Con l’uscita del 14 novembre 2025, Call of Duty: Black Ops 7 segna il ritorno della serie Black Ops ambientata nel 2035, con David Mason come protagonista. Fin da subito, gli sviluppatori Treyarch e Raven Software mostrano l’intenzione di evolvere la formula tradizionale: la campagna è pensata per il co-op fino a quattro giocatori, ma giocabile anche in solitaria, mentre il multiplayer e la modalità Zombie offrono un pacchetto ricco e vario. La scelta di ambientare il tutto nella città futuristica di Avalon mira a dare un’identità distintiva al titolo, inserendolo in un contesto narrativo e visivo differente dalla maggior parte degli FPS attuali.
Prime sensazioni sulla campagna cooperativa
Dopo le prime ore di gioco su Playstation 5, la campagna mostra elementi positivi: il feedback delle armi è solido, il design delle mappe spinge a spostarsi costantemente, sfruttando coperture e verticalità. L’atmosfera è convincente e il setting 2035 dà possibilità di gadget e scenari più avveniristici. Tuttavia, è evidente che molte meccaniche sono state pensate per quattro giocatori. Giocando da soli si nota come alcune sezioni richiedano di attivare contemporaneamente più punti o coprire zone diverse, senza compagni queste parti risultano rallentate e a volte poco gratificanti. Inoltre, emerge una progressione che non si limita al semplice “finisci la storia”: la campagna si collega al multiplayer e a Zombie tramite ricompense condivise, suggerendo un gioco pensato anche per essere rigiocato o vissuto più volte.
Limiti e criticità della campagna
Una delle critiche principali riguarda la natura “always online” della campagna: anche in singolo è richiesta una connessione costante e non è possibile mettere in pausa. In più, non ci sono checkpoint tradizionali: se vieni buttato fuori o vuoi interrompere, rischi di dover ripetere parecchi step consistenti della missione. Alcuni recensori segnalano che i livelli, pur ambiziosi, oscillano tra set-piece spettacolari e rituali ripetitivi (“vai qui, attiva qui, attacca qui”), soprattutto nelle fasi più centrali della campagna. Sensazione che mi sento di confermare. Il bilanciamento non piace a tutti: essendo pensata per la cooperazione a squadra piena, giocarla in solo può risultare frustrante per chi cerca un’esperienza narrativa lineare. Questo crea l’impressione che la campagna sia più un’introduzione a modalità successive che un’avventura completa a sé stante.
Multiplayer: mappe, sistema di movimento e feeling in rete
Il comparto multiplayer appare decisamente più “messo a fuoco”. Ho percepito fin da subito il movimento divertente e fluido, e la struttura delle mappe come in netto miglioramento rispetto all’anno precedente. Le mappe variano per ambientazione e stile e il sistema Omnimovement introduce verticalità e mobilità senza dare per forza la sensazione caotica di certi titoli “extreme”. Il bilanciamento delle armi e il gun-play restituiscono la sensazione classica di CoD (finalmente), con il tocco moderno delle ottimizzazioni e delle modalità più varie. Entrerò nel dettaglio in seguito. Dal punto di vista competitivo, è rassicurante per chi cerca una solida esperienza online al lancio.

Allo stesso tempo, non mancano però opinioni contrastanti secondo cui il multiplayer non punti a rivoluzionare il genere: “nessuna grande sorpresa” è l’espressione che ricorre nelle recensioni, ma “ottima selezione di mappe” e “funzionalità evolute” sono tra i complimenti. Quindi, per chi ama CoD e vuole continuare a competere o semplicemente divertirsi online, questo capitolo fa il suo dovere e forse anche qualcosa in più.
Gestione delle armi e sistema di progressione
In Call of Duty: Black Ops 7 l’arsenale al lancio comprende circa 30 armi tra primarie, secondarie e corpo a corpo, accessibili sin dall’inizio o sbloccabili nei primi livelli. Un aspetto chiave riguarda la progressione: ogni arma presenta un proprio livello di esperienza da salire e, una volta raggiunto il livello massimo (solitamente livello 50 per l’arma), il giocatore può scegliere di “Prestigiare” quell’arma, azzerando progressione e accessori per sbloccare cosmetici esclusivi.
Nella pratica, le classi più utilizzate all’inizio del multiplayer includono l’assault rifle M15 MOD 0, sbloccabile immediatamente e apprezzata per mobilità e efficacia, e lo SMG Dravec 45, segnalato come una delle più potenti. Le armi sono suddivise in categorie e ciascuna porta con sé un diverso stile di gioco: le AR risultano bilanciate a medio-raggio, gli SMG privilegiano il corpo a corpo in spazi piccoli con mobilità elevata, le marksman e sniper puntano al colpo preciso da distanza.

Un elemento interessante è che l’equilibrio dell’arsenale è già oggetto di analisi da parte della community e delle guide tier list: ad esempio, armi come l’AK‑27 sono classificate in S-Tier grazie alla versatilità e all’accessibilità. Le implicazioni per il giocatore sono pratiche: all’inizio conviene puntare su armi ben bilanciate, sbloccarne accessori di stabilizzazione e mobilità, ed essere pronti a cambiare build in base agli aggiornamenti futuri o ai nerf che inevitabilmente arriveranno.

Inoltre, la progressione dell’arma è condivisa tra modalità: campagna co-op, multiplayer e Zombie contribuiscono all’esperienza globale, il che significa che giocando in qualsiasi modalità si sale anche con le armi. Dal punto di vista gestionale, vale la pena considerare due approcci: uno rapido, scegliere un’arma meta subito e specializzarsi; l’altro progressivo, alternare classi e stili per sbloccare tutti gli slot e gli obiettivi.
Atmosfera, identità estetica e direzione stilistica
Una delle scelte più apprezzabili è il tentativo di tornare a un’estetica più coerente e centrata sull’identità della serie. Activision ha dichiarato di volersi distaccare dalle skin e dai crossover eccessivi dei capitoli precedenti, puntando a una presentazione più “immersiva”. Il risultato è un mondo che rappresenta il 2035 come un futuro credibile: tecnologia avanzata sì, ma ambienti ancora riconoscibili, con una certa patina di realtà. L’interfaccia utente meno “fronzoli”, l’audio e il feedback su armi e gadget contribuiscono a restituire la sensazione di uno shooter che vuole “essere serio” quanto basta.
Questo non significa che manchino sperimentazioni: nella campagna compaiono sequenze davvero fuori-norma e visivamente bizzarre che alcuni giocatori apprezzano come coraggiose e altri come fuori contesto. In ogni caso, è evidente come la direzione di sviluppo abbia voluto dare al titolo una forte personalità.

Cosa monitorare nelle prossime settimane
Da ora in avanti sarà interessante seguire l’evoluzione dell’ “Endgame” della campagna, che rappresenta un ponte tra la campagna tradizionale e modalità più moderne. Anche Zombie e le sue implicazioni narrative e ludiche meritano attenzione: la mappa “Ashes of the Damned” nel Dark Aether promette sfide più profonde e loop di gioco pensati per il lungo termine. Dal lato multiplayer, vedremo come sarà il bilanciamento delle armi e delle modalità sociali/competitive: finora le basi sembrano buone, ma la tenuta nel tempo sarà cruciale.
Impressioni finora
Dopo le prime ore di gioco, Black Ops 7 appare come un titolo coraggioso che vuole sostanzialmente moltiplicare le modalità e l’accessibilità della serie. Il multiplayer costituisce il suo punto di forza più stabile e convincente, mentre la campagna rappresenta l’elemento più sperimentale e anche il più divisivo. Dal punto di vista estetico e stilistico il gioco sembra aver fatto un passo avanti, puntando a dare alla serie un tono più maturo e coeso. Se stai cercando un’esperienza che duri nel tempo, da solo o in compagnia, questo blocco iniziale è promettente. Se invece cerchi una campagna classica, lineare e perfetta sotto ogni aspetto narrativo, potresti restare con qualche rimpianto. Questo articolo segna l’inizio di un percorso che nelle prossime settimane esplorerà più a fondo ciascuna componente del gioco.
