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NerdPool > Blog > Libri > LEGGERE LOLITA A TEHERAN di Azar Nafisi: recensione
Libri

LEGGERE LOLITA A TEHERAN di Azar Nafisi: recensione

Eleonora Trevisan
23 Gennaio 2025
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8 Min
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Dopo aver recensito La repubblica dell’immaginazione (Adelphi, 2014) e Leggere pericolosamente (Adelphi, 2022) torniamo oggi a parlare dell’autrice iraniana Azar Nafisi, con quello che è considerato il suo bestseller: Leggere Lolita a Teheran, pubblicato per la prima volta nel 2003, e che fa parte della collana Gli Adelphi.

Trama

Nei due decenni successivi alla rivoluzione di Khomeini, mentre le strade e i campus di Teheran erano teatro di violenze tremende, Azar Nafisi ha dovuto cimentarsi in un’impresa fra le più ardue, e cioè spiegare a ragazzi e ragazze esposti in misura crescente alla catechesi islamica una delle più temibili incarnazioni dell’Occidente: la sua letteratura.

Il risultato è uno dei più toccanti atti d’amore per la letteratura mai professati – e insieme una magnifica beffa giocata a chiunque tenti di interdirla.

La nostra vita era governata dalla finzione. Cercavamo di vivere nelle crepe che si aprivano tra quella stanza, dove ci sentivamo protette come in un bozzolo, e il mondo del censore, popolato di streghe e spiriti maligni. Quale di questi mondi era più reale? A quale dei due appartenevamo davvero? Non lo sapevamo più.

Recensione

In questo romanzo-autobiografia l’autrice iraniana Azar Nafisi racconta la sua esperienza in Iran prima, durante e dopo la Rivoluzione islamica del 1978-1979, che trasformò la monarchia in una repubblica islamica sciita.

Da quel momento vennero promulgate delle leggi severissime: vennero bandite le bevande alcoliche, il gioco d’azzardo e la prostituzione; iniziarono le persecuzioni contro gli omosessuali; lo stupro, l’adulterio e i comportamenti non conformi alla shari’a erano puniti con la morte; alle donne venne imposto di coprire braccia e gambe e di utilizzare tassativamente il velo.

La professoressa Nafisi ha vissuto in prima persona questo cambiamento radicale di vita mentre insegnava all’Università di Teheran: il nuovo regime, con la censura dei libri e la chiusura delle librerie “occidentalizzate” e soprattutto il controllo totale delle università, le impedirà di continuare con l’insegnamento.

“L’Università era stata il mio principale collegamento con il mondo esterno: una volta reciso, mi ero ritrovata sull’orlo di un precipizio – e non avevo scelta: o mi inventavo un violino, o sarei caduta nel vuoto”.

Per questi motivi Azar Nafisi sceglie, a rischio della propria vita, di organizzare a casa sua un seminario per sette delle sue allieve più promettenti, in cui leggere e discutere di alcuni dei più importanti autori della cultura occidentale. Il seminario diventa così il loro speciale strumento di rivolta, l’unica maniera per infrangere (seppure nel privato) le regole del regime. Nell’intimo del suo salotto, infatti, le ragazze si tolgono il velo e si concedono il lusso di ridere e di avere la possibilità di un confronto intellettuale (e personale) libero e aperto. Ogni romanzo che la professoressa presentava al suo seminario segreto, perciò, era una sfida all’ideologia del governo, era il riscatto della letteratura come strumento di emancipazione.

Lolita, Il grande Gatsby, Orgoglio e pregiudizio, Daisy Miller: questi sono solo alcuni dei titoli analizzati nel seminario, testi che diventano la chiave d’interpretazione della realtà in cui le donne erano costrette a vivere.

Ma tra tutti è soprattutto in Lolita che Nafisi trova spunto per fare una denuncia contro ogni totalitarismo: infatti Humbert toglie a Lolita la possibilità di scegliere, di sognare, di avere una vita e di raccontarla, così come è successo alle donne iraniane. A causa del regime hanno tutte perduto il diritto alla vita e alla felicità.

“La principale differenza tra queste ragazze e quelle della mia generazione era che noi sentivamo di aver perduto qualcosa, e ci lamentavamo del vuoto che si era creato nella nostra vita quando ci avevano rubato il passato, trasformandoci in esuli nel nostro paese. (…) Le mie ragazze invece parlavano sempre di baci rubati, di film che non avevano mai visto e del vento che non avevano mai sentito sulla pelle. I loro ricordi erano fatti di desidera irrealizzati, di cose che non avevano mai avuto”.

Il racconto di Azar Nafisi esce anche dai confini del salotto dell’autrice, per mostrarci con schiettezza com’era davvero la vita dentro e fuori dall’Università, attraverso il confronto (spesso animato) con i suoi studenti, appartenenti alle diverse correnti politiche e religiose che infiammavano il paese. Scopriamo così che Orgoglio e pregiudizio, Lolita e Il grande Gatsby venivano condannati e demonizzati, perché rappresentavano la cultura occidentale tanto odiata. Ma ciò che Azar Nafisi insegna ai suoi studenti, all’università prima e alle sue ragazze al seminario poi, è imparare a oltrepassare i limiti severi imposti dal governo, per tornare a riappropriarsi di se stessi e della propria individualità.

“L’unico modo per spezzare il cerchio e smettere di ballare con il carceriere è tentare di conservare la propria individualità, ciò che sfugge a ogni possibile descrizione, eppure distingue ciascun essere umano dai suoi simili”.

La Repubblica Islamica dell’Iran ha privato i suoi cittadini della possibilità di realizzarsi, ma in loro aiuto arriva la letteratura: grazie ai grandi autori e alle loro opere è infatti possibile trovare la forza per reagire. Per Nafisi quindi la letteratura non è solo un rifugio dagli orrori della realtà quotidiana, ma diventa anche uno strumento utile a mantenere una coscienza critica e per difendere la propria dignità.

Leggere Lolita a Teheran è insomma un romanzo che racchiude in sé le lezioni preziose della professoressa Nafisi su alcuni classici imprescindibili, ma è anche – e soprattutto – un’appassionata dichiarazione d’amore per la letteratura e un inno alla libertà di immaginazione ed espressione.

Trovate questo illuminante libro QUI.

L’Autrice

Scrittrice iraniana di famiglia benestante, all’età di tredici anni si è trasferita in Inghilterra per proseguire gli studi; si è poi laureata in Letteratura inglese e americana all’ Università dell’Oklahoma. Tornata in Iran nel 1979, ha ottenuto la cattedra di Letteratura inglese presso un ateneo della capitale, tuttavia tra il 1981 e il 1987 è stata allontanata dalla facoltà per aver infranto le norme sul codice di vestiario imposte dalla neoformata Repubblica islamica. Nafisi ha sempre rifiutato di indossare il velo, e per questo nel 1995 è stata nuovamente espulsa dall’Università di Teheran; due anni più tardi ha lasciato l’Iran e si è trasferita stabilmente negli Stati Uniti, per poi raggiungere la notorietà con Leggere Lolita a Teheran (2003); il romanzo è stato un caso letterario internazionale, anche se in Iran molti intellettuali lo hanno giudicato acritico nei confronti della cultura occidentale. Tra le sue opere più recenti si segnalano Le cose che non ho detto (2008), La Repubblica dell’immaginazione (2014) e Leggere Pericolosamente (2022).

ARGOMENTI:AdelphiRecensione
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