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NerdPool > Blog > Fumetti > NerdPool incontra Alessandro Atzei, Manuele Morlacco e Federica Pustizzi
FumettiInterviste

NerdPool incontra Alessandro Atzei, Manuele Morlacco e Federica Pustizzi

Simone Giorgi
14 Dicembre 2025
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18 Min
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Circa un anno fa avevamo avuto modo di fare una chiacchierata virtuale con Alessandro Atzei, Manuele Morlacco e Lidia Bolognini in occasione dell’uscita di Awarè per Star Comics, un’opera prima che ci aveva molto colpito e che si svolgeva nella località fittizia di Mokmok. Di recente, i due autori sono tornati con un nuovo fumetto, Per la pioggia e tutto il resto, ambientato nello stesso scenario ma che racconta una storia piuttosto diversa sia nei temi che nelle atmosfere, e resa graficamente in maniera stupenda dalle matite e dai colori di Federica Pustizzi. Durante Milan Games Week & Cartoomics abbiamo avuto modo di parlarne, stavolta di persona, proprio con tutto il team creativo e vi lasciamo qui sotto il testo dell’intervista. Buona lettura!

Con Per la pioggia e tutto il resto si torna a Mokmok, lo stesso scenario di Awarè. Da dov’è venuta l’idea per questa storia, e avevate già pensato di realizzare più fumetti ambientati nello stesso mondo?

Alessandro: L’idea di ambientare un’altra storia a Mokmok c’era sin da subito. Volevamo espandere l’universo narrativo che non era ancora partito in realtà, perché nel momento in cui abbiamo iniziato a lavorare a Per la pioggia, Awarè non era ancora uscito. Si sono fidati molto di noi e ci hanno permesso questa seconda storia. Sì, l’idea è prima o poi di fare quante più storie possibili, non tutte naturalmente, ma di riutilizzare Mokmok come un setting ricorrente.

Manuele: L’idea di Per la pioggia e tutto il resto, invece, nasce dal personaggio di Kafka, che avevamo pensato inizialmente per un’altra storia, dove doveva essere un signore che si ritrova a un certo punto in una località marittima. Si trovava al mare perché al mare ci sono gli ombrelloni e da grande patito degli ombrelli quale posto migliore di una spiaggia! L’idea del personaggio di Kafka era venuta a me e Ale mi ha suggerito poi di toglierlo da quella storia lì per regalargli una storia che fosse tutta sua. Questo personaggio ha troppa personalità per essere solo un comprimario, quindi a quel punto l’equazione è stata facile. Tolto dalla spiaggia perché ci sono gli ombrelloni dovevamo metterlo in un posto in cui ci fosse la pioggia, così poteva usare gli ombrelli. Poi da lì abbiamo costruito attorno il setting, lo scenario, la trama.

Una domanda per Federica. Dopo Lidia Bolognini, stavolta sei stata tu a occuparti dei disegni e dei colori. Come sei entrata nel progetto e c’è stato magari qualche elemento a livello grafico di Awarè da cui sei partita per derivare un po’ lo stile di questa storia?

Federica: Sono entrata nel progetto perché sono stata contattata da Alessandro e Manuele direttamente su Instagram. Già li conoscevo per Awarè ed ero interessata al loro progetto, così quando mi hanno scritto ci siamo subito messi in contatto, mi hanno raccontato il progetto e mi è sembrato molto interessante, quindi abbiamo deciso di intraprendere questo percorso insieme. No, non credo ci sia stato qualcosa di quello che stavano già facendo da cui ho preso spunto davvero, però Lidia è un’artista che ammiro moltissimo e mi piace molto, ma non ho preso ispirazione da lei, semplicemente collaboriamo in questo mondo narrativo.

Alessandro: Sì, cercavamo qualcosa che si adattasse molto alla storia che volevamo raccontare, Fede è fortissima sugli acquerelli e la sua pagina su Instagram era piena di suoi personaggi originali, tra cui uno che si chiama Spuma, che ci ha colpito tantissimo. Abbiamo pensato “cavolo sarebbe bellissimo se la protagonista avesse anche solo l’1% della personalità che aveva quel personaggio”.

Manuele: Esatto, aggiungo solo che noi siamo contentissimi di Fede, abbiamo chiamato lei perché ci piaceva un sacco come disegnava, quindi è uno stile grafico che è sì diverso da quello di Awarè, però noi volevamo questo risultato e lei ha lavorato nel modo migliore possibile.

Parlando dei personaggi, è facile affezionarsi subito a loro: sia a Kafka, che è un buono, sempre col sorriso, e a Tsuyu, che è più malinconica, ma molto curiosa e con un alone di mistero. Per Kafka un po’ l’avete detto, ma come avete sviluppato questi personaggi, sia dal punto di vista caratteriale che grafico?

Alessandro: Ci piaceva molto il “contrasto” di Tsuyu – lo chiamo “contrasto” senza dire bene perché, lo lascio scoprire a chi vorrà leggerlo. Il suo carattere è quello di una ragazzina un po’ peperina, un po’ viziata, quando in realtà dovrebbe essere lei la parte matura del rapporto, e ci piaceva un sacco avere da una parte un personaggio, come hai detto tu, molto malinconico, con un passato abbastanza pesante, e invece dall’altra un personaggio che, almeno all’apparenza, vive nel suo mondo, se ne frega di tutto, ogni cosa gli scorre addosso. Tutto legato sempre dalla pioggia, dal rapporto che si evolve, dai sogni…tutti i temi che ci piace raccontare nelle storie.

Federica: Per il character design, loro quando mi hanno contattata, come ha già anticipato Ale, avevano proprio un amore per Spuma, il mio personaggio, e quindi mi hanno detto di lavorare su questa falsariga per Tsuyu. Quindi avevo già un’idea ben chiara di cosa volessimo fare, quindi magari i capelli lunghi, molto bagnata, sempre con queste goccioline della pioggia, mentre per il suo passato abbiamo scelto di metterle un kimono, molto tradizionale, senza andare a svelare cose. Invece Kafka, secondo me, si è creato molto da solo, perché è appunto questo personaggio molto dolcino, molto caloroso, che ricorda un classico nonnino. Quindi si è pensato di mettergli un gilet, quello a quadri tipico, con un papillon rosso, così si vede che è una persona un po’ esuberante, un po’ sulle righe. E poi, appunto, ha questa grande passione per gli ombrelli, quindi è stato abbastanza semplice da caratterizzare, perché si è creato questo profilo già leggendo la descrizione del personaggio che mi avevano dato i ragazzi.

Ovviamente in questa storia ha un ruolo molto centrale la pioggia, che ha una valenza importante anche nella cultura giapponese. Che valore ha per voi la pioggia e come mai l’avete messa al centro di questa storia?

Manuele: Riguardo al come mai è stata messa al centro, mi ricollego a quello che dicevamo prima, nel senso che tutto nasceva dal voler dare un giusto setting al personaggio di Kafka. A livello di significato della pioggia di per sé, magari rispondiamo poi tutte e tre, immagino che per ognuno sia un po’ diversa questa cosa. A me personalmente piace, sono una persona un po’ strana forse, non lo so, però lo trovo rilassante, ogni tanto è anche un po’ il prendersi delle pause. Non per forza bisogna sempre dover fare cose, ma a volte è anche bello stare a casa, con la pioggerella, ti leggi un libro, ti leggi un fumetto, ti guardi un film, ti rilassi e basta, senza fare niente, ti prendi del tempo per te stesso. E la pioggia può essere, come dire, una bella metafora di questo. Ed è un po’ quello che fa anche Kafka a modo suo; Kafka si prende tantissimo tempo per se stesso, trascurando alcune cose, in realtà, però l’idea è un po’ quella, ecco.

Alessandro: Sì, assolutamente, l’idea dietro la pioggia era voler creare un ambiente comfort, caldo all’interno, e che contrastava con il freddo fuori. Personalmente per me la pioggia, come diceva Manu, è rilassarsi, prendersi del tempo, ed è anche forse qualcosa che lava via, che in qualche modo porta via un po’ i problemi, qualcosa di liberatorio. Poi noi veniamo da Torino, dove se non piove per un mese c’è una cappa gialla che soffoca la città, quindi da questo punto di vista qui siamo abituati.

Federica: Io invece sono siciliana, quindi la pioggia per me è più una rarità, è un po’ più problematica rispetto a quella che avete voi, perché inonda tutto quando arriva. Però sì, la pioggia effettivamente è molto un prendersi una pausa, magari stare un po’ più dentro casa, prendersi un momento per ammirare quello che si ha, per riflettere, qualcosa che mi sa molto di introspettivo, di dolce e al tempo stesso malinconico.

Alessandro: E poi tutto quanto parte dal primissimo titolo di questo libro, che era Petricore, che è l’odore della pioggia sull’asfalto, quel profumo stranissimo che viene su, che poi si è trasformato nel titolo attuale e che forse è proprio la partenza di tutto. Avevamo questo monologo di Tsuyu iniziale, che abbiamo dovuto tagliare molto, che però ancora rimane, che era proprio su questa sensazione particolare di qualcosa che si porta via il passato e arriva un po’ con un nuovo presente che magari sconvolge e bisogna abituarcisi.

Manuele: Tra l’altro forse è la cosa più simile a un sentimento, nel senso che esattamente come un sentimento può avere vari gradi. Può essere delicata, dolce, tenua, bella prepotente, può essere arrabbiata e può essere anche un riflesso degli stati d’animo, dei sentimenti.

La storia invita a uscire dalla routine, anche per realizzare un po’ i propri sogni, che a volte uno crede impossibili, solo per paura. A voi è capitato qualcosa di simile, magari proprio nell’approcciarvi al fumento?

Manuele: Direi che il fatto che siamo qua per noi è il sogno, quindi assolutamente. Per noi ogni volta che facciamo una cosa che ha a che fare con i fumetti, dal sederci alla scrivania a scrivere, dall’andare a una fiera a un firmacopie, per noi è parte del vivere il sogno, quindi sì, assolutamente.

Alessandro: Tra l’altro è un mondo stranissimo dove effettivamente i fumetti arrivano come un temporale, che rompono la routine. A volte i fumetti diventano la routine, ma una routine controllata per un tempo limitato e poi, di nuovo, c’è la vita vera, non so come dire, e lì è tosta fare questo avanti e indietro. Però rimane comunque una cosa bellissima, come la pioggia.

Federica: Sì, appunto, è veramente il sogno, è qualcosa per cui tu lavori, studi, continui ad esercitarti per tutta la vita, però poi quando arriva ti stravolge, perché non è una cosa che ti aspetti. E anche se magari pensavi di essere preparato e pronto, non è mai davvero così, quindi devi rimetterti in gioco, continuare a studiare, imparare, continuare a credere e mettere amore nella passione e nel sogno.

Alessandro: Un po’ come Kafka, che ogni anno si prepara per la migrazione dei cigni e poi non riesce, in qualche modo è titubante, in qualche modo tutti quanti ci creiamo delle scuse per autosabotarci, perché a volte non è nemmeno un autosabotaggio, a volte non sentiamo di poter fare le cose in quel momento, magari da soli, ecco, abbiamo bisogno di qualcun altro.

Kafka vive un’esistenza molto abitudinaria, sembra felice ma il sorriso nasconde poi quello che c’è all’interno. Nella società odierna, dove conta molto l’apparenza, è una cosa che forse tendiamo a fare quella di nasconderci dietro a un sorriso. Dal vostro fumetto emerge però un messaggio di speranza, è qualcosa che volevate dare alla storia?

Alessandro: Noi, ti dico la verità, quando scriviamo storie non pensiamo tanto al messaggio quanto al tema, a un tema fondamentale che in questo caso erano i sogni, l’amicizia e la paura di mettersi in gioco. Poi quello che è venuto fuori è effettivamente un messaggio di invito al buttarsi, però sempre in modo cauto. Kafka non è che prende e si butta nell’avventura, non lo fa in modo spericolato, anzi, è la cosa più lontana dall’essere spericolato in assoluto. Ha bisogno di una spinta notevole, però forse l’invito è guardarci attorno e magari accorgerci quando arriva quella spinta e non dico farsi trascinare, però lavorare con lei in qualche modo.

Manuele: A volte va anche bene avere alcune paure, capita a tutti, quindi non sempre bisogna uscire, non bisogna essere sempre i vincitori di tutto, le cose hanno, come dire, un loro muoversi, un loro movimento, e Kafka ha trovato il suo, ha seguito la sua spinta, quindi un invito può essere quello. Però appunto, come diceva Ale, parlare di messaggi non ce la sentiamo tanto, perché a volte ci sembra, come dire, che possa diventare qualcosa di giudicante.

Federica: Un’altra cosa riguardo alla paura che si ha, è che a volte è così forte che ci sente molto soli nella paura, invece secondo me nel fumetto si nota come sia ok appoggiarsi agli altri, che non si è soli, anche gli altri hanno paure e che aiutandoci a vicenda si possono superare insieme. L’altra persona può essere appunto una spinta per superare e magari arrivare a un punto dove non si pensava di poter arrivare effettivamente.

Alessandro: Che poi in realtà molte volte quando gli altri diventano un sostegno stanno cercando anche loro qualcosa, stanno cercando anche loro una mano. Kafka fa tutto questo mettendo su una sorta di maschera che è a metà tra la maschera e la realtà, che lo fa diventare quello strambo, quindi addirittura fa il giro. Cioè per evitare di mostrarti in un certo modo ti mostri in tutt’altro modo, che comunque è la sua natura, però diventa quello strambo del quartiere. Noi volevamo creare questa immagine del nonnino strambo della caffetteria. Tutti vanno a prendersi il caffè, però più va avanti la storia, più il lettore entra nel punto di vista di Tsuyu e più vede come in realtà chi circonda Kafka non lo tratta bene.

Ultima domanda classica: state lavorando già su altri progetti, magari anche tutti e tre insieme?

Alessandro: Mentre lavoravamo a questo fumetto, stavamo lavorando a un altro fumetto, che è ancora lì, sta galleggiando nel mare dell’editoria, però abbiamo scoperto una cosa. Abbiamo scoperto che durante la stagione delle piogge in Giappone maturano le umeboshi, quelle che sembrano prugne ma in realtà sono un frutto a parte. Io non dico altro… Comunque sì, ci sono dei progetti sia con Fede che con Lidia. Si lavora piano piano, finché ci danno sicurezza e fiducia.

ARGOMENTI:Milan Games Week & Cartoomics 2025Star Comics
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DiSimone Giorgi
Tra le letture nel tempo libero e il lavoro sono sempre in mezzo ai libri. Da Topolino ai manga, passando per i comics americani, il fumetto italiano e quello franco-belga, non rinuncio a esplorare ogni sottogenere di questo mondo così vasto. Ogni tanto faccio qualche incursione nell'ambito di cinema, serie tv e videogiochi, altre mie grandi passioni.
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