La casa editrice Voland, con la traduzione di Giulia Di Filippo, ha pubblicato Maddi oltre il confine, della scrittrice basca Edurne Portela: la vera storia di Maria Josefa Sansberro, una donna straordinaria che ha lavorato instancabilmente come agente della Resistenza, al confine tra Spagna e Francia.

Trama
Anni ’30 del ’900. María Josefa Sansberro detta Maddi, donna indipendente e piena di contraddizioni, cattolica e divorziata, senza figli e al contempo madre, gestisce un albergo molto popolare ai piedi del Monte Larrún, al confine tra Spagna e Francia. Finché un giorno la guerra non bussa inesorabile alla sua porta e un manipolo di soldati tedeschi requisisce l’intero edificio, riconvertendone le stanze in alloggi per l’alto comando dell’esercito.
Costretta a servire gli ufficiali con apparente sottomissione, Maddi rafforza sempre di più il proprio ruolo come agente della Resistenza, nascondendo informazioni e persone a pochissimi metri di distanza da coloro che ora occupano i suoi letti ed esponendosi a rischi via via maggiori
Qualcuna piange. Nessuna consola. Siamo stanche di consolarci. Quando consoli dai una parte di te. Consolare logora.
Recensione
La storia di Maddi è una di quelle che non possono e non devono cadere nell’oblio: la sua storia in questo romanzo diventa quella di tutte le donne e gli uomini che sono stati ormai dimenticati, ma il cui contributo e coraggio sono stati preziosissimi.
María Josefa Sansberro, detta Maddi, era una donna basca forte e fuori dagli schemi, che negli anni ’30 del Novecento gestiva un piccolo albergo ai piedi del Monte Larrún, sul confine tra Spagna e Francia.
Quando l’esercito tedesco occupa il suo albergo, Maddi è costretta a una convivenza forzata e naturalmente difficile con gli ufficiali. Sembra incredibile, ma anziché scoraggiarla, la presenza dei tedeschi diventa per lei un’occasione per rafforzare il proprio impegno nella Resistenza: Maddi sceglie di rischiare ogni giorno la propria vita per nascondere e consegnare in segreto documenti importanti e per aiutare molte persone in fuga, diventando così, col tempo, un elemento fondamentale della Resistenza. Tutto questo, proprio sotto il naso dei nazisti.
Quando Edurne Portela ha avuto tra le mani l’archivio di Maddi (parliamo di centinaia di documenti) si è trovata davanti a un dilemma: come raccontare la sua storia nel modo più fedele possibile? Come riempire i vuoti se non grazie all’immaginazione? Come rendere giustizia a Maddi, come far sentire la sua voce senza snaturarla?
Edurne Portela allora sceglie di rischiare: scrive il romanzo in prima persona e così facendo ci regala un monologo intimo e sincero, che ci permette di sentire davvero la voce di Maddi. Una scelta che si rivela vincente: in questo modo la storia di questa donna straordinaria colpisce dritto al cuore, più di quanto potrebbe già fare un racconto con un punto di vista esterno. Così possiamo scoprire i suoi pensieri più intimi, i suoi dubbi, le paure e le speranze che custodiva, e non solo gli eventi concreti della sua vita.
Lo stile di Edurne Portela, poi, è molto coinvolgente e immersivo: impossibile non entrare in sintonia con Maddi, trattenere il fiato insieme a lei durante le sue missioni notturne, ridere delle sue chiacchierate con Dio, sorprendersi del suo straordinario coraggio e della sua resilienza.
Maddi per tutta la sua vita è riuscita a scavalcare e a superare molti confini: non soltanto geografici, grazie all’aiuto che prestava ai mugalari, ma soprattutto interiori e morali. Ha avuto infatti il coraggio di lasciarsi alle spalle un marito abusante e un matrimonio fallito, di ricostruirsi un’avvenire scontrandosi con i giudizi e le malelingue dei suoi compaesani, di agire attivamente seguendo la propria morale, a costo della vita.
La parte finale del romanzo è quella più difficile da leggere: straziante, ma straordinariamente poetica.
Tenete a portata di mano i fazzolettini, vi serviranno.
Perché immaginare Maddi è un atto politico, è celebrarne il passaggio su questa terra, è ridare vita alle parole dell’archivio e dei testimoni ormai scomparsi, è attribuire un volto a quelle parole, una voce, una soggettività e un corpo, è costruire un luogo accogliente dove la sua memoria possa riposare: ho concepito questo libro come la tomba che i suoi assassini le hanno negato.
Questo intenso romanzo lo potete trovare QUI.
L’Autrice
Edurne Portela, scrittrice basca, dopo aver lungamente vissuto negli Stati Uniti, dal 2019 risiede in un paesino della Sierra de Gredos, dove si dedica a tempo pieno alla scrittura. Storica di formazione, si interessa ai meccanismi della violenza e alle sue manifestazioni individuali, politiche e sociali. In Italia sono apparsi per Lindau Meglio l’assenza (2019) e Forme di lontananza (2020). Nel 2022 Con gli occhi chiusi le è valso il Premio Euskadi de literatura en castellano.
