Fresco di candidatura al Premio Strega 2025, Portofino Blues di Valerio Aiolli, edito da Voland, è un’indagine accurata sulla vicenda giudiziaria intorno alla morte della Contessa Francesca Vacca Graffagni Agusta, avvenuta l’8 Gennaio 2001 a Portofino.

Trama
Portofino, 8 Gennaio 2001. Villa Altachiara è avvolta dalla nebbia e dal gelo invernale. La vita all’interno della dimora ruota tutta intorno alla sua proprietaria, la Contessa Francesca Vacca Graffagni Agusta. Quel lunedì il suo umore è veramente pessimo e lo si evince dalla quantità eccessiva di alcol già bevuta da prima mattina. Intorno alle sette di sera, Francesca esce dalla villa e scompare all’improvviso, senza lasciare tracce. Si pensa al solito capriccio della Contessa, dato dalla ricerca di continue attenzioni da parte di tutti. Dopo qualche ora, però, ci si inizia a preoccupare e si decide di avvertire la polizia. Gli unici presenti in quel momento nella Villa sono il suo futuro sposo Tirso, la sua dama di compagnia Susanna e i domestici. Sono tutti preoccupati che sia successo qualcosa di grave, soprattutto perché Villa Altachiara sorge a picco sul mare.
Il 22 Gennaio 2001, dopo quasi due settimane di ricerche, il corpo di una donna viene ritrovato su una spiaggia in Costa Azzurra e, identificato successivamente, come quello della Contessa.
Le domande che si pongono gli inquirenti sono principalmente tre: come ha fatto a cadere dalla scogliera? Si è buttata o è stata volutamente spinta da qualcuno? Ma soprattutto, la sua morte c’entra con la sua enorme eredità che, secondo fonti vicine alla famiglia, si aggirerebbe a 60 miliardi di lire? I sospetti ricadono immediatamente su tre nomi: Tirso Chazaro, Susanna Torretta e Maurizio Raggio, ex compagno che vive ancora nella dependance della villa, in America al momento della scomparsa.
Amare Francesca e farsi amare da Francesca era stata anche una questione ingegneristica
La notizia del ritrovamento del corpo viene data il 30 Gennaio e alimenta maggiormente la curiosità della stampa, che insegue senza sosta i principali sospettati per strappargli qualche parola. La spettacolarizzazione di tutta la vicenda diventa un caso mediatico che durerà per mesi.
Seguendo un puzzle fatto di un susseguirsi di ricordi, avvenimenti, flashback, interviste, articoli di giornali e atti giudiziari, Valerio Aiolli ci narra la vita della Contessa e delle persone accanto a lei, con l’obiettivo di far luce su una vicenda tanto intricata quanto affascinante.
Chi è, dunque, il colpevole?
Recensione
La vicenda della scomparsa della Contessa Vacca Graffagni Agusta fu un caso di cronaca senza precedenti in Italia. Fu la prima volta che sia i giornali che tutti i programmi televisivi si focalizzarono giornalmente sulla notizia, in maniera quasi maniacale. Fu l’apri pista a quella morbosità di conoscenza che ruota intorno ai fatti di cronaca, come successe poi per i casi di Sarah Scazzi e Yara Gambirasio. In questo caso, quello che attirava maggiormente la curiosità era sapere di più sulla figura della Contessa, protagonista indiscussa per anni sia del jet set italiano ed internazionale, che della cronaca.
I protagonisti di questa vicenda sono soprattutto 4: Francesca, Maurizio, Tirso e Susanna. A farne da cornice è la maestosa Villa Altachiara a Portofino, storica residenza lussuosa che sorge in posizione panoramica a picco sul mare. Commissionata dal Conte inglese Carnavon intorno al 1870 per il figlio cagionevole di salute, venne acquistata dalla famiglia Agusta negli anni ’70 del secolo scorso.
Francesca Vacca Graffagni ha potuto vivere la grande favola: nel 1974 si sposa con il Conte Corrado Agusta, industriale e costruttore di elicotteri, nonché uno dei fondatori dell’omonima azienda. Da semplice commessa, diventa così una Contessa. I primi anni d’amore sono segnati dal sentimento profondo, anche se l’ombra dell’ex moglie gira sempre intorno a lei, soprattutto attraverso Riccardo, il figlio sgangherato di Corrado. Sono anni meravigliosi, caratterizzati dal lusso sfrenato e frequentazioni di classe, come per esempio principi, magnati o addirittura sceicchi. Ma non sempre tutte le favole hanno un lieto fine: subentra la noia e dopo dieci anni la coppia si separa. Successivamente, Francesca incontra Maurizio Raggio, proprietario di un locale a Portofino e amico intimo di Bettino Craxi, ex Presidente del Consiglio e segretario del PSI. I due s’innamorano perdutamente e condividono anche la passione per il bere e per le droghe. Si crea così una relazione tossica, in cui lei dipende completamente da lui e diventa pericolosa se non ottiene ciò che vuole. Dal canto suo, Maurizio è abile a tenersi stretto la Contessa e, sebbene provi un amore reale, il suo obiettivo è poter amministrare senza controlli il patrimonio miliardario lasciatole dal defunto ex marito. A rovinare tutto ci pensa il Magistrato Antonio di Pietro che, con il famoso processo “Mani pulite”, fa venire a galla il sistema corrotto e marcio della politica italiana. Uno dei suoi bersagli è Craxi, il Re delle tangenti, che scappa ad Hammamet per non fare più ritorno in patria. Anche Maurizio è costretto a lasciare il paese, in quanto è uno dei prestanomi di Craxi. Francesca decide di seguirlo e, dopo una fuga rocambolesca quasi da film alla 007, i due riescono ad arrivare in Messico. Il primo periodo di latitanza è molto bello, ma poi Maurizio viene finalmente arrestato. Prima di finire in galera, affida la vita della Contessa a Tirso Chazaro, un uomo umile messicano che, da guardia del corpo, diventa il nuovo fidanzato di Francesca. A differenza di Maurizio, che è un uomo spavaldo e sicuro di sé, Tirso è molto più riservato e taciturno. Dopo svariati anni, i due, insieme a Tirso, tornano in Italia e scontano la loro pena. Vanno a vivere tutti e tre nella villa Altachiara di Portofino, ove la convivenza non è per niente semplice. In questo triangolo amoroso, s’insidia Susanna, che diventa un’amica sempre più intima ed importante della contessa.
Francesca si ritrova circondata da persone che decantano il loro amore per lei, ma che guardano con avidità al suo enorme patrimonio. Lei stessa si chiede come sia passata da frequentazioni fiabesche a gente così. Per questo motivo il suo umore è molto altalenante, che viene ulteriormente alterato dall’uso eccessivo di alcol e droghe. La sua ricerca disperata di amore la porta a modificare in continuazione il testamento: l’eredità passa da Maurizio a Tirso, e viceversa, in base al loro comportamento giornaliero. Dopo la sua morte, i notai esamineranno ben sei testamenti, ma è l’ultimo a valere e che provocherà una battaglia legale ferocissima tra Tirso e Maurizio. Il loro sembra quasi un duello all’ultimo sangue, con l’obiettivo di ottenere il bottino che gli spetta per aver sopportato la contessa in tutti quegli anni.
Valerio Aiolli ha saputo narrare magistralmente una vicenda avvincente e molto complicata. Attraverso uno schema strutturale caratterizzato da un dentro e un fuori da Villa Altachiara, ci racconta la storia della Contessa e di tutte le persone che le sono state accanto. Una vicenda fatta di amori, litigi, politica, lusso, denaro, incubi e droga. Il suo racconto è un sorta di puzzle che prende forma man mano che la storia viene svelata. Il salto temporale continuo tra passato e presente non è confusionario, anzi alimenta maggiormente la curiosità del lettore che, pagina dopo pagina, si domanda sempre più se effettivamente vi sia un assassino. Ad arricchire la narrazione è la trascrizione non solo di parti delle interviste realmente rilasciate dai protagonisti, ma anche dei tantissimi articoli scritti in quei mesi.
Il risultato finale è un romanzo a tratti noir che cerca di spiegare in maniera minuziosa ogni singolo dettaglio, mettendo a nudo tutti i personaggi e mostrandoli per quello che sono realmente. Solamente nelle ultimissime pagine si viene a sapere come è andata a finire la storia, mettendo finalmente in pace la curiosità del lettore.
Il libro lo potete trovare qui
Autore
Valerio Aiolli (Firenze, 1961) è uno scrittore e romanziere italiano. Ha esordito nel 1995 con la raccolta di racconti Male ai piedi. Il suo primo romanzo, Io e mio fratello (E/O, 1999), è stato tradotto anche in Germania e Ungheria. Sono seguiti Luce profuga (E/O, 2001), A rotta di collo (E/O, 2002), Fuori tempo (Rizzoli, 2004), Ali di sabbia (Alet, 2007), Il sonnambulo (Gaffi, 2014) e Il carteggio Bellosguardo (Italo Svevo Edizioni, 2017). Per Voland ha pubblicato Lo stesso vento nel 2016 e Nero ananas nel 2019, con il quale è stato selezionato tra i dodici candidati del Premio Strega. Portofino Blues, uscito nel 2025 sempre per Voland, è il suo ultimo romanzo.




