Fazi Editore ci presenta una nuova edizione del romanzo Morte e usignoli, capolavoro dello scrittore irlandese Eugene McCabe, con la traduzione a cura di Chiara Vatteroni. Uscito per la prima volta nel 1992, questo dramma rurale ci riporta nell’Irlanda del Nord di fine ‘800, dove le tensioni politiche si intrecciano inevitabilmente con i drammi familiari e religiosi.

Trama
Irlanda del Nord, 3 Maggio 1883. Beth Winters si sveglia nel giorno del suo venticinquesimo compleanno con la consapevolezza che quello sarà l’ultimo giorno che passerà nella casa in cui ha sempre vissuto. Si guarda intorno e dalla finestra riesce a malapena a distinguere Corvey Island, una parte della dote della sua defunta e amata madre. Beth ha progettato la sua fuga l’indomani all’alba per sfuggire da una vita oppressiva e dalle grinfie del patrigno Billy Winters, un uomo tormentato da un amore possessivo e distorto nei suoi confronti che spesso sfocia in violenza fisica e carnale. Il piano di Beth è molto semplice: quella stessa sera, quando Billy sarebbe tornato ubriaco dal concerto di Percy French, Beth gli avrebbe fatto bere un bicchiere con del bromuro dentro, avrebbe preso tutto l’oro contenuto nella cassaforte e sarebbe scappata fino a Londra. Ad aspettarla vi è Liam Ward, un giovane affascinante feniano con la quale Beth ha intrapreso una relazione segreta da oltre un anno e dalla quale aspetta un figlio, all’insaputa di lui.
Tutto è pronto ma, mentre Beth si prepara alla fuga, emerge la vera natura di Liam che non è l’eroe romantico che lei immagina, bensì un uomo ambiguo mosso da un odio radicale verso Billy, oltre che da interessi personali. Inoltre Billy scopre le vere intenzioni di Beth e cerca di impedirle di scappare in tutti i modi possibili. A fare da cornice alla vicenda personale di Beth vi è la situazione politica irlandese, contraddistinta da divisioni interne tra protestanti e cattolici, che definiscono l’identità e il destino dei personaggi.
Il desiderio di libertà e di riscatto di Beth si scontra con questa realtà brutale fatta di violenza e tradimenti incrociati, in cui solo un atto finale deciso e violento potrà mettere fine a tutto.
E morire, poi, con tanta grazia e umorismo…Regala questo, quello e quest’altro; brucia e butta via questo, quello e quest’altro..e quando avrai fatto tutto questo…butta via me.
Recensione
Per comprendere a pieno l’anima del romanzo di McCabe, bisogna immergersi completamente nella quotidianità vissuta dai protagonisti in Irlanda nel 1883, allora parte dell’immenso impero britannico. L’Irlanda del Nord (Ulster), in particolare, viveva una fase di estrema tensione politica e sociale segnata principalmente dalla Guerra delle terre (Land War) e dalla volontà di autogovernarsi. In questo periodo, la vita rurale era dominata dal conflitto tra i grandi proprietari terrieri principalmente protestanti, nel romanzo rappresentato da Billy Winters, e i mezzadri prevalentemente cattolici. A causa della grave depressione che colpì l’isola e nonostante una legge che introdusse il diritto di permanenza con un affitto equo, le tensioni rimasero altissime e molti agricoltori s’indebitarono parecchio. Inoltre, il desiderio d’indipendenza si manifestava sempre più sia attraverso il movimento parlamentare di Parnell, che lottava per ottenere un parlamento autonomo a Dublino all’interno dell’impero britannico, sia attraverso i Feniani, gruppi rivoluzionari clandestini che usavano la violenza per ottenere l’indipendenza, nel romanzo capitanati da Liam Ward. L’anno precedente l’ambientazione del libro, l’opinione pubblica fu scossa dall’assassinio a Dublino del Segretario Capo per l’Irlanda, un evento che provocò un inasprimento della repressione britannica sull’isola, oltre che l’accrescimento del clima di sospetto e odio. Nella contea di Fermanagh, in cui è ambientato il romanzo, la situazione era ulteriormente complicata dalla vicinanza geografica tra le due comunità: da un lato i proprietari terrieri protestanti, che vedevano in Parnell una minaccia al loro status economico e religioso, dall’altro i cattolici che vedevano in lui il “Re senza corona d’Irlanda“.
Il romanzo di McCabe, che si svolge nell’arco di ventiquattr’ore come una tragedia greca, è riuscito nell’intento di catturare perfettamente questa atmosfera di paranoia e tradimento, dove l’appartenenza religiosa definisce ogni aspetto della vita sociale e politica. In questo clima incerto, il cuore pulsante e tragico della storia è la protagonista Beth Winters, una ragazza colta e graziosa di venticinque anni che cerca di liberarsi da una vita fatta di risentimento e sottomissione. Beth è figlia di una donna cattolica che ha sposato il protestante Billy Winters mentre era già incinta di un altro uomo. Dal momento che Billy scopre l’inganno, fa si che sia la vita della madre che della figlia siano tormentate. Alla morte della madre, Beth si ritrova a gestire da sola Billy, che inizia a provare per lei un amore possessivo e morboso, che oscilla tra l’affetto paterno e il desiderio carnale represso, in quanto vede in lei il fantasma della moglie defunta. Nonostante le ricchezze che possiede, Beth viene trattata quasi come una serva a causa della sua religione, occupandosi della gestione pratica della fattoria, degli animali e della casa, mentre Billy si abbandona all’alcol. Beth lo odia sia per il suo controllo che per le violenze che subisce, ma ne è anche legata fatalmente dalle abitudini e da un affetto che comunque prova per lui. La sua attrazione per Liam Ward e, successiva decisione di fuggire con lui, rappresenta l’unica via d’uscita che la ragazza conosce per sfuggire dal dominio del patrigno e per riprendere in mano la propria vita. Beth escogita un piano elaborato e sulla carta efficace, in cui Liam le promette amore e salvezza, quando in realtà le sue reali motivazioni sono date dall’odio politico viscerale che prova nei confronti di Billy. Liam è di fatti un giovane cattolico, affascinante e carismatico, che lavora come bracciante. È un fervente militante dei Feniani e usa il suo fascino per manipolare Beth presentandosi come il suo liberatore dall’oppressione protestante. La sua relazione con Beth è puramente opportunista in quanto vede in lei non solo una compagna, ma un mezzo per colpire il suo nemico e impossessarsi delle sue ricchezze.
Le figure di Billy e Liam sono speculari, in quanto entrambi cercano di controllare Beth per i loro fini. Il loro scontro personale riflette le tensioni d’Irlanda a pieno: Billy rappresenta l’ordine costituito e il potere protestante, mentre Liam il risentimento sociale stanco dell’oppressione britannica e dei latifondisti. Al centro vi è la figura di Beth che incarna la lotta per l’autodeterminazione femminile in un mondo dominato da uomini e da rigidi confini religiosi, in cui l’amore può trasformarsi in uno strumento di controllo. Il tentativo di libertà di Beth si scontra con il tradimento e la violenza ciclica della sua terra, che ha ormai avvelenato le anime dei suoi abitanti. Per questo motivo il personaggio di Beth viene associato alla figura dell‘usignolo del titolo, ovvero una creatura dal canto bellissimo ma intrappolata, il cui destino è legato alla bellezza, al dolore e alla probabile morte. Quest’ultima non è solo un concetto astratto ma una presenza reale e costante che incombe sulle speranze dei personaggi, oltre che sul loro fato.
Il risultato finale è un romanzo potente, crudo e psicologicamente impattante, in cui la descrizione della realtà rurale irlandese si scontra con un linguaggio raffinato, specialmente quando Beth ricorda i versi del suo adorato Keats, dal quale il titolo del libro prende spunto. I personaggi sono ben delineati e l’autore è stato abile a dargli il giusto spazio nell’ambiente descritto brillantemente. Il colpo di scena finale lascia il lettore spiazzato e da il via a una riflessione profonda sulla miseria della condizione umana, nel quale l’amore viene spesso scambiato per possesso. Infine, la scelta di concentrare l’azione in sole ventiquattro ore conferisce alla storia una tensione graduale e costante, che accompagna il lettore fino all’ultima pagina.
Un romanzo che lascia il segno.
Il libro lo potete trovare qui
Autore
Eugene McCabe (1930–2020) è stato uno dei più autorevoli scrittori, drammaturghi e sceneggiatori irlandesi contemporanei. Nato a Glasgow da genitori irlandesi, ha vissuto gran parte della sua vita in una fattoria nella contea di Monaghan, al confine tra la Repubblica d’Irlanda e l’Irlanda del Nord, luogo che ha profondamente influenzato la sua opera. Definito da John Banville come uno scrittore di “primo rango“, McCabe si distingueva per uno stile realistico, cupo e privo di sentimentalismi. Nel corso della sua carriera ha ricevuto numerosi premi, tra cui l’Irish Life Theatre Award e il Butler Literary Award. È stato inoltre membro di Aosdána, l’associazione che riunisce i maggiori artisti irlandesi. Morte e usignoli, uscito per la prima volta nel 1992, è considerato il suo capolavoro, ripubblicato in Italia da Fazi Editori a febbraio 2026. Dal romanzo è stata tratta l’omonima serie della BBC, con protagonisti Jamie Dornan, Ann Skelly e Matthew Rhys.


