Tra le novità più interessanti pubblicate lo scorso anno da SaldaPress c’è stato anche New Taste, un volume autoconclusivo realizzato da un team tutto italiano: Vincenzo Mirra ai testi, Alessandro Ranaldi ai disegni e Giovanni Caputo ai colori. Una storia urban action dalle atmosfere retrowave o synthwave che vi avevamo recensito sul sito e della quale torniamo a parlarvi visto che, durante lo scorso Napoli Comicon, abbiamo avuto l’opportunità e il piacere di intervistare il team creativo. Vi lasciamo quindi all’intervista per scoprire tanti retroscena su questo fumetto.
Ciao Vincenzo, Alessandro e Giovanni e benvenuti su NerdPool! Ci piacerebbe iniziare chiedendovi come avete cominciato a collaborare. Già vi conoscevate o vi siete trovati direttamente per New Taste?
Vincenzo: Io e Alessandro ci conosciamo da 15 anni, siamo amici di vecchia data. Abbiamo iniziato più o meno il percorso di studi, lui per il disegno e io per la sceneggiatura, insieme. Questa è una storia che tenevamo in serbo da tantissimi anni e, quando siamo usciti dalle rispettive scuole, abbiamo pensato di provarci e vedere se riuscivamo a pubblicarla. E ci siamo riusciti! Poi, avevamo bisogno di un colorista. Alessandro mi presentò Giovanni e fu amore a prima vista, perché io e Giovanni abbiamo le stesse onde cerebrali e, anche a livello di progetto, ha capito subito le vibes che gli volevamo dare. Quindi ci siamo trovati benissimo a collaborare.

“Non fermarsi e continuare a correre” è un concetto cardine del fumetto, che si può applicare anche a tanti altri aspetti della vita. È un’idea che vi accomuna ed è capitato anche a voi di voler fuggire da una situazione difficile come la protagonista?
Alessandro: Sì e no, nel senso che ovviamente non eravamo in pericolo di vita come lei, però sì, perché soprattutto io e Vincenzo venivamo da un contesto lavorativo diverso, che alla lunga non ci stava più. Si lavorava tanto per lavorare ma ogni volta che avevamo un po’ di tempo libero si parlava di come poteva essere lavorare nel mondo del fumetto e riuscire a pubblicare questa storia o altre. Fare fumetto non è impossibile, ma non è una cosa semplicissima. Riuscire a cominciare un percorso di studi, crescere artisticamente in un mondo anche molto competitivo, non è stato semplice. In questo effettivamente rientrava molto il discorso della protagonista.
In New Taste si sentono tantissime influenze dagli anni ‘80, dai giochi picchiaduro a film come I guerrieri della notte, sia a livello di storia che sul lato artistico di disegno e colorazione. Quali sono state le vostre maggiori ispirazioni?
Giovanni: Rispondo io, ma credo che a questa domanda potremmo rispondere tutti e tre all’unisono perché i nostri gusti sono veramente livellati. Io e Alessandro siamo molto appassionati dei picchiaduro anni ’80/90 e dei cabinati. Tutto questo è molto presente in New Taste, a partire dai nemici, che sono praticamente i classici nemici dei vecchi picchiaduro con i nomi stereotipati. New Taste è intriso di questa energia che è letteralmente il nostro spirito e le nostre passioni riunite.
Vincenzo: Per quanto riguarda la storia, come hai anticipato, mi sono molto ispirato a I Guerrieri della Notte, anche se all’inizio era completamente diversa, molto più cupa, e figlia di quel periodo in cui eravamo molto incerti su quello che volevamo fare nella vita. Poi qualcuno ci fece una domanda, per la precisione la fece ad Alessandro, che la trasferì a me. Ci chiese: “Ma voi che cosa volete lasciare nei lettori?”. Questa cosa ci ha un po’ segnato e abbiamo voluto cambiare totalmente prospettiva. Volevamo dare quel messaggio che ci hai sottolineato prima, che per superare le difficoltà bisogna andare avanti. Quindi ci siamo rifatti poi a tutta una precisa filmologia di storie tipica degli anni ’80, molto dirette e muscolari nel bene e nel male, ricche di questo tipo di immagini.
Alessandro: Dal punto di vista artistico, aggiungo che, avendo lavorato anche su altre proprietà intellettuali non nostre dove si deve sempre restare entro certi margini, New Taste è stato un po’ un parco giochi per noi. Avevamo una grande libertà perché il nostro editore è stato estremamente ricettivo e disponibile e, quindi, se avevamo voglia di sperimentare nel disegno, nelle ambientazioni e nei colori questa era l’occasione perfetta…adesso o mai più! Per questo ho cercato di inserire molti riferimenti a prodotti che amavamo moltissimo e che volevamo in qualche modo omaggiare.

A livello di design dei personaggi da dove nasce la scelta di utilizzare personaggi antropomorfi?
Alessandro: Come diceva anche Vincenzo, sin dall’inizio la storia comprendeva già qualcuno di questi personaggi. Forse uno dei motivi principali del disegnare animali antropomorfi è che possono essere ancora più espressivi degli esseri umani. Penso, magari, ai motociclisti. C’è anche tutto un aspetto ferale, se un personaggio umano è arrabbiato non è che gli puoi far scoppiare la testa, mentre invece così puoi mostrare i canini, la salivazione, le pupille ristrette. È stato molto divertente e si ricollega sempre al discorso sulla libertà creativa. Questo è stato un progetto soprattutto divertente per noi, quindi io dal punto di vista artistico avevo proprio voglia di esagerare e fare cose che altrove non potevo fare. Poi avevo i miei compagni che dicevano “Vabbè, hai fatto questo, perché non fai ancora di più?”.
Vincenzo: Il grosso l’ha già detto Alessandro, ma anche da un punto di vista di scrittura è una cosa che immaginavo all’inizio e, provandola, è diventata ancora più marcata. Dovevamo lavorare su tanti personaggi ed essere stringenti, anche per motivi di pubblicazione, ma comunque caratterizzarli bene in poco spazio. Il fatto che fossero animali antropomorfi mi ha aiutato e divertito tantissimo. Ad esempio, si venivano a creare situazioni in cui bisognava mettere un elemento comico e di fronte avevamo dei lupi, che sono ultraferali, e così l’elemento comico veniva ulteriormente rimarcato. Sostanzialmente, è qualcosa che aiuta a rafforzare il messaggio che volevamo dare. È stato veramente divertente e utile al tempo stesso.

Se esistesse la versione animata di New Taste, o almeno immaginiamo che vi farebbe piacere che ci fosse…
Giovanni: in uscita ora su Netflix!
Alessandro: Netflix, se ci stai ascoltando, sai dove trovarci…
…sicuramente la colonna sonora sarebbe di genere synthwave/retrowave. Avete una traccia o un album specifico da consigliare per accompagnare la lettura del fumetto?
Vincenzo: Quando lavoravamo, ascoltavamo gli Electric Youth e molte delle loro canzoni sono presenti sia come easter egg che ad accompagnare un po’ il mood e il ritmo dei vari capitoli. Infatti, ogni tanto quando condividiamo i post o i reel su New Taste mettiamo in sottofondo qualcuna delle loro canzoni.
Alessandro: Con la possibilità di essere arrestati per copyright, diciamo che c’è nascosta da qualche parte la cover di Runaway, la canzone che sentivamo sempre degli Electric Youth. Comunque, quando facciamo storie cerchiamo di mettere un po’ anche Daniel Deluxe o i The Midnight, gruppi retrowave/synthwave che ascoltavamo spesso durante la lavorazione di New Taste.

Il mondo di New Taste sembra molto vasto e alcune cose rimangono inesplorate alla fine del volume. Vi piacerebbe ritornare in questo mondo con una nuova storia?
Vincenzo: Allora, per me assolutamente sì. L’idea iniziale era di dare un po’ più di spazio al mondo in cui ci troviamo, ma ci siamo resi conto che, essendo comunque un volume autoconclusivo, in cui la vicenda si conclude, abbiamo preferito concentrarci sui personaggi principali. Raccontare il messaggio che volevamo dare, quello di non arrendersi mai rispetto alle difficoltà, e dare piccoli spunti, mostrando quali sono le bande e qual è il contesto. Il mondo di New Taste, per come lo immagino, è molto più ampio e variegato. Ci sono tante cose che vorrei inserire e mi piacerebbe tantissimo poterci lavorare di nuovo, ma questo si vedrà.
Alessandro: C’è stato un lavoro di world building che sembra una cosa figa ma si riassumeva in lunghe chiacchierate tra noi tre di “Non sarebbe bello metterci anche questo”, tanto nessuno ci poteva dire niente. Un po’ come quando si fa un gioco di ruolo, immaginavamo le classi, i gruppi. Sì, ci sono le gang ma magari anche altre gang che non si sono viste, o altri leader, e in qualche cassetto ci sono.
Giovanni: Come lo spin-off su un altro personaggio che piace molto al pubblico, e chi l’ha letto lo saprà.
Alessandro: In ogni caso, se ci fosse modo, sarebbe molto divertente tornare nel mondo di New Taste.
