Adelphi ci omaggia in questo 2026 con una nuova edizione de “L’abolizione dell’uomo” di C.S. Lewis, pubblicato per la prima volta nel 1943.
Un saggio breve ma estremamente denso, che affronta una delle questioni più profonde della modernità: l’educazione morale dell’uomo e il rischio di perdere ogni riferimento oggettivo al bene, in contrasto con il male.

Nonostante siano trascorsi ormai ben 83 anni dalla sua prima pubblicazione, il libro si rivela sorprendentemente attuale, soprattutto nel modo in cui analizza il rapporto tra potere, valori e linguaggio.
Attraverso continue metafore, Lewis critica l’approccio educativo delle scuole e le influenze della società che, nel tentativo di essere “neutrali” finiscono per svuotare la realtà di significati oggettivi.
Secondo l’autore, negare l’esistenza di valori universali, ciò che lui chiama il Tao, ovvero la concreta esistenza di “giusto” e “sbagliato”, non rende l’uomo più libero ma, al contrario, lo priva delle basi necessarie per giudicare, scegliere e agire responsabilmente e coscienziosamente.
Uno degli aspetti più forti che emergono del saggio è la lucidità con cui Lewis mostra le conseguenze di una morale puramente soggettiva: se nulla è veramente buono o cattivo, allora chi detiene il potere finisce per imporre arbitrariamente i propri valori, manovrando la realtà a proprio piacimento, manovrando ognuno di noi.
Una conquista autodstruttiva
Lewis mette in primo piano questa incessante necessità dell’uomo di conquistare, persino la Natura che, laddove venisse totalmente conquistata, trascinerebbe l’essere umano alla totale soggezione e agli impulsi irrazionali di chi detiene il potere, quelli che Lewis chiama i “Condizionatori”, arrivando così alla conquista finale della natura umana stessa.
Ciò ci porterebbe a diventare burattini senza più alcuna libertà, senza più alcuna anima, oramai venduta. Nulla di più attuale.
Da qui il titolo l’“abolizione dell’uomo”, che non viene descritta come un evento improvviso, ma un processo graduale di desensibilizzazione e disumanizzazione, in cui ogni apparente conquista ottenuta dall’essere umano non è in realtà che una parete aggiuntiva della prigione di cui ci auto circondiamo.
Al momento della vittoria dell’Uomo sulla Natura troveremo dunque l’intera razza umana soggetta ad alcuni individui, e tali individui soggetti a quanto in essi stessi è puramente “naturale” – i loro impulsi irrazionali.
Lo stile dell’autore è complesso, nella sua brevità questo libro risulta difficile da leggere in modo scorrevole, ma riesce comunque a coinvolgere e far aprire gli occhi al lettore grazie alla sua cruda concretezza. Una visione cinica ma reale, in modo chiaro, incisivo e a tratti provocatorio, capace di stimolare una profonda riflessione critica fino all’ultima pagina. In conclusione, L’abolizione dell’uomo è una lettura abbastanza impegnativa ma fondamentale, soprattutto per chi si interroga sul senso dell’educazione, della libertà e della natura umana. È un libro che non offre soluzioni semplici, ma pone domande essenziali, invitando il lettore a riflettere su cosa significhi davvero essere Umani e quanto la nostra natura sia funzionale a questo pianeta.
Il libro lo potete trovare qui
L’Autore
Scrittore e saggista britannico. Noto al grande pubblico principalmente come autore del ciclo di letteratura fantastica “Le cronache di Narnia”, C. S. Lewis è stato docente di lingua e letteratura inglese all’Università di Oxford. Ha, inoltre, scritto opere di saggistica, teologia e apologetica cristiana.



