In Le guerre di Lucas, Laurent Hopman e Renaud Roche ci hanno raccontato la storia di George Lucas e la lunga e travagliata lavorazione del primo capitolo di Star Wars, uscito ben 47 anni fa. Pubblicato da Bao Publishing, i due autori erano ospiti della scorsa edizione di Lucca Comics & Games, dove abbiamo avuto l’occasione di intervistarli. Avevamo già recensito il volume (qui per recuperare l’articolo), ma volevamo saperne di più su cosa li avesse spinti a dedicarsi a questo progetto e sulla loro passione per il mondo di Star Wars. Vi lasciamo quindi all’intervista, buona lettura!

Com’è nata l’idea di realizzare un fumetto sullo sviluppo del primo Star Wars? Cosa vi ha colpito della figura di George Lucas?
Laurent: Siamo entrambi fan di Star Wars e volevamo raccontare la storia dal punto di vista di George Lucas, ripercorrendo il viaggio di un giovane regista che aveva in mente di realizzare questo film anche quando nessuno credeva in lui. Ci sembrava interessante mostrare tutti gli ostacoli e le difficoltà che ha incontrato per dare vita alla sua visione. In più, oltre a questo lato emotivo della storia volevamo mostrare altri personaggi meno conosciuti dal pubblico, come sua moglie Marsha, che ha avuto un ruolo centrale nel realizzare questo film, o altri personaggi di contorno come i membri della troupe o i suoi amici famosi, Coppola e Spielberg. Pensavamo fosse interessante mostrare come per realizzare un film del genere ci sia bisogno del supporto di tante persone di talento, non è qualcosa che si può fare da soli.
Renaud: Le guerre di Lucas è il racconto del viaggio personale e intimo di George, la mente creativa dietro a tutto questo, ma anche la dimostrazione che il cinema è un’arte collettiva e c’è sempre bisogno di avere intorno persone che possano supportare la propria visione. Ci sembrava importante che anche il pubblico fosse consapevole di questo.

Come Star Wars, anche Le guerre di Lucas è stato il risultato di un lavoro di squadra. Come vi siete trovati a lavorare insieme?
Renaud: È andata benissimo, entrambi siamo stati sempre aperti a proposte, discussioni, negoziazioni ma per la maggior parte del tempo eravamo ben allineati e proprio per questo stiamo già lavorando al secondo volume.
Dalla bibliografia alla fine del volume si capisce che c’è stato un grande lavoro di documentazione alla base del fumetto. Da dove siete partiti e quant’è durato questo lavoro di ricerca?
Laurent: Prima di tutto volevamo essere fedeli alla storia e rispettare i fan che conoscono molto bene Star Wars, raccontando la vicenda nel modo più vicino possibile alla realtà. Questo significava dover fare un accurato lavoro di ricerca, cercando tutti i documenti negli archivi o le interviste anche meno conosciute, e una volta studiati potevamo avere una visione chiara di come fossero andati gli eventi. Quando sei un fan è come se stessi studiando quell’argomento da tutta la vita, solo per piacere, non per lavoro. Sapevo già dove guardare e dove trovare alcuni materiali importanti, ma altri li ho scoperti solo più di recente. Ci sono voluti circa due anni per mettere tutto insieme e sei mesi per scrivere la storia.
È interessante il modo in cui avete scelto di utilizzare il colore solo per mettere in risalto alcuni elementi. Potete spiegarci come avete sviluppato questa idea?
Renaud: In un certo senso è stata una decisione pragmatica. A un certo punto della lavorazione abbiamo pensato che potesse essere utile avere un po’ di colore, ma non c’era abbastanza tempo per colorare tutto il fumetto. Allo stesso modo, ho pensato che potesse essere ancora più interessante utilizzare il colore solo in alcune scene per far risaltare alcuni elementi significativi della storia. Ad esempio, è molto presente quando vediamo i pensieri di George Lucas e come lavora la sua immaginazione, oppure per oggetti o personaggi precisi che, in questo modo, assumono altre sfumature narrative che possono aiutare il lettore a entrare ancora di più nella storia.

Quando qualcosa ci piace, che sia un fumetto, un film o altro, siamo spesso invogliati a voler indagare dietro le quinte. Pensate che scoprire tutti questi dettagli sulla realizzazione di Star Wars possa invogliare qualche lettore a vedere il film per la prima volta o a rivalutarlo in maniera diversa?
Laurent: Quando facciamo i firmacopie incontriamo molte persone che non hanno visto i film di Star Wars – sì, lo so che sembra strano (ride) – ma che hanno comunque apprezzato il fumetto. È una storia che si può leggere anche senza essere fan, perché in fondo è la storia di un uomo e il soggetto potrebbe essere anche un altro. L’elemento più importante del racconto non è Star Wars, ma questo personaggio che cerca di realizzare il suo sogno e che, anche affrontando molte difficoltà, resta sempre fedele ai suoi ideali. Per questo riesce a parlare a molte persone, anche a chi non conosce la saga.
Renaud: Spesso riceviamo anche dei commenti molto emozionanti da persone che sono fan da tanto tempo, dai primi film, ma che sono rimasti delusi dalle ultime uscite e che invece con il nostro libro riescono ad affezionarsi nuovamente alla saga e a ricordare le emozioni provate guardando i vecchi film. Significa che siamo riusciti in qualche modo a riaccendere quella fiamma dentro di loro che li ha portati ad amare la saga quando erano bambini. È una sensazione molto bella e commovente per noi.
Immaginiamo che ve l’abbiano chiesto molte volte, ma qual è il vostro film di Star Wars preferito?
Laurent: Di solito rispondo che per me è L’impero colpisce ancora.
Renaud: Anche per me è lo stesso. A livello puramente cinematografico penso che sia il più solido, ma mi piacciono molto tutti ed è difficile scegliere. Inoltre, tendo a vederli non come film singoli ma più come un’unica grande storia, fatta di tante scene diverse. Alcuni mi piacciono meno, ma al loro interno ci sono comunque scene che mi piacciono molto, anche negli ultimi. Episodio IX mi ha deluso molto ma ci sono comunque scene molto emozionanti e belle dal punto di vista visivo, come quando combattono davanti a ciò che rimane della Morte Nera. È solo un peccato che non si siano presi più tempo per scrivere meglio la storia. (ride) A un certo punto non sapevano bene come proseguire e si capisce benissimo guardando l’intera trilogia.
Prima avete accennato a un sequel di Le guerre di Lucas. Avete mai pensato, invece, di fare la stessa operazione per un altro film?
Laurent: Ci sono molti film che meriterebbero un fumetto ed è difficile sceglierne uno. E in realtà forse ci stiamo lavorando!
Ultima domanda: vi sentite più Jedi o Sith?
Laurent: secondo voi? (ridono)
Renaud: Dipende se ho già bevuto un caffè o dal momento della giornata. Forse prima di bere un caffè mi sento più un Sith (ride). Comunque, come abbiamo accennato prima, stiamo lavorando al sequel di Le guerre di Lucas, che sarà su L’impero colpisce ancora ma parlerà anche di Indiana Jones, visto che i due film sono usciti negli stessi anni. Ci stiamo divertendo molto a lavorarci e speriamo che potrà essere lo stesso per i lettori.
Ringraziamo ancora Laurent Hopman e Renaud Roche per la disponibilità e Bao Publishing per averci concesso questa intervista. Come raccontato dagli autori, vi consigliamo di recuperare Le guerre di Lucas, che siate o meno fan di Star Wars. Ora attendiamo con trepidazione il prossimo volume!
