Il celebre regista coreano Park Chan-wook, figura centrale del cinema contemporaneo e autore di opere fondamentali come il thriller neo-noir Oldboy (vincitore del Grand Prix a Cannes 2004) e il sofisticato dramma erotico The Handmaiden, ritorna con un lavoro che ha segnato profondamente i festival di Venezia e Toronto 2025: No Other Choice – Non c’è altra scelta. L’accoglienza è stata immediatamente entusiasta; la critica lo ha acclamato come una satira acuta e sensazionale sullo stato socioeconomico della nazione e sull’ansia che ne deriva, generando sin da subito paragoni con l’impatto internazionale e il potenziale successo da Oscar di Parasite di Bong Joon-ho.

La furia controllata
Questa black comedy complessa e in continua evoluzione si basa sul thriller satirico-horror The Ax (1997) di Donald E. Westlake (a cui l’opera è dedicata, e co-scritta con Don McKellar). Park dimostra ancora una volta la sua sicurezza narrativa, fluida e ferrea, integrando con maestria digressioni taglienti, resistenza scenica memorabile e incursioni nel mistero o nella visione onirica. Il risultato è un film formalmente elaborato ma per sua natura disordinato, imbevuto di una furia socioeconomica palpabile e di un umorismo nero di una comicità irresistibile.
Il crollo della propria identità e la grande prova di Lee Byung-hun

Al centro della narrazione vi è You Man-su, interpretato dalla star coreana Lee Byung-hun. L’attore, noto internazionalmente anche per il suo ruolo enigmatico come Front Man nella serie Squid Game e per una prolifica carriera che spazia dal dramma (come A Bittersweet Life) all’azione, offre una performance misurata e straziante. Man-su, inizialmente, incarna l’uomo di successo e di famiglia: casa restaurata, moglie (Miri, interpretata da Son Ye-jin), due figli e due Labrador. La sua autocompiacenza (“Ho tutto”), espressa durante un barbecue, viene distrutta dal cinico “regalo” di anguille che precede il suo licenziamento.
La spietata riduzione del personale da parte dei nuovi proprietari americani della cartiera distrugge l’identità di Man-su come “Pulp Man of the year” e capofamiglia. Devastato e incapace di elaborare la profondità della sua perdita, si ossessiona con la necessità di ripristinare il suo ruolo di provider entro i tre mesi di liquidazione. Quando la via convenzionale si chiude, Man-su concepisce un piano omicida contorto e demenziale: crea un annuncio di reclutamento fittizio su una rivista di settore, richiedendo astutamente candidature solo cartacee per eludere le tracce digitali. Il suo obiettivo è eliminare fisicamente i candidati che possiedono un lavoro desiderabile, generando così nuove opportunità di carriera, o semplicemente sfoltendo la concorrenza tra i disoccupati.
Complessità psicologica e le sottotrame distruttive

Ciò che inizia come una potenziale commedia si evolve in qualcosa di ben più stratificato. Park sfida le aspettative dello spettatore; Man-su non è un assassino sistematico. La narrazione introduce potenti sottotrame di disfunzione familiare e traumi infantili legati alla casa in procinto di essere pignorata.
Si rileva che il piano omicida è solo marginalmente connesso al licenziamento, mescolandosi a una nevrosi profonda. La gelosia paranoica esplode quando la moglie, Miri, ottiene un lavoro come igienista dentale, portando Man-su a manifestare una immediata, psicosomatica, insopportabile gelosia. Rifiuta di farsi curare dal dentista che sospetta abbia mire sulla consorte. Le dinamiche domestiche sono ulteriormente scosse dal figlio accusato di furto e da una sequenza onirica di sensazionale stranezza ambientata nella serra, luogo che farà da sfondo a un omicidio caratterizzato da un metodo di legatura “compatto come un maiale”. Nonostante i momenti di profondo orrore, il film mantiene una costante nota di black comedy a battuta inespressiva, culminando in un set-piece di sublime commedia fisica durante una fallita esecuzione accompagnata da musica ad alto volume.
La satira sferzante sulla condizione umana
Nonostante la violenza che si avvicina ai livelli di Oldboy e gli omicidi macabri, No Other Choice – Non c’è altra scelta si afferma come il film più apertamente divertente. È una riflessione penetrante sulla sensazione di essere “traditi” e marginalizzati in un mondo dominato dalla concorrenza, dall’automazione e dall’ascesa dell’intelligenza artificiale.
Fino all’epilogo, sfacciatamente satirico e agrodolce, Park insiste nel ricordare che il suo protagonista era un cittadino medio “normale” che desiderava solo mantenere il proprio posto nel mondo. Ma l’avanzamento della meccanizzazione rende l’uomo irrilevante, e l’azione umana degenera in farsa.
Il film lascia un messaggio straniante, ma non tanto: se l’unico modo per reagire all’essere ingannati è imbrogliare a propria volta, allora il “Pulp Man of the year” del 21° secolo non ha altra scelta se non scatenare la sua furia per sopravvivere. Con una durata di 2 ore e 19 minuti, Park Chan-wook racchiude in un unico lavoro elementi grotteschi, strazianti e comicamente assurdi, offrendo un ritratto potente e straordinariamente divertente e dannatamente attuali delle realtà economiche odierne.

No Other Choice – Non c’è Altra Scelta arriverà al cinema il 1° gennaio 2026
