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MISERY: uno sguardo al libro e al film diventati dei cult imperdibili

Ilaria Derosa
30 Maggio 2025
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13 Min
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Nel 1987 l’autore statunitense Stephen King pubblica Misery, un thriller psicologico che riscuote subito un enorme successo, vendendo milioni di copie in tutto il mondo. Tre anni dopo viene realizzata la sua trasposizione cinematografica, anch’essa acclamata dal pubblico e dalla critica. Sia il libro che il film sono diventati dei veri e propri cult, rendendo immortale il personaggio di Anne Wilkes, entrata di diritto nella lista dei 50 migliori cattivi del cinema.

Trama

Lo scrittore di fama mondiale Paul Sheldon si risveglia dopo un breve coma in una casa sperduta del Colorado. Quel che ricorda è che stava festeggiando la morte del suo personaggio più celebre, la nobildonna ottocentesca Misery, e la futura pubblicazione di Bolidi, un romanzo che gli avrebbe permesso di cominciare una nuova pagina della sua carriera. Il suo errore è stato quello di mettersi alla guida brillo durante una tempesta di neve, rimanendo vittima di un brutto incidente stradale. A salvarlo è Anne Wilkes, una ex infermiera e lettrice accanita. Lei stessa si definisce la sua ammiratrice numero uno e considera Misery il personaggio letterario più bello di sempre. Quello che può sembrare un salvataggio diventa un vero e proprio sequestro di persona, in quanto Anne non chiama né l’ambulanza né la polizia. Cura Paul attraverso la somministrazione di un farmaco di nome Novril, una droga dalla quale Paul ne diventa presto assuefatto. Anne sembra amorevole, ma fin da subito dimostra segnali di un squilibrio mentale, con scatti d’ira improvvisi. La situazione cambia drasticamente quando Anne legge l’ultimo libro di Paul uscito qualche giorno prima, il figlio di Misery, impazzendo completamente perché non vuole la morte della sua eroina. Da qui inizia il calvario per Paul, che si vedrà costretto non solo a bruciare la sua unica copia di Bolidi, ma anche a scrivere un nuovo romanzo nel quale Misery resuscita. Paul è obbligato a lavorare sul libro in un ambiente di torture psicologiche e fisiche. Lo squilibrio mentale di Anne peggiora sempre più e lo sfoga sul corpo di Paul. La tensione è alle stelle e Paul sa che la fine del libro corrisponderà con la sua morte. Chi sarà a sopravvivere alla fine, Misery o Paul?

Recensione

Come ci informa lo stesso autore, la stesura del romanzo è avvenuta tra il 1984 e il 1986. E’ un momento importante per Stephen King, in quanto i suoi libri sono già tra i più venduti in tutto il mondo. Questa particolare condizione gli ha scagliato contro la critica letteraria che lo rimprovera di non curare a pieno la prosa delle sue opere. La forte pressione che subisce fa si che King diventi dipendente da alcol e droga, condizionando i temi dei suoi romanzi. King non apprezza molto il modo in cui la critica lo guarda: il fatto che sia un autore di enorme successo non significa che le sue opere non abbiano un valore letterario. Con Misery dimostra l’esatto contrario, presentandoci dei personaggi magistralmente descritti e molto introspettivi.

Paul Sheldon è un grande scrittore che ha raggiunto la sua fama letteraria grazie alla serie di romanzi dedicati a Misery, una giovane donna alle prese con un triangolo amoroso tra lei, Ian e Geoffrey. Nonostante sia riconoscente a Misery, Paul decide di staccarsi definitivamente da lei per concentrarsi su tematiche diverse. Per questo motivo, nell’ottavo e ultimo libro della saga, fa morire il personaggio di parto, consapevole del fatto che porterà ad una reazione negativa del pubblico. Il suo ego lo porta alla guida brillo, provocando un incidente stradale quasi mortale. Durante il suo lungo calvario a casa di Anne, vede sia la sua mente che il suo corpo prosciugarsi lentamente, alternando tanti momenti di sconforto con altrettanti di furbizia e voglia di libertà. Le sue droghe durante il sequestro, a cui si aggrappa per sopravvivere, sono principalmente due: il Novril e la scrittura. Per questo motivo il personaggio di Paul è considerato l’alter ego dell’autore stesso, in quanto anche lui in quel periodo della sua vita era assuefatto dalle stesse droghe.

Anne Wilkes è una serial killer psicopatica che vive in una casa isolata vicino a Sidewinder, nel Colorado. É mentalmente malata e ossessionata sia da Paul che da Misery. Per lei Misery è reale: è una sua amica, gioisce quando è felice e piange quando le succedono cose spiacevoli. La morte del personaggio innesca nella sua mente una rabbia talmente forte che sfocia in pura violenza fisica. Per Anne, Misery non può morire e farà di tutto pur di darle un lieto fine, anche torturare il suo creatore.

Se Paul è l’alter ego del classico scrittore di fama mondiale, Anne può essere considerata la rappresentazione del lettore accanito medio che pretende la stesura perenne di romanzi dedicati alle storie di cui sono innamorati. Sa ogni minimo dettaglio ed è puntiglioso, quasi da diventare fastidioso. Lo stesso King disprezza questo tipo di lettori, poiché non comprendono l’enorme lavoro che vi è dietro la stesura di un romanzo. Il modo in cui Anne tratta il corpo di Paul è la rappresentazione del lettore ossessionato che cerca di accaparrarsi ogni singola parte dello scrittore, pur di ottenere qualche dettaglio in più.

Stephen King ci porta all’interno di un viaggio nelle menti umane meraviglioso e disturbante. Da un lato troviamo quella di Anne, che oscilla tra momenti di ilarità e momenti di depressione cronica. La particolarità è che non sappiamo mai i suoi reali pensieri, dato che vengono descritti solo attraverso Paul. Il viaggio nella mente di Paul è tortuoso e ricco di ostacoli, a causa dell’uso massiccio di Novril. La sua è una figura che oscilla tra l’accontentare la pazzia di Anne e la volontà di salvarsi.

La bravura di King sta nella capacità di creare quella suspence e ansia che sfociano sempre in avvenimenti traumatici. La paura, lo spavento, tutte le emozioni che prova Paul le prova anche il lettore. King ci butta nell’abisso psichico, fisico e mentale del protagonista, inducendo anche noi a voler cercare una via di fuga da Anne. Infine, la descrizione minuziosa di ogni singolo dettaglio alimenta maggiormente lo stato d’animo di Paul, poiché ogni oggetto presente può essere usato per scappare.

Uno sguardo al film

Nel 1990 esce nelle sale il film Misery, diretto da Rob Reiner, con protagonisti Kathy Bates e James Caan. La sceneggiatura è opera di William Goldman, autore di Butch Cassidy con la quale vinse l’oscar alla migliore sceneggiatura originale nel 1970.

Con un budget di 20 milioni di dollari, il film ne incassa 61 milioni, riscuotendo un successo di pubblico e piazzandosi al secondo posto dei film più visti del 1990 dopo Mamma ho perso l’aereo. La critica ha accolto positivamente il film, grazie sia alle interpretazioni magistrali degli attori, oltre che alla tensione perenne durante tutta la pellicola. Lo stesso King considera Misery uno degli adattamenti cinematografici dei suoi libri più belli.

L’interpretazione di Anne Wilkes ha permesso all’attrice Kathy Bates di vincere sia l’Oscar che il Golden Globe come migliore attrice protagonista. Durante il discorso alla cerimonia degli Oscar, Kathy Bates si è scusata con le parti del corpo di James Caan che ha dovuto torturare. Molti anni dopo, durante un’intervista, l’attrice è scoppiata a piangere perché credeva di non aver ringraziato la madre quella sera. Riguardando il video della premiazione, si è scoperto poi che ricordava male. Per tanto la Bates ha dichiarato di essersi sentita in colpa per trent’anni per una cosa che in realtà non aveva fatto.

Differenza tra Libro e Film

La sceneggiatura di Goldman ha riportato dei cambiamenti importanti alla storia scritta da King. In primo luogo, nel libro ci viene presentato solo il rapporto tossico tra Anne e Paul. Vi sono altri personaggi, ma sono solo di passaggio e marginali. Nel film, invece, si è voluto introdurre la figura dello sceriffo che, insieme alla moglie, si dedica alle ricerche di Paul. Questa scelta stilistica è stata probabilmente dettata dal descrivere in maniera visiva quello che Paul recepisce sentendo le notizie sulla sua scomparsa alla radio. Il problema è nella figura caricaturale scritta da Goldman, poiché lo sceriffo Buster è il classico sceriffo baffuto americano di un paese sperduto degli Stati Uniti. Le scenette leggermente ridicole con la moglie spezzano un pochino la perenne tensione del film.

Il secondo luogo, King è stato abile a descrivere minuziosamente la crudeltà che Paul subisce da Anne, attraverso alcuni episodi che nel film sono stati omessi totalmente. Un esempio lampante è la scelta di cambiare la scena madre della storia, ovvero quando Anne recide il piede sinistro di Paul perché era uscito di nascosto dalla camera. Goldman ha adorato la scena e ha lottato per tenerla nel film, ma il regista ha insistito che Anne gli rompesse solo le caviglie con un martello. Secondo il regista, in questo modo il pubblico non avrebbe odiato totalmente Anne ma l’avrebbe presa in simpatia.

Questa scelta ha stravolto completamente la descrizione del personaggio di Anne Wilkes. Nel libro si percepisce la sua pazzia in ogni piccolo gesto che fa e in ogni singola parola. Ogni volta che Anne entra nella stanza di Paul, la tensione sale alle stelle perché non si sa mai cosa potrà succedere. Basta una parola sbagliata che lei agisce tagliandoti qualcosa o iniettandoti droga. Nel film, invece, la sua crudeltà è molto blanda: lo spettatore comprende la sua instabilità ma gli scatti di crudeltà sono talmente ridotti all’osso che sembrano solo degli scatti d’ira sporadici.

In Conclusione

Misery di Rob Reiner è un piccolo capolavoro della cinematografia mondiale: il film è stato magistralmente girato e i premi che Kathy Bates ha vinto sono meritati. Sebbene sia ormai considerato un cult, il film non è per niente paragonabile al libro, poiché la tensione, la paura e la suspence con cui King ci delizia sono inarrivabili. Misery è l’ennesimo esempio di come il libro superi nettamente la sua trasposizione cinematografica.

C’è da dire però, che le pagine di un libro ti permettono di approfondire la psicologia dei personaggi fino ad arrivare al limite consentito. In un film il tempo a disposizione è limitato, per tanto sta all’attore dimostrare tutto ciò mediante la sua recitazione. Un semplice gesto o un’espressione facciale possono descrivere una scena senza raccontarla a parole. In questo caso sia la Bates che Caan sono stati bravissimi.

Insomma, il consiglio finale è di buttarvi in questo viaggio psicologico che vi sconvolgerà e vi terrà svegli la notte.

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