Bao Publishing ha pubblicato lo scorso mese Atomi di Claudia Petrazzi, un fumetto molto personale ma anche generazionale, che parla della difficoltà di accettare se stessi, ambientato in un mondo ricco di elementi horror e con tantissimi musica. Ve lo abbiamo recensito e ora abbiamo avuto l’opportunità di fare qualche domanda all’autrice, che ringraziamo molto per la disponibilità. Non ci resta quindi che augurarvi buona lettura e consigliarvi di recuperare Atomi se non lo avete già fatto!

Ciao Claudia e benvenuta su NerdPool. Atomi nasce nel 2022 come webcomic. Come hai sviluppato l’idea per questa storia e come mai hai scelto di pubblicarlo inizialmente in questa veste?
Ciao, grazie mille di avermi invitata! L’idea per la storia è nata come un lampo iniziale, perché cercavo un nickname da molto tempo e mi è stato suggerito quello di “Atomica”. Ma a me non sembrava per niente di essere una tipa “Atomica”, anche se avrei voluto. È così che ho immaginato il mio sdoppiamento.
Poi ci ho messo un po’ di anni, dopo aver capito che se volevo fare qualcosa di buono dovevo mettermi a lavorare sodo. Non ho mai studiato fumetto o sceneggiatura infatti, solo in piccola parte per la mia tesi di laurea (che era un cortometraggio in stop-motion), e durante la pandemia mi ci sono messa d’impegno. Così sono arrivati i background dei personaggi, i loro caratteri e la struttura della storia. Ho guardato tutto da mille angolazioni diverse ed è stato anche divertente.
Fin dall’inizio mi ero innamorata del formato webcomic, e ogni volta che immaginavo di proporre la storia a un editore continuavo a essere attratta dall’idea di sperimentare con l’autoproduzione. Alla fine ho scelto di seguire l’istinto, è stata un’esperienza fantastica.

Il volume uscito per Bao Publishing si può considerare una versione “rimasterizzata” della storia. È stata una scelta dovuta solamente per il passaggio da un formato all’altro o hai apportato anche qualche cambiamento al racconto?
Il racconto in sostanza è rimasto lo stesso, ma devo dire che BAO Publishing mi ha aiutata tantissimo con le aggiunte che abbiamo fatto: c’era bisogno di dare il giusto spazio ad alcuni personaggi, approfondendoli, e a delle situazioni che avevo trattato in maniera forse troppo frettolosa. Le nuove pagine hanno dato respiro al tutto e sono molto soddisfatta del risultato. Michele Foschini mi aveva chiesto di immaginare un’organizzazione aziendale più strutturata della Doppel – l’azienda che vende pozioni per cambiare se stessi – e durante un viaggio in treno ho creato i personaggi del Consiglio di Amministrazione, che volevo fossero spietati ma molto buffi. Lo devo ringraziare, perché mi sono divertita tantissimo. Mi sono ispirata a dei capi che ho avuto davvero, forse devo ringraziare anche loro (ma forse anche no!). E poi sono molto felice che siamo riusciti a dare più spessore al personaggio di Ivan, a cui sono molto affezionata: non mi sono mai piaciuti i classici cattivi, ma quelli con contraddizioni, punti deboli e lati di “luce”. Sono molto più realistici, chi non ha mai fatto sbagli nella vita?
Dopo diverse esperienze nell’ambito del fumetto per ragazzi, Atomi è la tua prima opera che si rivolge a un pubblico adulto. È stato difficile compiere il passaggio tra i due target o ti è venuto in maniera naturale?
Ti dirò, non è stato per niente difficile! E poi secondo me la storia ha mantenuto delle caratteristiche legate al periodo dell’adolescenza e alla ribellione che comporta, quindi ho portato un po’ di quel mondo anche da questo lato più “adulto”. Mi piace molto far ridere gli adulti, posso usare le parolacce che sono vietatissime nei libri per ragazze e ragazzi, è molto liberatorio e mi sembra che dia credibilità ai dialoghi.
Un’altra cosa che posso fare è far fumare i personaggi, venendo da un mondo editoriale in cui anche Sherlock Holmes non può assolutamente avere la sua pipa (ed è giusto così). Le sigarette mi servono per i personaggi che sono devastati nell’animo, li rende più incazzati, nichilisti.

In Atomi hai scelto di raccontare la tua esperienza personale filtrandola attraverso la tematica horror. Da dove nasce la tua passione per questo genere e pensi che possa aiutare lettori e lettrici a empatizzare maggiormente con i temi trattati?
Se mi chiedi da dove nasce la mia passione per questo genere, posso rintracciarne le origini fin da piccola. All’epoca tra le mie letture preferite c’erano i romanzi mystery e Piccoli Brividi. Solo dopo sono approdata all’horror vero e proprio e me ne sono innamorata come linguaggio narrativo: mi sembrava in grado di raccontare molto bene i paradossi e le criticità della società e di noi esseri umani, e di indagare gli abissi dell’animo umano, che sono un tema su cui torno sempre, mi affascina, mi conturba e mi fa fare domande.
Se invece mi chiedi se possa aiutare a empatizzare con i temi trattati… A volte ho paura che sia una veste respingente! Magari qualche persona si ferma al primo impatto con le immagini e pensa sia un fumetto di genere, invece non credo lo sia, penso sia una vicenda molto umana. Poi devo ammettere che i miei personaggi horror non sono mai spaventosi per davvero, sono quasi pucciosi. Non sono mai stata brava a disegnare mostri che facessero davvero paura, sigh.
La musica è un altro elemento che arricchisce la narrazione e le canzoni scelte si adattano benissimo al racconto. È stato difficile stilare la playlist per Atomi? C’è qualche pezzo che hai dovuto lasciare fuori ma che vorresti consigliarci?
Direi che non è stato difficile, anzi, senza musica probabilmente non ci sarebbe stato il fumetto. Ho lavorato proprio a stretto contatto con la musica, che sceglievo per ogni capitolo e situazione, e che mi aiutava a immergermi nella storia. A volte ha scandito il ritmo delle vignette e i testi mi hanno dato alcuni spunti d’ispirazione. Alla fine le canzoni sono storie concentratissime, in una strofa può starci un mondo intero. C’è un sacco di musica che ho dovuto lasciare fuori! Tipo l’album dei Man or Astro-Man? che s’intitola Destroy All Astromen, che per una serie di associazioni con lo Sci-fi anni ’50 mi ha dato l’idea per l’ambientazione del fast food; una canzone che adoro che è Where you’ll find me now dei Neutral Milk Hotel; e Occhi Bassi dei Tre Allegri Ragazzi Morti.

Con il tuo tratto ci sembra che tu riesca a coniugare benissimo il lato più profondo della storia e quello ironico. Quali artisti ti hanno influenzata nello sviluppare questo tuo stile personale?
Grazie, sono molto contenta di questo. Metto sempre primo tra tutti Tuono Pettinato, a cui devo tantissimo, anche se ci conoscevamo davvero poco. E poi autori e autrici che mi hanno folgorata quando ho iniziato a lavorare a questo fumetto: Kate Beaton, Charles Forsman, Liz Suburbia, N.D. Stevenson. Poi mi hanno influenzata anche i segni grafici incredibili di Lorenza Natarella, Luke Pearson, Scott Campbell e Tarmasz. Ce ne sono tantissimi altri che sicuramente dimentico!
Come di consueto, vogliamo concludere chiedendoti se hai qualche progetto in lavorazione che puoi condividere con noi e se magari avremo modo di rivedere Claudia in altre storie.
Al momento sto lavorando a tre fumetti, non scritti da me. Ma quando ho finito di pubblicare online Atomi ho cominciato a scrivere delle cose, dalle quali spero uscirà una storia nuova. In effetti ce n’è una che mi piacerebbe molto raccontare, di cui devo testare la solidità. È più autobiografica di questa e in parte c’entra un lavoro assurdo che a un certo punto volevo fare nella vita.

