Attraverso gli occhi e i pensieri di Damiano, l’autore ci descrive i pregi e i difetti della capitale: Roma è una città che vive sulle spalle del suo passato glorioso, non solo quello dell’Impero romano ma soprattutto del mondo dello spettacolo degli anni ’50-60. La dolce vita a cui tutti aspirano è caratterizzata da feste, incontri e promesse di fama dettate dall’alcol o dall’attrazione. In mezzo alla borghesia romana, in cui fanno parte gli esponenti delle grandi famiglie della capitale, si muovono figure ambigue, come attricette in cerca di fama, presunti registi, finti autori e personaggi bizzarri che possiedono il dono dell’eloquenza. Questo ci fa comprendere come in realtà sia un mondo fatto di apparenze, segreti, falsi miti e situazioni a volte imbarazzanti. Damiano ne fa parte da sempre e prova a non farsi risucchiare da esso, cercando di mantenere un giudizio critico sull’ambiente e descrivendolo con un sarcasmo.
Leggendo queste pagine si cerca di dare un significato al titolo del romanzo, sperando che sia il protagonista stesso a darci una spiegazione esaustiva. Tutto ciò non avviene poiché è proprio la descrizione minuziosa di ogni singolo dettaglio della sua vita a farci comprendere che quella è la sua personale idea di inferno. Tutte le persone che gli ruotano attorno non sono nient’altro che diavoli che lo punzecchiano costantemente con i loro forconi. Damiano cerca con tutte le sue forze di sopravvivere, ma ogni giorno è sempre più faticoso uscire da un mondo che ha risucchiato la sua anima. Il solo modo che ha per emergere è affrontarlo con forza, attraverso l’unica arma che sa realmente usare: la scrittura. Di fatti, le parole risulteranno più efficaci di ogni altra azione possibile.
Il risultato finale è un romanzo scorrevole e ben scritto. Giulio Somazzi è stato abile a descrivere ogni sfaccettatura del genere umano, attraverso la moltitudine di personaggi che Damiano incontra durante tutta la storia. Il finale inaspettato è azzeccato per il tipo di narrazione che l’autore ha voluto utilizzare, cercando di porre il lettore di fronte ad una morale non del tutto scontata. Un buon esordio letterario, che promette una futura carriera vincente.
Il libro lo potete trovare qui
Autore
Giulio Somazzi è nato a Roma nel 1981. Sceneggiatore, autore televisivo e radiofonico, ha lavorato per i programmi Una pezza di Lundini, Radio2 Social Club e La conferenza stampa. “La mia personale idea di inferno” è il suo romanzo d’esordio, edito dalla casa editrice Accento Edizioni.
