Netflix lancia la conclusione di una saga iconica che ha ridisegnato il concetto di “Storia Romanzata”: Peaky Blinders: The Immortal Man è disponibile sulla piattaforma Streaming Netflix dal 20 Marzo 2026.
“Heil Hitler del cazzo” Il Finale di Peaky Blinders è devastante
Quando si torna in un mondo come quello di Peaky Blinders, non si tratta mai solo di una storia ma di un’eredità, di un personaggio che, stagione dopo stagione, è diventato qualcosa di più di un semplice protagonista.
Con Peaky Blinders: The Immortal Man, Steven Knight prova a fare una cosa difficilissima: chiudere il cerchio di Tommy Shelby senza tradirne l’essenza.
La Guerra dentro e fuori
Il film ci riporta accanto a Tommy Shelby in un momento della sua vita molto diverso da quello a cui eravamo abituati. Siamo negli anni ’40, nel pieno di un’Europa devastata dalla guerra, e il leader dei Peaky Blinders è ormai un uomo segnato, più solo che mai, che sebbene si sia ritirato alla vita di campagna, ha le sue battaglie da combattere, nella sua mente contro se stesso.
Tra nuovi equilibri di potere, tensioni politiche e questioni familiari irrisolte, Tommy è costretto a tornare in gioco, affrontando non solo nemici esterni, ma anche tutto ciò che ha cercato di lasciarsi alle spalle.
Birmingham come testa di ponte
La trama centrale del film corre intorno all’operazione “Unternehmen Bernharda” ovvero l’operazione Nazista per immettere moneta falsa nel regno unito per minare e distruggere l’economia britannica spingendo gli inglesi alla resa. Attraverso questa operazione passa la famiglia Shelby, capeggiata da Duke, figlio bastardo di Tommy, ora Leader dei Peaky Blinders ed incaricato di contrabbandare centinaia di milioni di sterline false nel regno unito. Dall’altra parte invece vediamo un Tommy Shelby stanco, scoraggiato e impegnato a combattere fantasmi e luci del passato che annebbiano e oscurano la sua lucidità mentale.
La cosa più interessante del film è forse proprio questa non prova a restituirci il Tommy che ricordavamo. Non c’è più il carisma freddo e intoccabile delle prime stagioni, o meglio, c’è ancora ma è molto più ponderato.
Cillian Murphy porta un personaggio più stanco, più umano, quasi svuotato e funziona.
Visivamente, il film mantiene l’identità che ha reso iconica la serie con ambientazioni sporche, eleganza e violenza che convivono nello stesso spazio ma si percepisce anche un cambio di ritmo dove la serie costruiva lentamente, il film è più compatto, a tratti quasi frenetico. Non sempre questo gioca a favore della narrazione, alcune dinamiche avrebbero avuto bisogno di più respiro.
Eredità, famiglia e immortalità
Il titolo non è casuale perché The Immortal Man gioca proprio sul concetto di immortalità, non fisica, ma simbolica. Tommy Shelby è un simbolo, la famiglia Shelby lo è, i pochi rimasti cadono e muoiono sotto il peso della guerra mondiale e psicologica, è un gioco di potere che miete vittime in tutta l’Europa, a cominciare da Ada Shelby, uccisa dai servizi segreti Tedeschi perché intenzionata a denunciare il furto delle armi dalla fabbrica di Birmingham da parte dei Peaky Blinders, armi che avrebbero rifornito non la macchina bellica, ma l’operazione Unternehmen Bernharda.
Un finale che divide
Peaky Blinder The Immortal Man ha spaccato in due il fandom, tra chi lo distrugge e chi lo esalta.
La morte di Tommy era prevedibile, non è una sconfitta, ma un traguardo, si è macchiato le mani di sangue per troppi anni, e il rimpianto della morte di sua figlia e dell’omicidio volontario di suo fratello Arthur, scomparsi fuori scena per via delle problematiche legali legate alle dipendenze dell’attore. Tommy fa la cosa giusta, i peaky blinders fanno la cosa giusta, “Non avremo una medaglia, nessuno saprà di noi,ma quello che stiamo facendo è per una giusta causa” per questo la sua morte non è una fine, ma una conclusione di un uomo che da la sua vita per la sua gente, per la sua famiglia e per il mondo.
Non è una chiusura netta e definitiva ma è una chiusura! Coerente con il personaggio e proprio per questo potrebbe non soddisfare tutti, ma un un mondo di remake, reboot e serie tirate all’osso, le saghe che hanno il coraggio di “finire” sono le migliori, chi cercava una conclusione “classica” potrebbe restare spiazzato. Ma chi conosce davvero Tommy Shelby probabilmente riconoscerà che non poteva andare diversamente.
Conclusione
Peaky Blinders: The Immortal Man non è un film perfetto. Ha qualche squilibrio narrativo e corre dove forse avrebbe dovuto fermarsi di più.
Ma è un film che ha il coraggio di non essere nostalgico, non vuole solo farci tornare a casa. Vuole mostrarci cosa resta di quella casa, dopo tutto.


