Eggers ce l’ha fatta: ha girato il film che tanto sognava girare fin da bambino. La leggenda narra che il regista horror (che ha firmato opere uniche come The Lighthouse, The Witch e The Northman) abbia visto lo storico film del 1922 Nosferatu il vampiro, di Friedrich Wilhelm Murnau, e ne sia rimasto incantato. Da sempre Eggers ha avuto il grande progetto di farne un remake, e da oggi, 1° gennaio 2025, il risultato di tale progetto è disponibile anche nelle sale cinematografiche italiane.
Quella che vediamo sullo schermo, infatti, è un grande remake di uno dei film che hanno fatto la storia del cinema, tratto da uno dei libri che hanno fatto la storia della letteratura. Quella del Conte Dracula, (o dei vampiri in generale) è una leggenda, una superstizione, che è stata utilizzata e riutilizzata, fatta e rifatta, in modi a volte originali e innovativi, a volte ripetitivi e infantili.
Quella di Eggers è una versione inquietante, terrificante, estrema e disturbante. La storia è pressoché la stessa del film del ’22 e di quello del Nosferatu del ’79, anch’esso indimenticabile opera firmata Herzog.
L’affascinante Lily-Rose Depp interpreta in maniera magistrale la protagonista, Ellen, felicemente sposata con il giovane Thomas. Thomas vende case, ed è costretto dal capo (e incoraggiato dalla promessa di un’ingente somma di denaro) ad affrontare un lungo viaggio fino in Transilvania, per concludere un affare con un uomo abbiente, misterioso e malato, il Conte Orlok. Il viaggio si rivelerà nefasto: il Conte è un vampiro, e si scoprirà avere un legame profondo e misterioso con la moglie di Thomas.
La storia è quella dei due omonimi predecessori, ma con dei twist: tutto è più estremo, più horror, più romantico e soprattutto più sensuale. Il rapporto tra i due protagonisti sembra da sogno: sono novelli sposi, profondamente innamorati, felici anche se non particolarmente abbienti. Il marito farebbe di tutto per l’amata, per farla felice, e il sentimento è reciproco.
Ma la vera protagonista è lei, Ellen: donna moderna anche se di tempi andati, dal cuore colmo d’amore anche se vittima dei principi di una volta: prigioniera e carnefice, vittima e colpevole.
Un film dall’atmosfera lugubre, funesta, ma anche gotica, raffinata, esagerata ma senza nulla fuori posto. L’orrore è estremo, le viscere, il sesso, la follia: hanno tutti un ruolo fondamentale nella storia, profondamente disturbante, ma non di troppo.
È un film che scuote, che fa venire voglia di distogliere lo sguardo e allo stesso tempo di continuare a guardare; il body horror regna sovrano, ma l’accuratezza degli abiti, l’attenzione alla lingua e la funzione metaforica che assume la storia ci ricorda costantemente che il livello è alto, che la cura è molta e nulla è lasciato al caso.
Il personaggio del Conte Orlok, interpretato dal talentuoso e irriconoscibile Bill Skarsgård, è più che mai un ex soldato non-morto, dal corpo in decomposizione: i sui abiti sono storici, il suo accento è molto forte (e spesso parla in rumeno). Il giovane attore ha svolto un lavoro incredibile sulla voce e sul modo di parlare, e l’effetto è grottesco ed inquietante. Per questo motivo, il consiglio è quello di guardarlo, se possibile, in lingua originale: l’alternarsi di lingue antiche e accenti caratteristici ci trasporta con veemenza in un mondo dal sapore letterario, di racconti di superstizione e peccato.
L’estetica del film alterna il bianco e il pallore delle carni al nero e la fuliggine, l’oscurità allo splendore della luna. Un film a colori che sembra in bianco e nero, un film moderno dal sapore antico.
Molti sono i richiami fedeli al famosissimo romanzo di Bram Stoker, soprattutto nelle intenzioni: la follia è un tema molto trattato e fondamentale nella storia: questo viene definito un romanzo “psichiatrico”, che si concentra molto sulla follia delle donne, pazze per amore, pazze perché possedute da spiriti maligni.
L’amore in questa storia è così forte, così vero, da far ammalare e rinsavire, fa vivere e morire. La passione è nemica e alleata.
Persino il personaggio del Conte sa essere profondo e mai bidimensionale. Come nel libro, c’è una vena di pena che ci pervade quando pensiamo al suo personaggio:
“In fondo non è il mostro dalla forza sovrumana e incontrastabile, uno di quelli che si presentano sugli schermmi della stupidità di oggi. Dracula è pur sempre un uomo, lo è stato mentre era in vita, nel senso storico del termine; era un eroe, uno che ha salvato il proprio popolo dai Turchi”
così scrive Vittorino Andreoli nella prefazione al libro di Bram Stoker:così percepiamo il personaggio nel film di Eggers; un uomo non più uomo, che tuttavia non sa resistere ai bisogni della carne, risvegliato dal piacere degli uomini; il male incarnato, legato profondamente al bene.
È un film con degli eccessi, forse qualcuno di troppo, che ci lascia disturbati, quasi sconvolti, convinti di aver visto qualcosa che non avremmo dovuto vedere, ma la cui vista ci ha appagato, nostro malgrado. Nosferatu è il piacere sbagliato, quello che né Ellen né lo spettatore dovrebbero voler provare, ma al quale non sanno resistere.
Nosferatu è anche, come anticipato, metafora: iperbole della situazione femminile, oppressa e in cerca di liberazione, sottomessa in cerca di dominio, vendetta e appagamento. Ma metafora anche del bisogno dell’uomo della carnalità e dei piaceri materiali: Thomas fa tutto questo per i soldi, per il desiderio di poter offrire una vita migliore alla sua amata; entrambi sono convinti che l’amore reciproco basti, ma entrambi hanno fatto un patto con il diavolo per avere di più.
Nosferatu è al tempo stesso disgusto e gioia per gli occhi, terrore e romanticismo, un remake pensato, originale e ben fatto: fedele, ma personale. Un’opera riuscita, in grado di trasportarci nel suo mondo, che per fortuna non è il mondo reale: il mondo in cui Eggers ci fa entrare è l’universo degli incubi, un mondo dal quale è un sollievo svegliarsi, ma che rimane con noi per tutto il giorno seguente, facendoci sentire perseguitati da tenebre familiari.

