Ospite attesissima di Milan Games Week + Cartoomics era la sensei Auri Hirao. La sua opera edita da SaldaPress Se la mia idol preferita arrivasse al Budokan morirei ha conquistato tantissimi lettori con la follia dei suoi personaggi otaku e la stramba relazione tra le due protagoniste. Di recente sempre per SaldaPress è uscita la sua precedente serie Insegnami a fare un manga che con delicatezza affronta il tema dei rapporti e dell’essere mangaka (lo abbiamo recensito qui). Durante Cartoomics la sensei ha incontrato i fan italiani senza risparmiarsi e noi ci siamo potuti sedere alcuni minuti con lei per parlare dei suoi manga. Ecco cosa ci ha detto.
Grazie sensei per questa intervista. Vorremo iniziare parlando di Se la mia idol preferita arrivasse al Budokan morirei. Da dove nasce l’idea per questa storia, ha una passione per il mondo idol?
Quando ho dovuto pensare ad una nuova opera avevo tante idee in testa che non sapevo quale scegliere. Mi è venuto incontro l’editor che all’epoca mi affiancava che era molto attivo in quello che in Giappone chiamiamo “oshi-katsu” (NdE: il termine “oshi” indica l’idol preferito di un gruppo, anche se può essere usato per indicare il proprio personaggio manga o anime preferito; il termine “katsu” indica tutte quelle attività che si ricollegano al supporto materiale dell’oshi come partecipare a eventi e concerti, comprare merchandising ecc). Per questo alla fine ho scelto questo argomento per il manga.

Troviamo che la sua opera sia molto divertente ma dall’altra evidenzia problemi legati al mondo degli idol, in particolare i comportamenti eccessivi dei fan otaku. Grazie alla sua opera pensa di riuscire a far riflettere un pochino le persone su queste problematiche reali?
Non credo anche se quando ho cominciato la pubblicazione dell’opera, ormai quasi dieci anni fa, il termine “otaku” era visto in maniera negativa e io volevo un po’ salvare la reputazione di questo “otaku” e raccontarlo con divertimento.
Ha già in mente come e quando farà finire Se la mia idol preferita arrivasse al Budokan morirei e come finirà la storia di Eripiyo e Maina?
Non posso dire tanto. Prima avevo un’idea su come concludere la storia, ma per come sta andando la serie, anche dal punto di vista di come il pubblico sta rispondendo, sto pensando di cambiare il finale che avevo in mente. Sarà tutto da scoprire!
Parlando invece di Insegnami a fare un manga troviamo che offra uno sguardo senza filtri alle difficoltà dietro il lavoro di mangaka comuni a molti artisti. Ha attinto dalla sua esperienza personale per raccontare le vicende di Kawaguchi e Morishita?
Questo manga non è autobiografico, non tutto quello presente mi è capitato, però sicuramente ho inserito anche elementi legati alla mia esperienza personale come mangaka.

Troviamo che nel manga sia presente una certa “invidia positiva” da parte di Kawaguchi nei confronti di Morishita. Crede che il loro sia un modo giusto di confrontarsi per migliorarsi a vicenda?
Sicuramente, può essere utile anche se questo tipo di invidia dove due persone concorrono l’una con l’altra magari non sempre è totalmente positiva. Il messaggio che vorrei che passasse è quello di non schiacciare mai l’altra persona, questo è molto importante.
Quali artisti e opere l’hanno ispirata a diventare mangaka e continuano a farlo nelle sue opere?
Non posso non citare il sensei Hiroyuki Eto di Guru Guru anche lui presente qui a Cartoomics!


